venerdì 14 marzo 2014

UN WEEK END con SARDUS PATER


Ricevo e volentieri pubblico un contributo del Prof. Giovanni Ugas sull'opera di Giovanni Lilliu, l'archeologo sardo, che oltre a scavare la reggia nuragica di Barumini, ha contribuito con i suoi studi e la sua incessante attività di intelligente divulgazione a far conoscere e valorizzare il patrimonio culturale paleosardo in tutto il mondo.Nato a Barumini nel 1914, allievo di Ugo Rellini alla Scuola Archeologica di Roma, dal 1943 al 1955 ha operato nella Soprintendenza alle Antichità della Sardegna. Professore ordinario di Antichità Sarde dal 1955, è stato per vent'anni Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Cagliari. È Professore emerito, e membro di numerosi Istituti scientifici sia italiani sia stranieri. Ha fondato e diretto la Scuola di Specializzazione di Studi Sardi dell'Università di Cagliari. Dal 1990 è stato chiamato, unico sardo, a far parte dell'Accademia dei Lincei. Tra le sue numerose pubblicazioni si segnalano "La civiltà dei Sardi dal neolitico all'età dei nuraghi" (Torino, 1963), "Sculture della Sardegna nuragica" (Cagliari, 1966), "La civiltà nuragica" (Sassari, 1982), "Cultura e culture" (Sassari, 1995), "Arte e religione della Sardegna prenuragica" (Sassari, 1999). Ha avuto una esperienza politica in qualità di consigliere regionale nelle fila della Democrazia Cristiana. Negli ultimi decenni è stato sempre attivo sul fronte della difesa dell'identità della Sardegna e, in particolare, della lingua sarda. In un famoso saggio degli anni Settanta ha coniato e definito il concetto della "costante resistenziale sarda". Nel volume "Sentidu de libertade" (2004) ha raccolto i suoi articoli e saggi "in limba".
Giovanni Ugas traccia, sulla scorta della sua esperienza umana e professionale diretta, due profili del Sardus Pater uno riferito al Lilliu archeologo l'altro legato al rapporto tra Lilliu e la società sarda, con un omaggio all'intellettuale sardo di traduzione in limba del secondo profilo. Un interessantissimo e nutrito contributo per conoscere, studiare ed approfondire la figura del grande intellettuale sardo. 


GIOVANNI LILLIU L’ARCHEOLOGO
di Giovanni Ugas

Giovanni Lilliu è stato assai più di un comune docente di archeologia, molto più di un maestro; per me è stato una guida spirituale, un padre. Delineare esaustivamente la figura di Giovanni Lilliu è una missione improba poiché erano incredibilmente numerosi i suoi interessi, le opere, le sue incursioni nella società, come studioso, docente, politico, sociologo, intellettuale militante.  Velocissimo di pensiero e di penna, credo che sia stato in assoluto lo studioso sardo più prolifico, se non per numero di articoli  (oltre duecento  solo  d’ambito  archeologico)  e di monografie  (oltre una ventina spesso rivedute e ristampate) certo per numero di pagine, ma ciò che impressiona è la qualità dei suoi scritti, per acume e dottrina. Come scienziato illuminato  e interprete della società, Giovanni Lilliu ha avuto tanti riconoscimenti pubblici: citerò solo la prestigiosa nomina nel 1990 ad Accademico dei Lincei e il fatto di essere  riconosciuto nel 2007 Sardus Pater della nazione sarda, come lui in precedenza denominò Emilio Lussu. Da umile allievo, non sempre ortodosso e duttile ma forse a lui più vicino di altri  per il modo di sentire l’archeologia e le idee sulla società isolana,  qui mi soffermerò  esclusivamente su un aspetto  della sua multiforme figura, quella dell’archeologo

