giovedì 26 giugno 2014

CATENA ALIMENTARE, SALUTE ANIMALE e CULTURA sono la STRADA MAESTRA

Concedere sussidi in agricoltura spendendo molto denaro semina molte distinzioni, croci e favori per raccogliere pochi frutti. Camillo Benso di Cavuor 1° ministro dell'Agricoltura

La peste suina classica e la peste suina africana sono malattie infettive contagiose, che colpiscono il suino domestico e il cinghiale. Benché caratterizzate da sintomi clinici e lesioni molto simili, sono causate da due virus completamente diversi.
La Peste Suina Africana è causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus. Caratteristica peculiare del virus è l'incapacità a stimolare la formazione di anticorpi neutralizzanti, il che costituisce un importante ostacolo alla preparazione di vaccini. È una malattia altamente contagiosa e ad esito per lo più infausto, caratterizzata da lesioni emorragiche della cute e degli organi. La malattia non è trasmissibile all'uomo.
La PSA è inserita nella lista delle malattie denunciabili dell’OIE (www.oie.int). È una malattia transfrontaliera, con un vasto potenziale di diffusione a livello internazionale, con pesanti conseguenze per la salute animale, per il patrimonio zootecnico e l’economia, per i risvolti sul commercio internazionale di animali vivi e dei loro prodotti.
Il contagio avviene attraverso la puntura del vettore, oppure per contatto diretto con altri animali ammalati. La trasmissione indiretta è dovuta anche alla somministrazione ai suini di residui di cucina contaminati. La presenza del virus nel circolo sanguigno (viremia) dura 4-5 giorni; il virus circola associato ad alcuni tipi di cellule del sangue, causando la sintomatologia che conduce inevitabilmente a morte del soggetto, spesso in tempi rapidissimi.
Gli animali che superano la malattia possono restare portatori per circa un anno, giocando dunque un ruolo fondamentale per la persistenza del virus nelle aree endemiche. Il virus è dotato infatti di una buona resistenza, senz'altro maggiore in confronto al virus della peste suina classica. Il virus infatti resiste in ambiente esterno anche fino a 100 giorni, e sopravvive all'interno dei salumi per alcuni mesi, nel sangue prelevato è rilevabile sino a 18 mesi e resiste alle alte temperature.
Nel 1930, dal Kenia, l'infezione si è diffusa in tutto il mondo in seguito al passaggio dell’infezione dai suini selvatici anche in quelli domestici. In Spagna e Portogallo la sua diffusione è altresì stata facilitata dalla presenza di una zecca dello stesso genere presente in Africa, Ornitodoros. La malattia giunse in Italia nel 1967, mediante rifiuti alimentari trasportati per via aerea.
Ad oggi la PSA persiste soltanto in Sardegna, dove l’endemicità dell’infezione è facilitata da diversi fattori. Nelle zone interne della Sardegna, ad esempio, gli allevamenti di tipo intensivo sono presenti in numero ridotto, mentre sono molto diffuse le pratiche di allevamento tradizionale. Anche le caratteristiche intrinseche del territorio e le radicate tradizioni regionali, hanno contribuito all’endemizzazione della patologia. Inoltre, il continuo passaggio del virus tra animali selvatici e domestici, in ragione del tipo di allevamento brado e semibrado, comporta che soltanto quando la malattia sarà eradicata dai suini domestici, scomparirà anche nelle popolazioni di selvatici. Storicamente per la PSA in Sardegna viene identificata una Zona ad Alto Rischio, una parte del territorio in cui è oggettivamente più alto il rischio di nuovi casi di malattia. In base alla normativa vigente, e sulla scorta dei dati derivanti dall’attività di sorveglianza, la ZAR viene modificata in termini di estensione contestualmente alla presentazione del Piano annuale di eradicazione.

