venerdì 11 aprile 2014

SOVRANI non SUDDITI

ASTENSIONISMO MORALISMO GARANTISMO 

L'approssimarsi della scadenza del voto per il rinnovo del Parlamento europeo coincide per la Sardegna con un periodo abbastanza ricco di mutamenti e di mutazioni profonde nel corpo sociale a seguito della complessità e delle lacerazioni di una crisi del sistema istituzionale e socio economico europeo, nazionale e regionale.
I sardi chiamati ad esercitare il loro primo diritto sovrano, quello del voto, ad un anno di distanza febbraio 2013 elezioni politiche, febbraio 2014 elezioni regionali segnalano, a tutta la classe politica due elementi di fortissimo disagio per il ruolo e la funzione di rappresentanza che i partiti storici a destra cosi come a sinistra esercitano sia piano nazionale in ragione degli interessi primari socio economici della Sardegna sia sul piano del governo della Regione.
Nel 2013 per le politiche Grillo diventa il primo partito in Sardegna, nel 2014 per le regionali 1 sardo su 2 non va a votare e la maggioranza che governa, solo grazie ad un meccanismo premiale elettorale di dubbia costituzionalità, lo è in rappresentanza di meno del 20% degli aventi diritto al voto.
Non si è visto ne udito uno straccio di discussione pubblica, di analisi dei risultati elettorali, sia dopo il voto politico che dopo quello regionale da parte dei partiti, di tutti i partiti, compresi quelli dell' area sovranista e o indipendentista, a destra come a sinistra. Nessuno che senta il dovere e neanche il bisogno di capire perchè il proprio popolo manifesta in maniera cosi alta e forte il proprio disagio per una classe dirigente che percepisce inadeguata e del tutto estranea alla tutela del bene comune dei sardi. 
Quello che appare curioso intellettualmente e autodistruttivo per i partiti è che vincitori e vinti a costo anche di contraddire se stessi e le loro azioni, in vista della scadenza elettorale di maggio si sbattono in appelli pro voto con richiami pedagogici ai sardi circa il loro possibile comportamento elettorale eventualmente non rientrante nei desiderata dei partiti.
Si oscilla dal tacciare di stupidaggine i sardi, al richiamo del voto utile per la difesa del supremo interesse in sede europea sino al richiamo del dovere civico del voto.
L'unica cosa che non si fa è rispettare l'intelligenza del proprio popolo mettendo in chiaro ragioni che siano coerenti con i comportamenti e fatti che invece negli anni sono stati oggetto di colpevoli silenzi e accondiscendenti verso i partiti di riferimento e i rispettivi governi e che hanno negato con parole opere ed omissioni, ai sardi a tutti i sardi il diritto di una qualificata e democratica rappresentanza nel Parlamento europeo, salvo averla talvolta esercitata, non in virtù di un pieno esercizio diretto della propria sovranità ma per gentile concessione di accordi elettorali pattizi dentro i partiti.

Questo andazzo generalizzato e che vede anche alcune positive e coerenti battaglie individuali per affermare il pieno esercizio del diritto del popolo sardo e di ciscuno dei cittadini sardi di essere tali al pari di tutti i cittadini europei, viene poi fatto proprio da tutti indistintamente con il richiamo al voto che accomuna tutti: Questo non è politica questo è moralismo.
Accettare supinamente che in nome della rivoluzione anti liberista e per costruire una Europa sociale  obiettivi chiari e condivisibili che nulla a che fare con i contenuti  identitari e la soggettività politica della nazione sarda, e tacitamente si acconsente che  le scelte delle candidature in rappresentanza dei sardi vengano definite da 6 o 7 persone a Roma: Questo non è sovranismo.
Candidare una persona sotto inchiesta per reati di natura fiscale, dopo aver fatto fare un passo indietro ad un proprio candidato per un avviso di garanzia, questo non è garantismo.

Quando il Governo e il Parlamento italiano sistematicamente, dal 1999 in poi negano il diritto dei sardi ad esprimere direttamente e per proprio conto la rappresentanza in sede europea, quando anche dopo il Trattato di Lisbona firmato nel 2007 ed entrato in vigore nel gennaio del 2009, la legge elettorale nazionale nega per anni e ancora oggi in queste ore nega questo diritto violando persino il Diritto comunitario, quando tutto questo avviene ci vorrebbe più confronto, più coerenza tra parole e atti più rispetto dell'intelligenza dei cittadini sardi. 
Il diritto di voto è regolato dalla Costituzione agli artt. 48; 51; e 117 quindi ciascuno di noi è consapevole dei propri diritti ma per favore o voi tutti parlamentari e portaborse di ogni genere e parrocchia che pontificate contro l'astensionismo abbiate il buon gusto di rispettare l'intelligenza dei sardi di tutti i sardi di ogni ordine e grado e credo politico, perchè è dai sardi che promana il potere e la legittimità statuale e la rappresentanza istituzionale. I sardi sono i Sovrani  non i sudditi.

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