1. Note biografiche e la formazione
Giovanni Lilliu è stato uno straordinario interprete della società  presente  e un conoscitore  senza pari della storia passata  della  Sardegna. Per capirlo occorre richiamare qualche dato biografico. La sua infanzia e la prima gioventù ricordano le fatiche e le nostalgie degli emigranti sardi che valicano il mare per trovare un lavoro. Giovanni Lilliu cercava la conoscenza e trovò l’esperienza per un lavoro che l’appassionava ma che doveva essere realizzato nella terra natia.  Seguendo, senza volerlo, le orme di illustri intellettuali sardi del passato come i cinquecenteschi Sisgimondo Arquer e Giovanni Francesco Fara, Giovanni Lilliu è un emigrante della cultura. Nato il 13 Marzo del 1914, il piccolo Giovanni, anzi Nino, figlio di Giuseppe, a soli tre anni perde la mamma Anastasia Frailis e, dopo aver compiuto le prime due classi della scuola elementare a Barumini, prosegue le elementari a Lanusei presso i Salesiani. Successivamente frequenta il ginnasio a  Frascati, nel Lazio, e  consegue la maturità nel liceo Tasso di Roma con la media del nove. Nel 1932 si iscrive, sempre a Roma, alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università la Sapienza.
Nonostante avesse avuto per maestri importanti studiosi classicisti oltre che l’amicizia di archeologi emergenti nel campo delle civiltà italiche, come Massimo Pallottino e Ranuccio Bianchi Bandinelli, e nonostante che il dominante regime fascista esaltasse le gesta dell’impero di Roma, Giovanni Lilliu privilegiò gli studi preistorici e chiese la tesi di laurea ad Ugo Rellini, un  grande paletnologo, socialista e tutt’altro che aderente al regime, Egli discusse  con lui  e con Raffaele Pettazzoni il tema La religione nuragica e più tardi, nel 1942, per la tesi di specializzazione in Archeologia, discussa dopo tre anni di corso col prof. Giulio Giglioli, scelse ancora un argomento anticlassico, Le stele puniche di Sulci.  È evidente che fin dai primi approcci scientifici il giovane Lilliu mirava innanzitutto ad approfondire la conoscenza della Preistoria e Protostoria sarda e a studiare le civiltà punica e romana per capire la loro incidenza sulla cultura indigena sarda. Infatti, doveva essere già maturato in lui il desiderio di conoscere attraverso gli scavi, il nuraghe del colle  vicino al Paese, Su Nuraxi), luogo affascinante di giochi infantili, come la caccia agli uccelli notturni (strias, pubusas e cuccumeus) e di misteri, come sa musca maccedda.
L’Università romana gli consenti di raggiungere una solida, formidabile, preparazione  nelle scienze umanistiche è ciò spiega la sua attenzione per la storia delle religioni, l’antropologia, le fonti letterarie e storiche dell’antichità. La stessa università gli riconobbe inoltre i meriti della sua intelligenza e del suo impegno negli studi. Nello stesso 1942  divenne assistente nella cattedra di Paletnologia e vinse una borsa di studio per un corso di perfezionamento in Preistoria e Paletnologia a Vienna, ma per ragioni di salute e forse per un inconscio istinto di sopravvivenza, nel 1943 rientrò a Cagliari dove a 29 anni inizia la sua carriera universitaria da professore incaricato di Paletnologia, ma anche insegnando Geografia. La sua vita è un piccola odissea e il bombardamento degli aerei angloamericani su  Cagliari  lo  costringe allo sfollamento  nella sua Barumini, il rifugio degli affetti da cui sempre è partito per ritornare nelle diverse tappe della sua vita. Un anno più tardi nel 1944 e fino al 1955 è anche Funzionario archeologo della Soprintendenza cagliaritana prima come ispettore e poi da direttore.  

2. Gli scavi
Giovanni Lilliu inizia assai precocemente le ricerche e gli studi archeologici. Ha  soltanto  22 anni,  nel 1936, ed è ancora studente universitario, quando da alle stampe per il  III numero della Rivista Studi Sardi (della Facoltà di Lettere e Filosofia di Cagliari, uscito nel 1938), il suo primo articolo “Scoperta di una tomba in località Bau Marcusa in agro di Barumini”. In questo lavoro riguardante una tomba romana, è già presente anche la prima definizione planimetrica del bastione quadrilobato del nuraghe su Nuraxi, segnalato nell’Ottocento da Vittorio Angius. Tra il 1939 e il 1944 appaiono, in  prestigiose riviste archeologiche (Studi Sardi e nelle Notizie degli scavi e Bullettino di Paletnologia italiana), diversi articoli e resoconti di scavo relativi soprattutto a siti e manufatti della civiltà nuragica, ma anche d’età punica e romana, specie della Marmilla. Nei suoi studi, però,  ben presto cominciano ad affacciarsi complesse tematiche che denunciano interessi che travalicano l’ambito locale. Si distinguono per la loro mole (20-50 pagine),e interesse, gli articoli Appunti sulla cronologia nuragica e Bronzi pre-romani di Sardegna, (editi nel BPI del 1941-42), Rapporti tra la civiltà nuragica e la civiltà fenicio punica in Sardegna, (pubblicato in Studi Etruschi nel 1944), e infine Bronzi figurati paleosardi.. di collezioni non insulari (uscito in Studi Sardi nel 1945). 