Sorveglianza epidemiologica
Come previsto dal Piano di Eradicazione per la Peste Suina Africana, la popolazione suina allevata viene periodicamente sottoposta a controllo sierologico presso l’allevamento e presso il macello. Si effettuano controlli sierologici anche nell’ambito delle macellazioni familiari, svolte alla presenza di un veterinario ufficiale del servizio territoriale. Le modalità di campionamento vengono elaborate in base al livello di biosicurezza degli allevamenti. Nello specifico, in sostanza, la frequenza di campionamento è inversamente proporzionale al grado di biosicurezza dell’allevamento. Inoltre, all’atto della stesura annuale del Piano di Eradicazione, la modalità e la frequenza dei campionamenti vengono adeguate alla realtà territoriale, allo scopo di garantire un livello di copertura del territorio sempre maggiore. Viene altresì effettuata la sierosorveglianza anche sulla popolazione cacciata nel corso della stagione venatoria. Il controllo della malattia nel selvatico, difatti, rappresenta uno dei pilastri nella lotta per l’eradicazione della malattia.
Misure di controllo
La prevenzione dall’infezione nei paesi indenni si effettua attraverso il severo controllo dei prodotti importati, e la costante sorveglianza dello smaltimento dei rifiuti di cucina, di ristoranti, navi, aerei, specialmente se provenienti/transitanti da paesi infetti. Nei paesi infetti il controllo è effettuato attraverso l’abbattimento e la distruzione degli animali positivi e di tutto l’effettivo dell’azienda riscontrata positiva. Fondamentali sono anche la disinfezione, la delimitazione delle zone infette, il controllo delle movimentazioni di suini vivi e dei prodotti derivati, unitamente alle indagini epidemiologiche volte ad individuare l’origine dell’infezione.
Come già accennato, non esistono vaccini contro la Peste suina africana: sopprimere i capi positivi e controllare le movimentazioni sono i soli rimedi atti ad evitare che il contagio si estenda ai capi sani, alla fauna selvatica e persino alle zecche.
In Italia, poiché la PSA è presente soltanto in Sardegna, le misure di sorveglianza e controllo sono elaborate dalla stessa Regione, di concerto con il Ministero della Salute e la Commissione Europea, e sono contenute e descritte nel Piano di Eradicazione della PSA.
I primi piani di eradicazione, elaborati sin dal 1982, non hanno mai dato gli esiti sperati, principalmente per la drasticità delle misure adottate, l'assenza di collaborazione da parte degli allevatori, che non accettavano l’abbattimento generalizzato, cui spesso non seguiva un pronto pagamento degli indennizzi previsti, e il divieto di pascolo brado.
Sanità animale
A partire dagli anni ‘90 le campagne di sensibilizzazione presso gli allevatori, il ripristino dello stato di legalità degli allevamenti bradi e semibradi, nonché la registrazione degli allevamenti ed identificazione dei suini, l’effettuazione dei controlli sanitari periodici e il monitoraggio sierologico in tutti gli allevamenti, hanno consentito una notevole riduzione del numero di focolai, nonostante la persistenza dei problemi di carattere sociale ed economico. Problematiche che si sono tuttavia nuovamente esacerbate, accentuando il distacco tra le misure sanitarie, ritenute ancora restrittive - divieti di ripopolamento, divieto di creazione di nuove aziende nella zona ad alto rischio - e gli allevatori. Soltanto la revisione dei piani di eradicazione degli anni successivi ha orientato il piano verso la salvaguardia dell’allevamento delle province indenni e il conseguente commercio delle carni suine.
Nel 2000, tuttavia, la comparsa della Blue Tongue in Sardegna ha catalizzato quasi completamente l'attenzione del mondo allevatoriale e delle autorità sanitarie. Pertanto, la pratica del pascolo brado suino in condizioni di clandestinità ha avuto modo di proseguire e aumentare.
In termini numerici, nel 2004 si è verificata la più grave epidemia di PSA nella storia della Sardegna: circa 400 allevamenti sono stati sottoposti ad abbattimento, con oltre 17.000 suini abbattuti e distrutti. Attualmente la situazione epidemiologica sembra evolvere in maniera favorevole, con il riscontro di focolai in numero sempre più decrescente dal 2004 fino ad oggi.
Dal mese di marzo 2010 sono stati notificati alcuni focolai di peste suina africana, tempestivamente rilevati e contenuti nel rispetto della normativa vigente.
Normativa
DIRETTIVA 2002/60/CE DEL CONSIGLIO del 27 giugno 2002, che stabilisce specifiche disposizioni per la lotta contro la peste suina africana e recante modifica della Direttiva 92/119/CEE per quanto riguarda la malattia di Teschen e la peste suina africana.
DECISIONE DELLA COMMISSIONE 2003/422/CE del 26 maggio 2003 recante approvazione di un
manuale di diagnostica della peste suina africana.
DECRETO LEGISLATIVO n. 54 del 20 febbraio 2004, n. 54, Attuazione della direttiva 2002/60/CE recante disposizioni specifiche per la lotta contro la peste suina africana.
DECISIONE DELLA COMMISSIONE 2005/363/CE del 2 maggio 2005, relativa a talune misure di protezione della salute animale contro la peste suina africana in Sardegna.
DECISIONE DELLA COMMISSIONE 2005/362/CE del 2 maggio 2005, recante approvazione del programma di eradicazione della peste suina africana in Sardegna.
ORDINANZA MINISTERIALE 23 gennaio 2006 relativa a misure sanitarie di lotta contro le pesti suine in Sardegna (prorogato fino al 31.12.2009 e in corso di valutazione ulteriore proroga).
DECISIONE DELLA COMMISSIONE 2007/11/CE del 20 dicembre 2006 che modifica la Decisione 2005/362/C
DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE del 27 marzo 2014 recante misure di protezione contro la peste suina africana in taluni Stati membri  (2014/178/UE)
(Fonte Ministero della Salute)

