lunedì 4 agosto 2014

LETTERA PRO PEDES A PAOLO FRESU



Tra cinque giorni si aprirà la 27° edizione di Time in Jazz, titolo di questa strana estate sarda: PIEDI.

Lo confesso anticipatamente amo la musica di Paolo il jazz, mi appassiona il suo percorso artistico e se la memoria non mi inganna, sono poco meno di una cinquina, le edizioni alle quali non ho assistito, ho avuto modo due anni fa di descrivere il mio punto di vista sul festival, di fronte a polemiche che consideravo strumentali e dannose per la cultura,
http://pierluigimarotto.blogspot.it/2012/08/berchidda-system.html e per la straordinaria capacità di un artista, di una comunità di offrire un prodotto culturale di eccellenza, conosciuto e apprezzato nel mondo. 
Tuttavia questo 2014 ci ha riservato elementi di riflessione importanti e dirimenti e financo dolorosi sul piano collettivo e sul mio soggettivo, a cominciare dalla scomparsa di Ziu Lillinu, amato padre di Fresu e, saggio ironico e intelligenze compagno di chiacchere e di battute con tutti coloro che abitualmente frequentano quel di Berchidda. Ricordo un aneddoto che mi ha visto con piacere protagonista lo scorso anno in occasione di uno dei concerti transumanti, tenuto nel Parco eolico di Tula e che ha visto beneficiario Ziu Lillinu al quale era stato fornita come seduta, uno sgabello di quelli da pianista, capii subito che la postura imposta da quella seduta non era quella più adatta all'arzillo e onnipresente  babbo di Paolo e volentieri cedetti la mia vecchia poltroncina in alluminio compagna di tante jazzate nei luoghi più improbabili ai quali Paolo e il suo genio ci ha costretto a calpestare. Ziu Lillinu accettò di buon grado e con Lui la sua schiena antica e le sue poderose braccia, mi disse con il suo fare ironico:"- balla custa sezzidura  esti pruspagu nodia, ma prusu adatta po brazzusu e schina indulliusu." Risposi scherzosamente di non preoccuparsi che pur essendo entrambi nonni valeva la regola del ubi major minor cessat e che in ogni caso a pagai e a morri cesti sempri tempusu, rispose -a po pagai beste Paulo s'atru tempusu non esti cosa nosta.
E' stata l'ultima perla di saggezza e di ironia che mi ha personalmente regalato e che tra le tante ascoltate, nei post-pranzi pantagruelici ferragostani a base di zuppa bercchiddese e non solo, conservo e ricordo con grande affetto.
Mi scuso per la digressione e torno al senso di questo post, quest'anno il tema è PIEDI. Paolo, come tutti i personaggi pubblici e di rilievo è soggetto ad attenzioni da parte del pubblico e dei media e inevitabilmente ogni sua azione, estranea alla sua vita privata,  viene giustamente osservata, commentata, discussa, approvata o contestata. Mi riferisco in particolare alla sua decisione di andare in Israele e suonare la sua musica a conflitto iniziato e con il popolo palestinese sotto attacco. Sulla vicenda ho avuto modo di dire a Lui in pubblico e in privato quale era il mio pensiero e le ragioni per le quali la Sua risposta alle mie osservazioni non mi abbia convinto e che il tempo successivo e tragicamente, purtroppo, hanno confermato, pertanto non ci torno perche penso che Fresu sia non solo un artista geniale ma anche un uomo e un sardo intelligente.

Quello che mi sento sommessamente di dire nell'accingermi a partire per la rituale,settimana berchiddese e che questa edizione, nelle forme e nei modi che solo il genio dell'artista, saprà trovare:- consenta alle centinaia di piedini ai quali questa maledetta guerra di sterminio di un popolo ha impedito per sempre di calpestare le strade del mondo, di continuare a correre, di continuare a  camminare, di continuare sporcarsi o a calciare un pallone, a tutti Questi Nostri Piedini di poter correre ancora per sempre felici nelle ali del Jazz unica e insostituibile nenia di libertà in ogni angolo di questo nostro piccolo pianeta capace nella sua follia di permettere la negazione perenne a un bambino di compiere il lungo viaggio della vita impedendole, per sempre, di fare il suo primo passo.

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