lunedì 14 luglio 2014

LA QUESTIONE AGRICOLA SARDA

paradigma dell'incertezza, del ritardo e dell'inadeguatezza delle scelte politiche della Giunta Regionale di fronte alle diverse  questioni aperte in Sardegna.


Bastano tre esempi di cose avvenute in campo agricolo per testimoniare come la ratio, la filosofia che presiede all'agire del governo regionale e dello stesso Consiglio non và e che, occorre un approfondito tagliando che porti entro il prossimo autunno ad avere una macchina efficiente ed alla altezza delle sfide in atto e di quelle che ci attendono.
Sono stati depositati in Consiglio Regionale alcuni ddl (disegni di legge) che riguardano temi legati alla distrettualizzazione dell'agricoltura PL 13, alle politiche dei marchi e della promozione di prodotto PL 16 e uno relativo alla costituzione di organizzazioni interprofessionali di prodotti agroalimentari PL 15. Inoltre la Giunta regionale con la delibera 25/18 del 2 luglio scorso ha dichiarato guerra alla peste suina.
Si tralasciano per ragioni di brevità le proposte dell'opposizione sul medesimo comparto, cosi come vicende quali quella dei terreni SBS (cala sinzias) o il rischio evidente di perdita di oltre 400 milioni di euro si fondi per l'agricoltura sulla programmazione 2007-2013 o ancora sulla complessa vicenda Qatar-San Raffaele, per non parlare del decreto Renzi che cancella d'ufficio l'inquinamento o la riforma del  Titolo V° della Carta che di fatto azzera l'Autonomia e la Specialità per finire con le Servitù militari. Tutte questioni aperte e sulle quali tuttavia pesano allo stesso modo l'inadeguatezza strutturale sul piano politico.
Tornando alla questione principe quella relativa alle politiche agricole e mettendo in relazione le azioni di Giunta, Consiglio e partiti che rivendicano le referenze e titolarità di indirizzo per la conduzione politica e istituzionale del comparto, si evince una forte ed accentuata incapacità a leggere, se non in astratto e con lenti del passato, alcune questioni che invece a chiunque è investito di funzioni istituzionali e/o politiche dovrebbero essere chiare. Questioni che normalmente rispondono ai fondamentali dell'agire della p.a quali ad esempio- l'indirizzo politico sta in capo all'assessore il quale avvalendosi delle competenze e delle funzioni proprie del dirigente,  richiede un negotio che stabilisca ex ante la traduzione in atto amministrativo secondo i principi dell'ordinamento,-o ancora l'individuazione delle fonti di finanziamento e l'analisi di elementi ostativi e/o positivi ordinamentali e finanziari atti a tradurre una volontà politica in atto amministrativo in grado di produrre gli effetti sperati. Il tutto avendo presente che l'agire della p.a non è paragonabile alla logica dello stop and go, al contrario è soggetta a brevi fermate (le elezioni) nella quali talvolta si cambia conducente, tal altra no, sempre il suo esplicarsi si basa sul principio delle continuità amministrativa. Il che presuppone in tempi di grandissima complessità e dinamismo delle istituzioni, che chiunque voglia dare il proprio contributo alle istituzioni e/o assuma delicate funzioni di governo debba a essere perfettamente cosciente e a conoscenza dei meccanismi che presiedono alle funzioni di governo. Inoltre, quanto più sono presenti situazioni di difficoltà strutturali e di crisi socio-economica, tanto più qualunque equipaggio deve essere operativo sin dal primo istante. Questo vale moltissimo per l'organo esecutivo e per ruolo e per funzioni diverse per l'organo legislativo. Quando le carenze strutturali  si sommano, come nel caso di questa legislatura, fermo restando che nulla si può sul piano dell'organo legislativo, molto, tutto, si può e si deve fare per la natura e la composizione dell'organo esecutivo e dell'insieme delle funzioni dirigenti che concorrono direttamente o indirettamente a formare quella che comunemente si chiama squadra di governo e che riguarda assessori, dirigenti di staff, consulenti e dirigenti di prima e seconda fascia chiamati a tradurre ed attuare gli indirizzi politici della Regione e degli Enti regionali. E' chiaro che una qualità alta della squadra di governo può essere anche di positivo contrappeso ad un eventuale debole qualità del parlamento regionale.