Su Nuraxi di Barumini
È dell’anno 1946 la notizia dei primi saggi stratigrafici effettuati a Su Nuraxi. Giovanni Lilliu ha trentadue anni e dunque ha davanti a se un vasto orizzonte per la ricerca sul campo. Tuttavia, contrariamente a quello che si può credere, il professore  condusse un numero limitato di scavi. Infatti, l’insegnamento universitario gli impediva di avere più tempo per sistematiche campagne che poteva effettuare quasi esclusivamente nei mesi estivi. Le sue ferie erano gli scavi archeologici, senza un minuto di respiro, come quello compiuto tra il 1951 e il 1956, nel sito prediletto di Su Nuraxi di Barumini, guidando una quarantina di operai e l’aiuto di traini e di carri mossi dai buoi. La vita senza pause tra gli impegni per la tutela della Soprintendenza e per l’insegnamento universitario, aggiunti a quelli per gli studi e le ricerche, portarono il Professore a un notevole deperimento fisico, nonostante la sua fibra temprata dallo sport del calcio giovanile. Dialogando in sardo,  mi raccontava che alla fine della campagna di scavo, faticosissima di Su Nuraxi, se non erro nel 1953, per qualche tempo era così  debole che aveva timore di attraversare la strada per paura delle auto. In quel periodo il professore maturava l’idea di lasciare la Soprintendenza e di dedicarsi esclusivamente, cosa che fece a partire dal 1956, all’insegnamento e agli altri adempimenti universitari. Fu una scelta dolorosa perché lo allontanava dalla ricerca sul campo, ma per altri versi felice, perché gli consentì di dedicare più tempo agli studi dell’archeologia e all’analisi della società  contemporanea. In ogni caso l’esperienza fatta nella Soprintendenza fu assai utile per conoscere le problematiche anche amministrative dei beni culturali e segnatamente di quelli archeologici.
Condotto con esemplare rigore scientifico, nonostante le metodologie della ricerca non fossero ancora perfezionate e gli strumenti di analisi  delle branche scientifiche sussidiarie  appena agli inizi, lo scavo di Su Nuraxi consentì a Giovanni Lilliu di fornire un fondamentale apporto per la conoscenza della civiltà nuragica. Edito nel volume XII-XIII della Rivista di Studi Sardi, nel 1955, e ristampato in anni recenti, lo studio relativo allo scavo, intitolato Il Nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica, sostanzialmente una monografia di 354 pagine, fu un punto di partenza per l’inquadramento tipologico dei nuraghi . Per la prima volta poté disegnare un quadro articolato della cronologia nuragica con una scansione in Periodi (Nuragico Arcaico, I inferiore  e I superiore)  tra l’età del Bronzo e il I Ferro, prima delle successive fasi punica e romana, che il professore, riallacciandosi alle fonti della letteratura antica, in particolare a Diodoro Siculo, definì “periodi della Resistenza”. La conoscenza degli avvenimenti storici e della società isolana contemporanea ben presto lo indirizzarono verso la concezione della costante resistenziale che è una vera e propria filosofia esistenziale ecumenica applicata alla società sarda. 
Il ritrovamento di grandi mensoloni in basalto  sul crollo e di calcare ancora in situ  nel bastione prima del rifascio, consentì  di ricostruire  i   terrazzi della fortezza  con  un  coronamento di mensole nelle cortine e nelle torri del nuraghe, come nei castelli rinascimentali. Già in precedenza nell’articolo Modellini bronzei di Ittireddu e di Olmedo nuraghi o altiforni? il Professore aveva riconosciuti ne nuraghi dalle alte torri i soggetti dei modellini architettonici in bronzo. Questa interpretazione era confermata dal ritrovamento dei tanti modelli di nuraghi in pietra, a partire dal monotorre betiliforme della capanna 80 di Barumini e dal quadrilobato di Su Stradoni de Deximu di San Sperate.
Il nuraghe di Barumini con il suo bastione quadrilobato e la sua cinta antemurale  di 7 torri  era la reggia di un capo tribale. Toglievano ogni dubbio sulla funzione del nuraghe quale fortilizio e di dimora abitativa di un capo, le forme turrite, la robustezza dei massi megalitici, le feritoie su uno o due ordini,  i terrazzi, la necessità nel Su Nuraxi di serrare l‘ingresso a piano terra e portarlo a  sette metri d’altezza dopo un rifascio murario che occludeva l’ingresso a piano terra, i proiettili per le fionde, le garitte di guardia, le scale retrattili, le armi e le specificità degli altri manufatti reperiti all’interno dei vani, confermando i risultati delle indagini di Antonio Taramelli, in opposizione ad altri studiosi che avevano definito il nuraghe un tempio o un edificio sepolcrale. La prima analisi al C.14, fatta in Sardegna, su un frammento di trave di ginepro del 1270 +/- 200 anni, confermava pienamente l’inquadramento dei nuraghi nell’età del bronzo cancellando qualsiasi dubbio sulla possibile contemporaneità  e dipendenza dalla cultura fenicia attestata nell’isola. E invece emergeva una  relazione col megalitismo occidentale e ad un tempo, per l’eleganza e l’armonia  delle alte volte, con la grande architettura cretese e micenea.



