martedì 20 maggio 2014

ELEZIONI EUROPEE a SOVRANITA' LIMITATA


Il 25 Maggio si vota per il parlamento Europeo, i partiti legittimamente propongono candidati e programmi oppure danno indicazioni di voto invero non sempre molto intellegibili e coerenti, fenomeno quest’ultimo abbastanza misurabile nella nostra circoscrizione elettorale Isole (Sardegna e Sicilia). 
Tre esempi per tutti nel campo democratico, della sinistra progressista e sovranista.
Il candidato unico del PD Soru afferma che lui non è il candidato della Sardegna ma del Partito Democratico sul quale ricade in toto la responsabilità del mancato scorporo e la costituzionalizzazione del fiscal compact.
Il fronte della sinistra raccolto attorno a TSIPRAS il giovane e neo vincente leader greco, pur presentando una analisi e una lettura condivisibile dello stato dell’Unione e pur tracciando possibili percorsi alternativi sul piano culturale sociale e politico, elude e lascia cadere una grande battaglia sul fronte linguistico, etnico, regionalista, federalista e identitario, che costituisce da anni ormai un terreno culturale e politico nel quale la sinistra dovrebbe misurarsi e trarre nuova linfa incanalando un sentimento diffuso in larghi strati popolari e non solo in Europa:-Scozia, Slovenia, Francia, Spagna, Inghilterra per citarne alcuni- solo in Italia la Carta Europea per le lingue regionali e minoritarie ne riconosce 12 (Albanese,Tedesco, Catalano, Croato, Sloveno, Ladino, Franco-provenzale, Friulano, Greco, Occitano, Sardo. 
Il combinato disposto con l’art.22 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea che recita “ l’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica” è il numero delle lingue parlate dagli europei  60 oltre alle 11 ufficiali per un totale di 40 milioni di persone all’incirca  il 10% della popolazione europea che usano una lingua diversa da quella maggioranza della popolazione, costituisce per il nostro Continente una ricchezza da non disperdere e uno dei pilastri della costruzione democratica dell’Europa.

Il versante sovranista per quanto riguarda i partiti che si sono  espressi ufficialmente, come nel caso dei Rossomori ….…”Domenica prossima andremo a votare. Per votare a sinistra. Rossomori è partito sovranista,sardista,socialista e azionista.Antifascista,ecologista,internazionalista,pacifista.Europeista…… abbiamo detto il nostro forte convincimento sulla necessità che si realizzi una Europa federale. Europa di popoli nella quale la Sardegna possa esercitare la propria sovranità anche con particolari forme di statualità indipendente………….e a votare per un'Europa progressista che sappia svolgere nel mondo il ruolo derivante dalla sua cultura solidaristica e di pace. Per un'Europa che sappia combattere le povertà, sostenere le diversità, impegnarsi nella salute del pianeta a tutela delle nuove generazioni….”
Una non scelta, posto che ogni elettore non può fare il voto disgiunto e può esprimere tre preferenza in una sola lista, insomma una indicazione più che sovranista a sovranità limitata, non meno contradditoria di quella del silenzio, operata da altri soggetti politici che si definiscono sovranisti.
Impossibilitati evidentemente, a fare una battaglia coerente con i propri assunti teorici, culturali e politici e con i limiti e gli interessi contrari espressi dal Governo a guida PD e dal Parlamento italiano  nei confronti del diritto dei Sardi ad avere una propria rappresentanza a Bruxelles, come evidenziato e acclarato sia dal Tribunale di Cagliari nei giorni scorsi a proposito della violazione operata dalla legge elettorale per le europee varata dal Parlamento in dispregio dei diritti comunitari di tutela delle minoranze linguistiche, sia dalla bocciatura recentissima dell’emendamento per lo scorporo della Sardegna dal Collegio Isole, che ha praticamente tolto la possibilità di elezione di parlamentari sardi.
Insomma un quadro contraddittorio, subalterno e sostanzialmente indifferente agli interessi nazionali dei sardi ma forse attenti a non creare problemi alla maggioranza con la quale governano la Regione.

Poi ci sono le questioni politiche più generali che risultano altrettanto assenti dal confronto si pensi alle rilevazioni sconfortanti diffuse dall’ISTAT sul calo del Prodotto interno lordo dell’Italia che rientrano in un panorama stagnante dell’economia dell’Euro-zona. Nella quale l’unica nazione tuttora in crescita, la Germania, registra un segno positivo dello 0,8 per cento del PIL. Cifra che fino a pochi anni fa non avrebbe spinto nessun analista a parlare di sviluppo. Dati che costituiscono la riprova palese del fallimento di una strategia che ha elevato il rigore di bilancio a dogma assoluto e intangibile, costringendo realtà eterogenee all’interno di vincoli aritmetici stringenti. E che tocca il cuore di una costruzione economica e monetaria sempre più impopolare nell’opinione pubblica del Vecchio Continente. Ma se l’orizzonte europeo è inevitabile, cosa della quale tutti ci diciamo convinti, al netto di Grillo e Salvini e degli eurodestroscettici, verso quale direzione è necessario cambiare l’UE? Nella direzione opposta a quella si qui praticata, perchè la responsabilità è della UE che non ha compensato gli effetti restrittivi delle politiche di bilancio realizzate nei Paesi membri con una politica sovranazionale di sostegno allo sviluppo. Creando un clima di elevata impopolarità nell’opinione pubblica continentale, perchè -l’assenza di un’autentica integrazione politica ha trasformato l’unione delle regole in una realtà dove prevale il più forte.
La crisi arrivata come una tempesta, provocata dall’irrompere della globalizzazione, dall’introduzione della valuta unica, dalla crisi finanziaria, ha prodotto una rottura dei paradigmi culturali, lo dimostra il robusto intervento pubblico per 800 miliardi compiuto dai governi dell’Euro-zona a favore delle banche coinvolte nella bufera speculativa privata del 2007-2008, alla quale si è sommato il problema dei debiti sovrani, esploso nel 2010. Per farvi fronte sarebbe stato utile un trasferimento negoziato e bilanciato di sovranità nazionale ad un governo europeo in grado di impartire alle autorità della BCE un ruolo più attivo in cambio di una piena condivisione del debito tramite l’adozione degli Eurobond quale strumento essenziale per difenderci dalla speculazione. Prevalse nel dibattito la linea dell’austerità fine a se stessa, frutto di una sindrome catastrofista portata avanti da francesi e tedeschi i cui istituti creditizi detentori dei titoli di Stato greci erano sempre più in crisi”. Una politica miope imposta a tutti gli Stati membri e che ha finito per creare la situazione che l’ISTAT certifica. In questi anni tutto il quadro politico di centrodestra e di centrosinistra con responsabilità e carature differenti ha concorso a che si arrivasse a questa situazione, ecco perché appare veramente complicato sconfiggere l’astensione che si preannuncia il vero vincitore di questa tornata elettorale e che probabilmente in Sardegna non si discosterà dai livelli record raggiunti nelle elezioni regionali del febbraio scorso. 
Ma la risposta è quella che sembra profilarsi, cioè una Presidenza Prodi/Letta con un governo di larghe intese PSE-Popolari, che hanno visto già in Germania e in Italia e financo di fatto anche in Sardegna, le prove tecniche di trasmissione? Personalmente, come ho scritto più volte e da tempi antichi, anche quando gli attori erano politici di altissimo spessore culturale e morale non mi hanno convinto e visto l’andazzo attuale continuano a non convincermi, anzi non penso e non credo che il tipo di alleanza che si profila possa essere utile ad imprimere una diversa direzione alle politiche economiche europee.

Ad majora

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