Decreto Balduzzi e emergenza peste suina africana in Sardegna
La peste suina africana (PSA), è presente nel territorio della nostra regione dal 1978, introdotta verosimilmente con rifiuti alimentari nella provincia di Cagliari e successivamente trasferita con lo spostamento di animali o di cose al restante territorio regionale. La PSA è una malattia infettiva e contagiosa che si contagia molto facilmente tra gli animali dell’allevamento, ma si diffonde difficilmente da un allevamento all’altro se non vi è spostamento di animali o di materiale contaminato.
Gli scienziati definiscono la PSA la malattia più complessa tra quelle che colpiscono i suini, per il carattere mutante del virus, la scarsa possibilità di produzione di vaccini e la variabile risposta anticorpale indotta nell’organismo.
Essa viene classificata tuttora come malattia esotica, per il controllo della quale sono previste dal regolamento di polizia veterinaria misure molto severe come l’abbattimento degli animali infetti, sospetti infetti e sospetti contaminati.
Dal lontano 1978 ad oggi in Sardegna queste misure hanno trovato applicazione in modo variegato: dall’abbattimento di tutti i suini nell’ambito della zona infetta, all’abbattimento dei suini del singolo allevamento. Le misure richieste dall’Unione Europea, messe in atto in risposta ai piani di eradicazione della malattia e l’adozione di provvedimenti, anche estremamente severi, non hanno portato comunque all’eradicazione della malattia. Perché? I motivi del perdurare della malattia e della recrudescenza dei focolai talvolta molto numerosi, come quelli che si sono verificati nel passato, ma anche in tempi recenti, possono essere ascritti a diverse interpretazioni della realtà dell’allevamento del suino in Sardegna, per il quale non si può prescindere da un analisi basata sui dati disponibili.
Il numero di animali allevati si aggira, in base ai dati della banca dati nazionale, sui 160.000 capi, allevati per lo più con forme di allevamento da riproduzione a ciclo chiuso prevalentemente con una bassa densità di capi, in alcuni casi tali allevamenti hanno consistenze numerose e sono una voce importante nella redditività dell’allevamento per la produzione del maialetto; sono presenti sul territorio pochi allevamenti intensivi, dove il maiale è allevato perlopiù all’interno di strutture dedicate per la produzione di suini da macello. Bisogna precisare che la maggior parte degli allevamenti a ciclo chiuso è in genere a supporto e integrazione dell’allevamento ovino e caprino. Gli animali, vengono spesso allevati ai margini dell’allevamento principale in recinti, quando esistenti, di fortuna, e il livello di cura e di attenzione da parte dell’allevatore è molto limitato, in alcuni casi tali animali sfuggono al controllo veterinario, in quanto non dichiarati dagli stessi allevatori. Oggi con un lavoro capillare i servizi veterinari stanno procedendo al controllo degli allevamenti già censiti e al censimento dei nuovi allevamenti in modo da avere la massima possibilità di controllo sull’intero patrimonio suino regolare della regione.
Oltre agli allevamenti ufficiali, regolarmente registrati nella banca dati nazionale, si stima la presenza di circa 20.000 suini allevati al pascolo brado nelle zone più impervie e di non facile raggiungibilità del territorio isolano. Questo tipo di allevamento è vietato dalla legge e sfugge totalmente ai controlli veterinari; i casi di malattia e di mortalità degli animali per PSA o per altre cause non vengono ovviamente denunciati. Questa forma di allevamento, resiste per diversi ordini di motivi ascrivibili perlopiù a usi e costumi locali, ma anche a motivi economici e in particolare:
  • L’esiguità delle spese per alimentare i maiali che, sfruttando le ghiande e gli altri prodotti del bosco, producono carni particolarmente saporite. Spesso gli animali sfruttano le terre demaniali.
  • L’abitudine alla macellazione clandestina e il conseguente fiorente mercato illegale delle carni fresche e trasformate. Questi prodotti sono molto ricercati dai turisti, ma anche da molti estimatori isolani.