Se si guarda anche solo alla struttura ed alla ratio che è stata adottata e che prepresiede ai quattro provvedimenti su richiamati, la prima considerazione che si può fare e che essi risentono per tempi e contenuti di una assenza non solo di visone politica strategica ma anche di una completa assenza di cognizione sia dell'ordinamento in essere e cosa ancor più grave, di conoscenza delle valutazioni ex post che certo ordinamento ha già palesato e che avrebbe dovuto suggerire un approccio diverso come per esempio nel (PL13) (distretti) -la norma nazionale è vecchia del 2001, esistono già elementi di innovazione e di valutazione fatti da organismi terzi o dalle Regioni che sono partite in tempo reale cioè 13 anni fa.
Cosi come sulla questione degli accordi interprofessionali (PL15) la costruzione giuridica denota una scarsa conoscenza delle norme e dei presupposti a monte,  che concretamente presiedono alla costituzione di organismi d'interprofessione, anche in questo caso abbondano studi e analisi comparate che mettono in luce aspetti positivi e negativi.
Sulla peste suina poi si raggiunge il massimo della debolezza perche si dice di volere affrontare il problema non avendone la cognizione della portata e degli interessi in gioco e quindi delle possibili alleanze ed utilità strategiche anche con soggetti istituzionali terzi in questo caso la UE, che viene vista più come un pericoloso controllore burocratico che non come una fonte, non solo e non tanto di diritto positivo per le sue politiche ormai settennali sul benessere animale, di cui la Sardegna è stata prima propugnatrice e battistrada in Europa, quanto e anche perche fonte di risorse aggiuntive e adeguate al fine che ci si è posti cioè quello di eradicazione della peste suina. Questo ragionamento avrebbe richiesto ovviamente il now out e la capacità di essere colti e operativi contestualmente  cosa che non è data, per cui si è scelta la strada più semplice;-si sono frazionate le risorse già ridimensionate nella programmazione 2014-2020 per il benessere animale ovi caprino e si è esteso l'intervento al comparto suinicolo e, per ragioni incomprensibili sul piano di una moderna visione dello sviluppo rurale e del comparto agro-alimentare sardo, al comparto bovino che gode già di una buona base-line di benessere.
Il tutto non può essere spiegato solo con i limiti intrinsechi e strutturali evidenziati, perchè trattandosi di risorse pubbliche sempre più scarse e di interventi che dovrebbero essere sempre più incisivi e in grado di mettere il nostro sistema  e la nostra sovranità alimentare in sicurezza tale da fornire reddito adeguata agli imprenditori agricoli e zootecnici ed alle loro famiglie, c'è evidentemente il prevalere di una  logica,quella dello scambio politico e di tutela di interessi corporativi settoriali che rispondono a logiche di consenso di taluni soggetti, organizzazioni professionali, partiti, imprenditori più imprenditori di altri, che come sempre costruiscono i loro interessi a spese del finanze pubbliche, senza vi sia la minima garanzia del buon fine dell'intervento. Una politica-spot insomma della quale non si sente un grande bisogno ma che di questi tempi è largamente praticata- il contenitore é più importante del contenuto e se poi gli obiettivi non si realizzano o non si possono fare si è sempre in tempo per dare la colpa ad altri. Ma cosi si danneggia irreparabilmente il nostro settore primario e con esso si condanna la Sardegna tutta al sottosviluppo. Sarà anche che pastores semus tottus ma è certo che tottus no semus berberghes.

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