lunedì 10 marzo 2014

UNA CONSULTA GRILLINA o REFERENDARIA ?

In quest'ultima settimana appena conclusa due elementi apparentemente distanti hanno caratterizzato i temi legati al regionalismo, al federalismo e alla Sovranità, temi che attengono alla questione statuale e all'assetto della Repubblica. 
Visti i chiari di luna in Sardegna legati all'abolizione delle Provincie, alla contestatissima legge elettorale regionale, al ricorso odierno per quella delle europee, e al non dibattito sul futuro dell'assetto istituzionale interno e del rapporto negoziale con lo Stato, appare, di sicura utilità la lettura delle due notizie in una sorta di combinato disposto politico-legislativo il  quale non tarderemo a trovarci all'odg della prossima Giunta quando auspicabilmente sarà formalizzata.
Due argomenti sui qua sarebbe utile, i sovranisti cominciassero a interrogarsi perche il primo, quello delle macroregioni, sul piano normativo nazionale ed europeo è delineato con chiarezza cosi come l'associazione Sardegna Sostenibile e Sovrana ha già avuto modo di rilevare in una recente iniziativa pubblica con un intervento di Enrico Lobina, definendo questa una possibile tappa del processo di Sovranità esercitata dalla Sardegna nell'area EuroMediterranea; l'altro, perchè la conclusione alla quale è pervenuto il Consiglio Regionale in fase di revisione del suo assetto e dei costi della politica a seguito dell'azione referendaria, mal si conciliano con quel processo di autorevisione responsabile dei poteri sovrani viste le conclusioni a cui si è pervenuti, ridurre da 80 a 60 i consiglieri lasciando inalterati gli assetti di giunta e i rapporti di rappresentanza e di uguaglianza del voto tra cittadini del medesimo Stato, prestando il fianco, con una malcelata e debole salvaguardia della specialità, al puntuale riscontro del pronunciamento della Consulta, come la sentenza riprodotta mette in evidenza nel caso della Calabria.
Sarebbe saggio oltre che di grande valore politico per i temi della Sovranità responsabile che i sovranisti e non solo aprissero subito una discussione di merito avendo chiaro un quadro ampio e definito dell'assetto istituzionale regionale generale, secondo il principio di precauzione, prima che soggetti terzi del tutto legittimi, a torto o a ragione, impongano la discussione su questi temi con il rischio di discutere con le loro regole e nel loro campo una partita decisiva.  

Elemento N.1 Grillo lancia l'idea delle macro Regioni  E se domani... che ci ostiniamo a chiamare Italia e che neppure più alle partite della Nazionale ci unisce in un sogno, in una speranza, in una qualunque maledetta cosa che ci spinga a condividere questo territorio che si allunga nel Mediterraneo, ci apparisse per quello che è diventata, un'arlecchinata di popoli, di lingue, di tradizioni che non ha più alcuna ragione di stare insieme?


Elemento N.2 La Corte Costituzionale ha pubblicato, sul proprio sito internet, la Sentenza, S. 35/2014 depositata il 6 marzo 2014 avente per oggetto: Consiglio regionale - Norme della Regione Calabria - Previsione della riduzione del numero dei consiglieri regionali da 50 a 40; Previsione della composizione della Giunta regionale dal Presidente e da un numero di assessori non superiore a 8, compreso il Vice Presidente.


estratto sentenza Consulta ......