Gli  altri scavi
Alla fine degli anni ’50 e agli inizi degli anni ’60 Giovanni Lilliu conduce la prima missione archeologica di una Università sarda all’Estero nel villaggio talaiotico di Ses Paisses di Artà a Maiorca. Egli fa conoscere queste ricerche con alcune note presentate   per il Rotary internazionale e per il Rotary Club d’Italia, con vari articoli editi in Studi Sardi e soprattutto attraverso il volume Civiltà mediterranee, pubblicato nel 1968 con Hermanfrid Shubart.  In questo lavoro il Lilliu rimarca le relazioni tra le grandi isole occidentali specie nel campo dell’architettura ed evidenzia le affinità tra i nuraghi  i talaiots delle Baleari  (es. S. Monica) e le torri della Corsica oltre che le analogie tra le tombe di giganti e le navetas baleariche, come del resto farà anche con l’articolo Rapporti tra la cultura torreana e aspetti pre e proto nuragici della Sardegna (Studi Sardi 20, del 1966-67). Le sue attenzioni per le relazioni tra la Sardegna e il mondo esterno occidentale ricompaiono nell’articolo sugli Apporti pirenaici e del Midi alle culture sarde della prima età del Bronzo
Tra le ricerche sul campo degli anni ‘60 risalta lo scavo del nuraghe arcaico Bruncu Madugui di Gesturi. È il periodo delle prime esplorazioni dei proto nuraghi cioè dei nuraghi con corridoi, camere ellittiche e volte tronco ogivali  ed è comprensibile la difficoltà incontrata dagli archeologi nella definizione della cronologia. Oggi a seguito degli  scavi di Su Mulinu in Villanovafranca e di altri  proto nuraghi esistono dubbi  pochi sulla  loro collocazione tra la fine del Bronzo antico e gli inizi del Bronzo Medio, intorno al 1600 a.C., ma per qualche tempo si è ritenuto che i proto nuraghi  fossero in relazione con le facies di Monte Claro e di Corona Moltana di Bonnanaro e dunque potessero risalire anche a tempi degli inizi del II se non al III Millennio.
A conclusione del suo ciclo di ricercatore sul campo, egli non poté far a meno di  portare la sua attenzione verso le amate terre della Barbagia. Così, iniziata oramai l’anzianità, conduce nell’agro di Fonni scavi nel nuraghe Logomache (1979 e 80) (A33) e nelle tombe di giganti di Bidistili (1978), Madau e Gremanu, accolto fraternamente dagli amici del centro barbaricino (in particolare da Antonio Mereu). Alle aree interne dell’Isola ha dedicato il volume n.10 dei Quaderni della Soprint Arch di SS–Nu dal titolo Monumenti antichi barbaricini edito nel 1981 e lo studio pubblicato nel 2009 La tomba di giganti di Bidistili e i templi a megaron della Sardegna nuragica nella serie Scavi e ricerche  delle edizioni di Delfino.

3. Le sue  opere fondamentali

Sculture della Sardegna nuragica
Un interesse ricorrente,  per  la scultura, sia quella prenuragica delle statue neolitiche e delle manifestazioni aniconiche del calcolitico, sia quella dell’età nuragica  è evidenziato da studi impareggiabili. Il tema dell’arte figurativa, specchio della società e della religiosità proto sarda, già affrontato nei suoi primi studi giovanili è ripreso nel catalogo della mostra di Venezia, Sculture della Sardegna nuragica curato, con Gennaro Pesce nel 1949. Agli occhi dei visitatori della Mostra di Venezia e di altre città in cui furono trasferiti, i soggetti bronzei protosardi, capotribù, guerrieri, lottatori, sacerdoti, offerenti, suscitarono straordinaria ammirazione e suggestione. Emersi dopo tanti secoli di aniconismo dell’età del Bronzo, cui dedicherà ampio spazio con gli studi sui betili, i bronzi figurati, per Giovanni Lilliu sono espressioni anticlassiche di una cultura autonoma raccordata al filone artistico del Geometrico e  dell’Orientalizzante mediterraneo.
All’analisi dei bronzi figurati  Giovanni Lilliu, dedicò molti altri articoli e monografie di grande spessore, tradotti anche in inglese, tedesco e francese. Il volume Sculture della Sardegna Nuragica, stampato  in una iniziale versione del 1956 e poi in una ampia edizione del 1966, si impone nel panorama degli studi dell’arte antica mediterranea. Si tratta di è un catalogo di 500 pagine di grande formato, comprendente le schede di 370 sculture in bronzo per lo più antropomorfe e zoomorfe, illustrate da un ricco apparato iconografico e analizzate così puntualmente che ancora oggi sono la base imprescindibile per qualsiasi studio ulteriore. Il lavoro è preceduto da un’ampia premessa introduttiva dell’autore che esamina i caratteri generali della bronzistica sarda e delinea la presenza di filoni stilistici diversi (quali Uta, Abini, mediterraneizzante) legati più o meno ad ambiti culturali non sardi, fenici, urartei, caldei, greci ma in gran parte elaborati nell’isola e adattati alle esperienze protosarde. Egli ascrive la produzione  bronzistica  ad un ventaglio cronologico tra il secolo VIII e il VI, solo di poco variato a seguito dei successivi ritrovamenti.
Negli anni sessanta, quando raggiunge la maturità, la consacrazione definitiva come scienziato di rilevanza internazionale proviene a Giovanni Lilliu non di meno dalla feconda e straordinaria vena di scrittore indirizzata a far luce sulle questione generali e su altre importanti tematiche delle Antichità sarde: l’architettura, la religione e la società. 