  • La scarsa conoscenza nei consumatori dei rischi che derivano dalla mancanza dei controlli veterinari sulle carni, fatto che favorisce il mercato delle macellazioni clandestine. Si cita, solo per fare alcuni esempi di rischio per il consumatore, laTrichinella Spiralis che ha colpito gruppi di persone che avevano consumato carni macellate clandestinamente nel territorio del comune di Orgosolo, ma si possono ricordare anche altre malattie del suino quali il Mal Rossino che causa l’erisipela nell’uomo, malattia professionale dei macellatori, la cisticercosi suina che causa l’infestazione da Tenia Solium nell’uomo, oggi fortunatamente poco diffusa, il temibile Carbonchio Ematico e la Tubercolosi.
Nelle zone dove è praticato l’allevamento illegale dei maiali la PSA, anche quando ha causato gravi mortalità negli animali, non è mai stata evidenziata e di conseguenza in quei territori non sono mai state applicate le disposizioni obbligatorie per il controllo e l’eradicazione della malattia; la malattia in questi territori ha favorito la diffusione dell’infezione nel cinghiale.
Quando invece la PSA si manifesta negli allevamenti regolarmente censiti, gli interventi veterinari, previsti dalle leggi nazionali e dai piani regionali di eradicazione, sono generalmente sufficienti a contenere la diffusione della malattia. I successivi controlli eseguiti sugli allevamenti vicini, nelle zone di protezione e sorveglianza in un raggio rispettivamente di 3 e 10 chilometri dal focolaio e le misure restrittive previste in questi territori, contribuiscono ad evitare l’estendersi della malattia.
Il recente Piano di eradicazione della peste suina africana in Sardegna (DAIS 30 del 4 giugno 2012), individua il controllo del pascolo brado come punto critico per la riuscita dell’eradicazione della malattia dal territorio isolano. Prevede che il controllo dei suini detenuti illegalmente nei territori “problema”, sia effettuato dalla guardia forestale che ha l’obbligo di segnalare ai servizi veterinari competenti per territorio la presenza di maiali. I servizi veterinari a loro volta chiederanno l’intervento dei sindaci che dovranno organizzare la cattura degli animali con l’ausilio della guardia forestale e le altre forze dell’ordine; gli animali, dopo un periodo di attesa, saranno poi abbattuti e distrutti. Qualora, durante il periodo di attesa, qualcuno rivendichi la proprietà degli animali, gli animali saranno sottoposti a controlli veterinari e nel caso il proprietario disponga di locali idonei al ricovero, l’allevamento può essere regolarizzato; in alternativa gli animali saranno avviati al macello.
Le difficoltà applicative di questa procedura sono di facile comprensione, anche per il ruolo di responsabilità attribuito ai sindaci, che si dovranno confrontare con la popolazione locale storicamente abituata ad allevare il maiale allo stato brado e senza particolari obblighi di legge. Tuttavia tale strategia, se condivisa e attuata potrebbe dare buoni risultati.
Oggi purtroppo gli imprenditori e allevatori onesti del settore stanno soffrendo a causa delle limitazioni imposte dall’Unione Europea alla libera circolazione dei prodotti suini sardi, essendo consentita esclusivamente l’esportazione di carni e prodotti trasformati ottenuti da carni o suini di provenienza extraregionale. Si paventa purtroppo una chiusura totale del mercato con forti ripercussioni di carattere economico e sociale.
Si potrebbe ipotizzare un danno ancora maggiore se, per motivi economici e commerciali, alcune nazioni ponessero dei vincoli anche sugli altri prodotti del comparto agricolo e zootecnico, come per esempio è avvenuto in passato per l’export dei formaggi in Russia, per i quali veniva richiesta la certificazione di regione indenne da PSA, pur in mancanza di alcun nesso scientifico tra PSA e produzione di pecorino romano. Tali vincoli potrebbero inoltre essere estesi all’intero territorio nazionale, motivo per cui il problema della PSA in Sardegna è oggetto di grande preoccupazione da parte della politica nazionale.
Il DL 158/2012: Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più livello di tutela della salute, cosiddetto decreto Balduzzi, ha previsto uno specifico articolo di legge per il controllo delle emergenze veterinarie, l’articolo è di seguito integralmente riportato.