Considerato in diritto 
1.– Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 23-29 aprile 2013, depositato in cancelleria il 24 aprile 2013 e iscritto al n. 58 del registro ricorsi 2013, ha impugnato la delibera legislativa statutaria della Regione Calabria «Riduzione del numero dei componenti del Consiglio regionale e dei componenti della Giunta regionale. Modifiche alla legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25 “Statuto della Regione Calabria”», approvata in prima lettura dal Consiglio regionale con deliberazione n. 230 del 9 ottobre 2012 e in seconda lettura con deliberazione n. 279 del 18 marzo 2013. La delibera legislativa statutaria impugnata riguarda la disciplina del numero dei consiglieri e degli assessori regionali. 
Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, gli artt. 1 e 2 della delibera legislativa statutaria sarebbero in contrasto, rispettivamente, con le lettere a) e b) dell’art. 14, comma 1, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148, che costituirebbero principi di coordinamento della finanza pubblica, con conseguente violazione dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione. Le norme impugnate violerebbero, inoltre, l’art. 127 Cost. 
2.– In via preliminare, deve essere dichiarata l’inammissibilità delle censure riferite all’art. 127 Cost. per carenza assoluta di motivazione, non avendo il Presidente del Consiglio dei ministri svolto alcuna argomentazione in merito alla violazione del predetto parametro costituzionale (da ultimo, sentenze n. 255 e n. 46 del 2013). 
3.– Nel merito, le questioni sono fondate. 
3.1.– L’art 14, comma 1, del d.l. n. 138 del 2011 stabilisce, tra le varie misure, quella della riduzione del numero dei consiglieri e assessori regionali al fine del contenimento della spesa pubblica, disponendo che le Regioni adeguano, nell’esercizio dell’autonomia statutaria e legislativa, i rispettivi ordinamenti ad alcuni parametri. 
Tale disposizione, come già rilevato da questa Corte, detta un principio di coordinamento della finanza pubblica (sentenze n. 23 del 2014, n. 198 del 2012; ordinanze n. 258 e n. 31 del 2013) e «non vìola gli artt. 117, 122 e 123 Cost., in quanto, nel quadro della finalità generale del contenimento della spesa pubblica, stabilisce, in coerenza con il principio di eguaglianza, criteri di proporzione tra elettori, eletti e nominati» (sentenza n. 198 del 2012). In particolare, la norma statale «fissando un rapporto tra il numero degli abitanti e quello dei consiglieri, e quindi tra elettori ed eletti (nonché tra abitanti, consiglieri e assessori), mira a garantire proprio il principio in base al quale tutti i cittadini hanno il diritto di essere egualmente rappresentati. In assenza di criteri posti dal legislatore statale, che regolino la composizione degli organi regionali, può verificarsi – come avviene attualmente in alcune Regioni, sia nell’ambito dei Consigli che delle Giunte regionali – una marcata diseguaglianza nel rapporto elettori-eletti (e in quello elettori-assessori): i seggi (nel Consiglio e nella Giunta) sono ragguagliati in misura differente alla popolazione e, quindi, il valore del voto degli elettori (e quello di scelta degli assessori) risulta diversamente ponderato da Regione a Regione» (sentenza n. 198 del 2012). Inoltre, «[…] il principio relativo all’equilibrio rappresentati-rappresentanti non riguarda solo il rapporto tra elettori ed eletti, ma anche quello tra elettori e assessori (questi ultimi nominati) […] sia perché, in base all’art. 123 Cost., “forma di governo” e “principi fondamentali di organizzazione e funzionamento” debbono essere “in armonia con la Costituzione”, sia perché l’art. 51 Cost. subordina al rispetto delle “condizioni di eguaglianza” l’accesso non solo alle “cariche elettive”, ma anche agli “uffici pubblici” (non elettivi)» (sentenza n. 198 del 2012). 
3.2.– L’art. 14, comma 1, del d.l. n. 138 del 2011 stabilisce che, per le Regioni la cui popolazione sia inferiore a due milioni di abitanti, il numero di consiglieri regionali non deve essere superiore a 30 (lettera a), mentre il numero degli assessori regionali non deve essere superiore ad un quinto del numero dei componenti del Consiglio regionale (lettera b), quindi a 6. Considerato che, secondo le rilevazioni ISTAT nel periodo 2010-2013, la popolazione della Regione Calabria è stata inferiore a due milioni di abitanti, l’art. 1 della delibera legislativa statutaria impugnata è in contrasto con la lettera a) del comma 1 del citato art. 14, nella parte in cui sostituisce il numero «50» con quello di «40», anziché con quello di «30»; il successivo art. 2 è in contrasto con la lettera b) del medesimo comma 1, nella parte in cui prevede «un numero di Assessori non superiore a otto» anziché «un numero di Assessori non superiore a sei». Le disposizioni censurate, dunque, ledono i principi di coordinamento della finanza pubblica stabiliti dal citato art. 14 del d.l. n. 138 del 2011, con conseguente violazione dell’art. 117, terzo comma, Cost. 
PQM

LA CORTE COSTITUZIONALE 

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della delibera legislativa statutaria della Regione Calabria «Riduzione del numero dei componenti del Consiglio regionale e dei componenti della Giunta regionale. Modifiche alla legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25 “Statuto della Regione Calabria”», approvata in prima lettura dal Consiglio regionale con deliberazione n. 230 del 9 ottobre 2012 e in seconda lettura con deliberazione n. 279 del 18 marzo 2013, nella parte in cui sostituisce il numero «50» con quello di «40», anziché con quello di «30»; 

2) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 della medesima delibera legislativa statutaria della Regione Calabria, nella parte in cui prevede «un numero di Assessori non superiore a otto» anziché «un numero di Assessori non superiore a sei»; 

3) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale della medesima delibera legislativa statutaria della Regione Calabria, promossa, in riferimento all’art. 127 della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso in epigrafe. 

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 febbraio 2014. 

F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente
 

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