I nuraghi torri della Sardegna  
Nel 1962 vede la luce il volume dal titolo I nuraghi torri della Sardegna, ( pubblicato da La zattera di Cagliari) che per l’impostazione ricorda il catalogo sulle Sculture bronzee, essendo formato anch’esso da schede ricche di dati, corredate con planimetrie, prospetti e sezioni degli edifici.  È un organico lavoro di 206 pagine in grande formato e 107 tavole di belle illustrazioni, preceduto da una  ampia analisi dello stato conoscitivo dei nuraghi, con il loro inquadramento cronologico e tipologico, dai semplici monotorri ai nuraghi formati da un bastione pluriturrito, di varia foggia ai nuraghi provvisti di cinta turrita esterna. L’architettura nuragica è il soggetto anche di altri studi successivi, come quello di 75 pagine e 105 figure proposto  negli Atti de XIII congresso di Architettura edito a Roma nel 1966.  Vi sono esaminati con cura non solo dei nuraghi ma anche le altre forme dell’architettura nuragica, dalle megalitiche “Tombe di giganti” e alle tombe a camera ipogeica, cioè “Domus de janas, con prospetto architettonico, ai templi dell’acqua come s, Anastasia, indagati anche in altri articoli,  ai templi a megaron tipo Malchittu, agli edifici dei villaggi dalle  rotonde capanne monocellulari,  alle case a più ambienti che si affacciano su un cortile, del I Ferro, come quelle di su Nuraxi. 

La Civiltà dei Sardi
Oramai  erano maturi i tempi  per una monografia  panoramica di tutta la preistoria e la protostoria sarda, grazie anche alle nuove scoperte in campo prenuragico  a partire da quella pubblicate dall’altro importante archeologo sardo degli anni 50-60, Ercole Contu, scopritore  dello straordinario altare di Monte d’Accoddi di ipogei eneolitici nel  Nord Ovest dell’Isola Sassarese e nell’Algherese e autore dello scavo del proto nuraghe di Peppe Gallu di Uri.
Giovanni Lilliu  pubblica nel 1963 per le edizioni Eri Rai di Torino il volume La civiltà dei Sardi dal Neolitico all’età dei nuraghi con la prefazione di Antonio Segni, presidente della Repubblica. A parte le numerosissime ristampe, altre edizioni progressivamente ampliate escono nel 1967, 1975, 1988. Nel 1988,  il volume raggiunge le 679 pagine e nel suo titolo  la parola Neolitico viene sostituito dal termine  Paleolitico a testimonianza dei nuovi orizzonti delle ricerche paletnologiche. La civiltà dei Sardi letto da migliaia di persone è il volume che lo consacra definitivamente tra i grandi dell’archeologia mediterranea Raccoglie come un pozzo che si riempie progressivamente tutti i rivoli delle nuove scoperte pre-protostoriche compiute dai suoi allievi delle Università e delle Soprintendenze dell’isola, e sul quale convergono anche i fiumi più ampi degli studi europei, in specie mediterranei. Non a caso dunque è stato definito uno studio in progress. L’edizione della Civiltà dei Sardi del 1988, assai più ricca di dati rispetto alle precedenti e perciò più ostica al vasto pubblico, esprime il nuovo carattere interdisciplinare della scienza archeologica, e fa trasparire  la profonda conoscenza,  da parte dell’autore, del panorama storiografico delle ricerche e degli studi  sulle diverse facies archeologiche prenuragiche e nuragiche. In effetti,  Giovanni Lilliu rappresenta, insieme al prof.  Ercole Contu la sintesi della conoscenza archeologica pre-protostorica isolana del secondo novecento. Segnano il tracciato della sua opera i ritrovamenti Paleolitici col grande cervo della Grotta Corbeddu di Oliena, le belle ceramiche neolitiche  con i simboli religiosi zoomorfi antropomorfi e  geometrici, le statue neolitiche in stile volumetrico e planare, i circoli tombali di Arzachena, i dolmen  e le tombe d’età prenuragica a camere ipogeiche impreziosite da incisioni o dipinti, il tempio  a gradoni di monte d’Accoddi, le ceramiche geometriche e le collane della cultura del Vaso campaniforme, le pietre fitte lisce  e  i menhir sarcidanesi a tre registri con l’antenato o il capo della comunità capovolto. Infine questo lavoro porta l’attenzione sugli aspetti culturali nuragici: la grande  architettura dell’età del Bronzo , con i nuraghi, i templile abitazioni dei villaggi;  le tombe megalitiche  e i betili  che le accompagnano, i  grandi lingotti in ramele ceramiche, gli elementi ornamentali  in pasta vitrea e in avorio importati dall’Egeo nell’età del Bronzo,  e ancora le sale del consiglio e le case a corte, le figurine in bronzo e la statuaria pietra  di M. Prama, le belle ceramiche a decoro geometrico e gli altri  manufatti metallici che indicano la prosperità della stagione delle aristocrazie del I Ferro dopo la caduta dei capi tribali nel secolo X e  prima della decadenza e la perdita della libertà  che da l’avvio alle lotte di resistenza  sarda  contro  i  Cartaginesi  e i Romani  tra il VI secolo a.C. e almeno il II secolo d. C.
L’archeologia cominciava ad assegnare  prove concrete di un importante ruolo esercitato  sul mare dai Sardi durante e dopo la caduta dei nuraghi avvenuta nel secolo X, tanto che il  professore, diversamente da quanto aveva sostenuto in precedenza (per mancanza di validi sostegni: Sculture 1966 p. 29),  è portato a  scrivere  (pag. 397):  “sullo scorcio del  II millennio dimorasse in Sardegna un popolo (quello indicato come Sherdanw dai documenti egizi particolarmente addestrato alla milizia che, con altri popoli della lega mediterranea contro l’Egitto, giunse al delta nilotico o al confine libico-egizio dal mezzo del mare con proprie flottiglie, se non è da accogliersi acriticamente, non si può nemmeno scartare del tutto aprioristicamente”. Di li a qualche anno sarebbe sopraggiunta anche la scoperta di vasellame nuragico a Kommòs, porto di Festos in Creta, portando nuova luce sul ruolo esercitato dai Sardi nell’Est del Mediterraneo.    

