mercoledì 2 luglio 2014

UOMINI SOLI AL COMANDO

Ovvero la Democrazia sfigurata.


Si moltiplicano i segnali di disaffezione verso la politica e questo è ormai assodato cosi come il rifiuto sempre crescente dei cittadini di esercitare il diritto di voto, persino larga parte di chi si interessa delle vicende politiche e/o dell'amministrazione pubblica senza essere diretto protagonista evidenzia un sempre più marcato rifiuto anche solo a parlarne.
Certo ci sono motivi robusti e di lunga data che testimoniano del perche e del come questo lento declino sia sempre più evidente, tuttavia non mancano preoccupate e dotte argomentazioni e studi di storici, filosofi, teologi che analizzano spiegano e offrono punti di riflessione e di proposta per uscire dal tunnel.
La cosa straordinaria è che le funzioni di potere, ancor che legittimate dal voto, invece di esercitare in quanto classe dirigente, quella funzione essenziale per il circuito vitale della democrazia, elaborazione-ascolto-sintesi-verifica-decisione, nel migliore dei casi scelgono di ignorare o meglio applicano un vecchissimo schema  che dalle nostre parti suona pressapoco cosi:-immoi ci seusu nosu e fadeusu cummenti cazzo obeusu. Che è la filosofia del Marchese del Grillo.
Sia chiaro nessuno pensa che una democrazia efficiente ed efficace non deve decidere il punto è che la logica tesi-antitesi-sintesi è scartata a priori e sostituita dal comando di pochi soggetti autoreferenziali circondati da una pletora più o meno consapevole di leali del capo che automaticamente fanno scattare nei confronti del pensiero libero critico e non necessariamente ostile pregiudizialmente, la logica del o sei con me o sei contro di me.
Si capisce il perche allora chi ha vissuto istituzioni e politica quando c'era una forte selezione della classe dirigente e financo i cittadini tutti, articolavano le proprie opinioni in ragione non solo di convenienze immediate e dirette ma anche su grandi appartenenze di campo e di stima sulle doti dei leader di quel tempo, costituiscono la parte più preoccupata ed avveduta ed anche indomita, verso lo status quo. La gioventù che per definizione dovrebbe essere quella meno incline al compromesso ed anche la più intollerante all'ingiustizia, forse per colpa dei nativi del '900 forse perchè impossibilitata solo anche ad immaginare un proprio futuro, tranne qualche significativo ma sporadico niet,  non esercita il suo legittimo potere democratico di protesta per cambiare le cose. Il precipitato di questo mix porta a mettere in evidenza che la difesa del tema essenziale dell'esercizio e della pratica critica della democrazia è essenzialmente esercitato dagli oltre cinquantenni in su. L'elenco sarebbe lunghissimo ,ne richiamo alcuni, diciamo cosi, per grandi temi: Settis, Imposimato, Rodotà, Strada, Fo, Papa Francesco, Bauman, Fitoussi, Maraini,ecc.
Per stare a casa nostra Marcello Fois, Silvano Tagliagambe, Don Ettore Cannavera. Insomma non più teste calde o ragazzini di primo pelo o peggio ancora nonsipuotisti incalliti.
Se quasi 800 mila sardi e più di 26 milioni di italiani sono rimasti a casa in occasione delle ultime elezioni europee esiste o non esiste un problema democratico? Esiste ed è grande come una casa.
Asor Rosa in un recente articolo sul Manifesto ha definito Renzi un leader post democratico argomentando questa sua conclusione come il naturale sbocco di un lento processo storico e politico iniziato con lo sfacelo dei grandi partiti di massa, la crisi della sinistra e con l'avvento del berlusconismo come modello culturale ultra ventennale. In sostanza Renzi rappresenterebbe in chiave moderna l'evoluzione 2.0 dell'uomo solo al comando.
In Sardegna dopo Soru, Cappellacci e adesso Pigliaru esistono ormai atti e fatti storicizzati che consentono di trarre alcune indicazioni e anche robusti correttivi per portare all'attenzione più generale dei sardi il tema essenziale del libero dispiegarsi della democrazia partecipata, perchè come l'esperienza insegna laddove i segni di una crisi economica, morale e di valori e più evidente perchè si innesta in una condizione strutturalmente ed endemicamente precaria, l'emplosione o l'esplosione del disagio sociale a lungo disatteso, ignorato o peggio scientemente compresso oltre ogni ragionevole limite, può provocare seri guasti al sistema di relazioni sociali e quindi alla capacità innata di una democrazia seria di regolare razionalmente i conflitti e l'unico modo è quello di sprigionare quella forza civilizzatrice che impone in democrazia la necessità che il processo decisionale democratico non si limiti solo al momento del voto, ma trovi la sua completa legittimazione nella continuità del dibattito e della discussione inclusiva riguardo ai problemi da risolvere in uno scambio fecondo tra cittadini, sistemi associati e di rappresentanza d’interessi dei Beni Comuni e le istituzioni a tutti i livelli.
Accanto a questo elemento è urgente che si associ la questione dell’etica della politica e nell’esercizio delle funzioni di governo e legislativa come elemento fiduciario  -di coerente e credibile rapporto tra amministratori e amministrati che ispira comportamenti soggettivi e a azioni a tutela del bene comune che devono trovare nelle scelte concrete quei  valori di competenza e di distintività   tra progetti politici e azioni di governo che diano il senso dell’alternativa tra visioni diverse e non quella della mera alternanza tra schieramenti e persone.
Mio nonno ebbe a dirmi una volta, durante un suo diniego ad una mia richiesta di poter uscire di pomeriggio dopo aver fatto regolarmente alcuni lavoretti di mio competenza, avevo 8 anni ed essendo loro ospite a causa dei miei migranti in Nord Italia, mentre sdegnato uscivo da su pottabi senza permesso mi disse- la ca non tenisi su permissu po bessi in sa ruga, io usci lo stesso pensando di averne diritto, lui aggiunse nara lillinu  candu ci bessisi sesi pabasa a Nonnu ma candu torrasa, poitta prima de scurigai torrasa, sesi faccia a Nonnu. Forse se fossi stato più diplomatico, meno pieno delle mie ragioni e avessi dialogato con Nonno avrei magari trovato ragioni d'intesa e forse mi sarei risparmiato al rientro quel tremendo silenzio che mi accolse in su procciu e quello sguardo arcigno che  face chinare il mio.
Un po come è successo a tutti gli uomini soli al comando che baldanzosi e tronfi della loro conquista della posizione eretta, danno appuntamento alle prossime elezioni, sicuri di aver ricevuto un mandato in bianco per fare e disfare senza discutere, ascoltare, comunicare con i cittadini e con i propri elettori durante tutto il mandato popolare ricevuto. Dal 2004 ad oggi chiunque si sia comportato cosi ha sempre avuto un biglietto di sola andata e visti i primi 100 giorni di questa Giunta non prevedo un suo diverso epilogo, salvo una robusta e misurabile correzione di rotta di contenuti, strumenti e assetti e in via preliminare di atteggiamento politico e di rispetto delle opinioni di tutte le opinioni espresse dal titolare della sovranità, che sino a prova contraria sono i cittadini.


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