giovedì 29 maggio 2014

LA SOVRANITA'.... DEL TORNACONTO PERSONALE

(raffaele muscas ph.Bch)
La decisione di ieri del Consiglio Regionale di considerare compatibile la carica di Sindaco con quella di Consigliere regionale, assesta un altro duro colpo ad una classe politica che sembra non volere sentire ed accogliere il profondo disagio di una parte molto significativa del proprio popolo circa la sobrietà e la serietà afferenti l'esercizio del mandato elettivo e del vincolo diretto che si stabilisce tra elettori ed eletti.
La filosofia che emerge è quella tipica del marchese del Grillo, io  so io e voi non siete un cazzo, già in occasione delle nomine istituzionali e poi dopo via via sino ai dirigenti di prima fascia l'andazzo è stato confermato, per non parlare delle condanne e dei rinvii a giudizio e delle indagini sui fondi ai gruppi e della vergognosa questione dei vitalizi.
Non sono bastate le elezioni politiche del 2013, poi le Regionali del febbraio scorso ed infine le Europee del 25 maggio per far riflettere questa classe politica nuova di fuori e vecchia di dentro.
La vicenda dell'articolo unico è la goccia che fa traboccare il vaso perchè, pur non producendo un costo finanziario alla collettività ne produce uno ben maggiore- lancia il messaggio culturale che un mandato vale l'altro e che la rappresentanza istituzionale e il vincolo diretto tra eletti ed elettori non sussiste se non nel momento della ricerca personale del consenso che in questo modo alimenta il doreteismo di casta funzionale non al giudizio sull'azione di governo e quello tra impegno preso e risultato ottenuto, quanto all'accumulo di diverse posizioni elettive utili a mantenere il potere di radicamento nel territorio per se stessi e per i capi bastone di riferimento, un potere utilizzabile su competizioni plurime. La Giunta, rimettendosi all'aula compie un ulteriore passo che testimonia la sua intrinseca debolezza e l'incapacità a cominciare dal suo Presidente di esercitare il ruolo che gli compete, appare sempre più un Presidente e una Giunta, non figlie di un sistema elettorale ad elezione diretta nel quale il Presidente determina il successo elettorale, quanto una delle tante e neanche tra le migliori, che erano espressione della volontà dei partiti e non dei cittadini.
Il merito giuridico sulla questione dell'incompatibilità tra la carica di sindaco di un Comune della Sardegna e quella di consigliere regionale della Regione Sardegna è come poche altre volte corroborante del giudizio politico. L'articolo 17 dello Statuto speciale della Regione Sardegna prevede solamente l'incompatibilità con la carica di consigliere regionale dei sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti. Tuttavia, l'articolo 22, comma 2, della Legge Regionale Statutaria N.1 pubblicata il 12 novembre 2013, e purtroppo, sciaguratamente, entrata in vigore per le regionali 2014 con soglie di sbarramento incostituzionali, prevede che in attesa di una nuova disciplina sulle incompatibilità, si applicano le leggi statali. Al riguardo, la legge applicabile è la legge 108/1968, che contiene tuttora la normativa di base sulle elezioni regionali nelle regioni a statuto ordinario, e che all'art. 6 prevede l'incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di sindaco di qualsiasi comune ricompreso nel territorio della regione. Non sussiste dubbio che, a causa del rinvio di cui all'art. 22, comma 2 della legge elettorale regionale, questa disposizione si applichi direttamente anche ai consiglieri regionali eletti nell'ambito delle consultazioni elettorali del 16 febbraio 2014. La stessa la Corte Costituzionale ha escluso unicamente la diretta applicabilità, in mancanza di diverse specificazioni, della normativa statale sulle incompatibilità alla regione Sardegna, ma solo in quanto questa non contenga rinvii alla legge nazionale, mentre in questo caso il rinvio è espresso. E' evidente che, quindi, l'incompatibilità più restrittiva prevista dall'art. 6 della L. 108/1968 non è inconciliabile con l'art. 17 dello Statuto della Regione, ma viene ad aggiungersi all'incompatibilità prevista da questa norma, estendendola, questo in quanto la disciplina sulle incompatibilità non va intesa nell'interesse dei candidati e degli eletti, ma nell'interesse dei cittadini e nell'interesse generale, tanto è vero che qualunque elettore può far valere questioni di incompatibilità con azione popolare davanti al tribunale civile, senza oneri tributari e senza necessità di essere rappresentato da un avvocato. 
Una Autonomia morta politicamente e offesa con un suo uso strumentale e una Sovranità che invece di esercitarsi quale fonte unica e primaria di legittimazione la si usa per tornaconto personale


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