Altri  studi  recenti e finali
Nel 1977,  dunque prima della edizione del 1988 del volume La civiltà dei Sardi,  il prof. Giovanni Lilliu  pubblica un corposo articolo di 74 pagine e  39 tavole intitolato Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, edito nella rivista di  Studi Sardi. Qui per la prima volta prende in esame i  pezzi delle grandi statue in pietra di Monte Prama, a seguito dei fortuiti ritrovamenti e del primo saggio di scavo effettuato nel 1975 dall’amico A. Bedini nell’area della necropoli e di un sondaggio dello stesso professore. L’eccezionale produzione scultorea di M. Prama è subito posta in rapporto con la piccola bronzistica figurata  del I Ferro e in particolare con le immagini dello stile di Abini, caratterizzato dagli occhi a cerchi concentrici. Nel 1982  pubblica un’ampia  sintesi monografica su La civiltà nuragica  che delinea una nuova ripartizione in fasi, e un aggiornamento dei quadri dell’architettura, della cultura materiale e della società al tempo dei nuraghi.     
I nuovi scavi e il restauro, purtroppo assai ritardato, portarono ad una più organica visione dell’insieme di M. Prama e Giovanni Lilliu negli Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, nel 1997, alla bella età di 83 anni pubblica un acutissimo articolo “La grande statuaria nuragica di 100 pagine, con un vasto apparato di note e di riferimenti bibliografici. Il professore fa una disamina formidabile del complesso scultoreo di M. Prama, comparandolo con la piccola bronzistica figurata nella quale individua quattro stili fondamentali. Conferma con ulteriori sostegni  scientifici l’analogia tra le statue “pugili”, arcieri e opliti (guerrieri con la spada) di M. Prama e le figurine di pugili arcieri e spadaccini del gruppo di Abini. Le grandi statue di M. Prama sono attribuite al periodo nuragico geometrico del I Ferro e segnatamente a circa la metà del secolo VIII. Questa cronologia è ampiamente provata dalla tipologia delle tombe a pozzetto, con o senza lastra di copertura, dai modelli di nuraghi  e dai manufatti ritrovati nelle tombe Bedini, editi alla fine del 2012 da A. Bedini e da altri autori nel volume Giganti di Pietra  che ridisegna il contesto sacro funerario con la schiera di colossi sopra le tombe lungo la strada monumentale della necropoli . 
Di grande pregio e lucidità, nonostante la sua ormai avanzata età,  alcuni importanti articoli come quello relativo alla navicella in bronzo di  Capo Colonna a Crotone, che propone sul bordo di due carri a buoi che forse trasportano una botte di vino e la sua straordinaria monografia e il volume Arte e religione della Sardegna Prenuragica, scritto a 85 anni nel 1999. 

3. Qualche  considerazione
In oltre sessant’anni di studi,  Giovanni Lilliu ha registrato tutti i progressi scientifici  della disciplina archeologica  sarda  ergendosi a pater  generoso dei numerosi allievi che si sono cimentati nel campo degli studi. Ha avuto giustamente una veste critica su alcuni aspetti del mondo dell’archeologia sarda, in particolare sugli  scavi condotti troppo rapidamente  e soprattutto su quelli rimasti inediti a causa dei reperti  sepolti  nelle stanze dei magazzini impraticabili, sequestrati agli studiosi  e mai curati e restaurati, e dell’assenza di laboratori nei musei locali, strumenti indispensabili per consentire il restauro, la documentazione e lo studio dei reperti, ma anche sulle ricerche  iniziate e poi abbandonate, per ricominciarne altre anche nelle vicinanze. Questa situazione critica permane e molti musei locali non sono autonomi come avrebbero dovuto essere ma gestiti dalle Soprintendenze,  peraltro anch’esse in crisi per la limitatezza del personale scientifico e tecnico a disposizione, del tutto insufficiente a risolvere i problemi della tutela e della valorizzazione del territorio.
Giovanni Lilliu sapeva bene che gli scavi sono indispensabili per il cammino dell’archeologia ed era  contrario non alle ricerche  ma ad  una loro non corretta disciplina. Oggi non esiste più alcuna Legge regionale che finanzi le ricerche archeologiche e si svolgono solo scavi detti di emergenza gestiti direttamente dalla Soprintendenza archeologica. Per gli scavi in concessione richiesti dalle Università ci sono freni di ogni genere, eppure dovrebbe avere  il ruolo più importante nella ricerca scientifica, e si è in balia di un centralismo esasperato, nonostante la Sardegna sia una regione a statuto speciale come la Sicilia. Quest’ultima, diversamente dalla nostra isola ha  infatti, per norma costituzionale, la gestione diretta dei beni archeologici e culturali in genere.
Invano il prof. Giovanni Lilliu si è battuto per la gestione  diretta del patrimonio culturale isolano da parte dei Sardi, ma le resistenze dello Stato e la poca determinazione dei politici finora non hanno consentito l’esercizio di questo diritto. Il patrimonio archeologico, una delle più importati ricchezze che ci hanno lasciato i nostri padri, potrebbe produrre frutti generosi sul piano scientifico e su quello economico se si ci fosse più attenzione da parte delle istituzioni e invece piange il cuore a vedere i giovani archeologi e studiosi delle scienze umanistiche, come tanti altri giovani laureati e specializzati sardi, costretti a espatriare per  tentare di  trovare un posto di lavoro.