Articolo 9
(Disposizioni in materia di emergenze veterinarie)
1. In presenza di malattie infettive e diffusive del bestiame, anche di rilevanza internazionale, che abbiano carattere emergenziale o per le quali non si è proceduto all'eradicazione prescritta dalla normativa dell'Unione europea, con la procedura di cui all'articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro per gli affari europei, sentito il Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, diffida la regione interessata ad adottare entro quindici giorni gli atti necessari alla salvaguardia della salute dell'uomo e degli animali.
2. Ove la regione non adempia alla diffida di cui al comma 1, ovvero gli atti posti in essere risultino inidonei o insufficienti, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro per gli affari europei, sentito il Ministro per gli affari regionali, alla presenza del Presidente della regione interessata, nomina un commissario ad acta per la risoluzione dell'emergenza o il conseguimento dell'eradicazione. Gli oneri per l'attività del Commissario sono a carico della regione inadempiente.

In Italia esistono diverse emergenze veterinarie legate alla presenza di malattie infettive degli animali, tuttavia la preoccupazione della persistenza e radicamento della PSA in Sardegna, ha sicuramente influenzato il legislatore nazionale nel redigere questo articolo di legge.
Si ritiene tuttavia che la complessità della situazione sarda per quanto riguarda la PSA, non sia di facile soluzione; alla luce dei risultati fallimentari dei piani che si sono avvicendati negli anni, sarebbe probabilmente opportuno riprogrammare una nuova strategia di lotta alla malattia. Sarebbe necessario riconoscere con umiltà gli errori del passato, affidandosi a esperti di comprovato spessore e a personale veterinario scelto per merito, operante nelle ASL, che può unire la competenza e le conoscenze tecniche ad una profonda conoscenza del territorio. Sarebbe necessario regolarizzare gli allevamenti illegali, attivare una forte azione di contrasto alla macellazione clandestina, diffusa in tutto il territorio regionale, regolamentare la macellazione uso famiglia tenendo conto eventualmente anche di usi e costumi locali. Sarebbe opportuno aumentare le conoscenze professionali degli allevatori attraverso interventi formativi finalizzati al miglioramento della gestione delle proprie aziende, come richiesto inoltre dalle norme comunitarie.
In Sardegna, la lotta a questa malattia negli anni ha determinato ingenti costi economici; per i servizi veterinari rappresenta l’impegno più gravoso, con un dispendio di energie e di risorse che vengono sottratte ad altre attività importanti per garantire la salute, il benessere animale e la sicurezza alimentare. Anche per questo motivo risulta quindi assolutamente indispensabile raggiungere l’obiettivo di eradicare la malattia. Sarà fondamentale trovare momenti di condivisione delle scelte e di motivazione di tutte le istituzioni chiamate ad affrontare l’emergenza, compresi i portatori di interesse.
L’analisi degli errori del passato ci aiuterà a trovare nuove strategie di lotta, ma sarà altrettanto importante una svolta culturale improntata alla diffusione della legalità e del rispetto delle regole.

2012  Angela Vacca (Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica (SIVeMP)


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