GIOVANNI LILLIU  E LA SOCIETÀ SARDA
                                                                              
di Giovanni Ugas
Le opere
Giovanni Lilliu non ha scritto alcun libro sulla moderna società sarda e sulle sue prospettive ma tantissimi articoli.  I concetti della sua filosofia politica sono registrati in quattro raccolte antologiche di questi suoi articoli, tutte precedute da ampie e acute analisi dei curatori. Ricordiamo l’antologia Cultura e Culture Cultura e Culture, Storia e problemi della Sardegna negli scritti giornalistici di Giovanni Lilliu  del 1995, edita  a Sassari,  segue la raccolta Le ragioni dell’autonomia, edita nel 2002 dalla Cuec curata da Giuseppe Marci e presentata da Leopoldo Ortu, allievi come me della Scuola di Specializzazione in Studi Sardi voluta fortemente dal Prof. Lilliu. Del 2004 è la miscellanea sul tema La costante resistenziale sarda, curata da Antonello Mattone pubblicata dalla Ilisso. Un’altra importante anche se più breve antologia, presentata dall’amico Giulio Paulis  è intitolata Sentidu de Libbertade  ed edita nel 2004 dalla Cuec;  raccoglie gli articoli scritti  in sardo campidanese da Giuanni Lilliu ed è dedicata alla moglie Miriam. Per concludere la raccolta Opere  che mette insieme in tre tomi gli articoli  di  Giovanni Lilliu su Le ragioni della politica, Le ragioni dell’identità  e su temi di Archeologia e storia. Questa antologia pubblicata da Zonza editori nel 2006  è curata da Alberto Contu che ha fatto precedere l’opera da una sua analisi su Giovanni Lilliu Archeologia militante e questione nazionale sarda. Alberto Contu richiama alcuni degli epiteti che fanno risaltare la straordinaria considerazione che da qualche tempo hanno i  Sardi dell’immagine del Prof. Giovanni Lilliu entrata nel mito quando era ancora nella storia: patriarca, Babbai mannu de tottu sos Sardos, papa nuragico, mastru mannu de s’identidade, Sardus pater, esattamente come il Lilliu definì Emilio Lussu in precedenza.

Le idee e le relazioni con la società
Di estrazione cattolica, Giovanni Lilliu  era un democratico sardo  e mediterraneo prima che un democratico italiano, almeno a giudicare dal suo iter politico, progressivamente rivolto verso gli ideali di un sardismo collocato in una dimensione ecumenica. Fin dagli anni ’70, Egli temeva l’impatto violento  della dominante cultura industriale sulle arcaiche comunità agricole e pastorali della Sardegna e  la distruzione dei suoi valori identitari. Come insegnava la storia dell’isola, dal Neolitico agli anni cinquanta-sessanta del Novecento,  e come il professore ripeteva, la Sardegna aveva sempre adattato le novità alle proprie precedenti esperienze e fondamenta culturali, senza distruggerle. Il grido d’allarme di Lilliu, che non differiva da quello poetico di Francesco Masala, non fu ascoltato. I centri storici  nella gran parte dei  paesi  sardi  sono stati  abbruttiti,  distrutti o abbandonati, le coste cementificate, la natura spesso violata da cave-voragini, da  interventi  irriverenti. La stessa economia sarda patisce ancora oggi una non sopportabile dipendenza dal modello industriale globalizzante e dalla piovra delle multinazionali. Egli pensava, come la storia sarda insegnava, e non era un’utopia come talora è stato ritenuto, che la Sardegna potesse giocare un ruolo importante in un Mediterraneo unito, confederato, e non soggetto alla sudditanza mittel-europea.
Giovanni Lilliu non sempre fu inteso dai Sardi e appariva un intellettuale arcaico come la materia dei suoi studi, e infatti dopo il suo primo quinquennio di  legislatura regionale del 1969-1974 non fu confermato come consigliere, anche se poi per un quinquennio fece parte del Consiglio comunale di Cagliari (1975-1980). Fatto sta che non poté assurgere al ruolo di difensore della Sardegna in più ampi scenari parlamentari, ruolo che gli competeva per il prestigio e la conoscenza. Fu certo una grande opportunità persa per i Sardi. Egli però non si allontanò mai dal suo dovere di cittadino impegnato nella società. Così, mentre era preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, carica ricoperta per 19 anni tra il  1959 e il  1978, nel 1971 fu votata una mozione del linguista Antonio Sanna (11), largamente ispirata alle idee di G. Lilliu, per il riconoscimento dell’uso pubblico e ufficiale  della lingua sarda nelle scuole e negli uffici, e per l’Istituzione della Scuola Superiore di Studi Sardi. Questa istanza recitava tra l’altro: << Poiché esiste un popolo sardo con una propria lingua dai caratteri distinti dall’italiano, ne discende che la lingua ufficiale dello Stato risulta in effetti una lingua straniera, per di più insegnata con metodi didatticamente errati, che non tengono in alcun conto la lingua materna dei Sardi.., considerata come sub cultura. La Facoltà di Lettere e Filosofia è invitata ad assumere l’iniziativa di proporre alle autorità politiche della Regione Autonoma e dello Stato il riconoscimento della condizione di minoranza etnico –linguistica per la Sardegna e della lingua sarda come lingua nazionale della minoranza. È di conseguenza opportuno che si predispongano tutti i provvedimenti a livello scolastico per la difesa e la conservazione dei valori tradizionali della lingua sarda e in questo contesto di tutti i dialetti e le tradizioni culturali presenti in Sardegna; in ogni caso, tali provvedimenti dovranno comprendere necessariamente, ai livelli minimi dell’istruzione, la partenza dell’insegnamento dal sardo e dai vari dialetti parlati in Sardegna, l’insegnamento della scuola dell’obbligo riservato ai Sardi e a coloro che dimostrino un’adeguata conoscenza del sardo. È bene osservare che per la difesa della lingua delle minoranze minacciate… provvedimenti simili sono stati adottati in Italia per le minoranze valdostana, slovena e ladina oltre che tedesca>>.
Oggi a distanza di quarant’anni , tutti possono constatare i gravissimi e irreversibili danni prodotti alla lingua e alla cultura sarda dalla mancata conversione in legge di questa proposta. Soltanto 27 anni dopo si arrivò all’adempimento, peraltro assai parziale, di questa  iniziativa con la Legge 26 del 1997 per la Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna e della successiva legge del 1999 sul bilinguismo che dispone: <<regole sulla delimitazione degli ambiti territoriali delle minoranze linguistiche, sull'uso nelle scuole e nelle università, sull'uso nella pubblica amministrazione (da parte della Regione, delle Province, delle Comunità Montane e dei membri dei Consigli Comunali, sulla pubblicazione di atti ufficiali dello Stato, sull'uso orale e scritto delle lingue minoritarie negli uffici delle pubbliche amministrazioni con istituzione di uno sportello apposito e sull'utilizzo di indicazioni scritte bilingue ...con pari dignità grafica, e sulla facoltà di pubblicazione bilingue degli atti previsti dalle leggi, ferma restando l'efficacia giuridica del solo testo in lingua italiana), sul ripristino dei nomi e dei cognomi originari, sulla toponomastica (...disciplinata dagli statuti e dai regolamenti degli enti locali interessati) e la segnaletica stradale (nel caso siano previsti segnali indicatori di località anche nella lingua ammessa a tutela, si applicano le normative del Codice della Strada, con pari dignità grafica delle due lingue), nonché sul servizio radiotelevisivo>>..
Dalle pagine di vari periodici, quali il  Popolo Sardo e  la Nazione sarda, o in occasione dei convegni di associazioni culturali come “Gli amici del Libro” da lui fondata insieme a Francesco Alziator  e ad altri intellettuali sardi, egli si batté con grande vigore per la difesa del patrimonio archeologico, della cultura in genere e dell’ambiente dell’Isola. Al suo impegno si deve l’Istituzione della Scuola di Specializzazione in Studi Sardi, la creazione dell’Istituto regionale Etnografico e dell’annesso Museo etnografico regionale  a Nuoro, la realizzazione della Cittadella dei Musei a Cagliari che accoglie i musei nazionali dell’archeologia e dell’arte e ad un tempo gli istituti universitari di Archeologia e storia dell’Arte della Sardegna, a lui intitolata giustamente un anno fa con l’omaggio di una statua dell’amico Pinuccio Sciola, che propone di  sostituire  nella bandiera sarda  i 4 mori, simbolo della soggezione aragonese, con le quattro torri fella fortezza nuragica, simbolo lilliuiano di  libertà.  
Giovanni Lilliu  non amava i  sistemi totalitari e guardava alla società delle nazioni e dei paesi liberi senza egemonie e combatteva contro la globalizzazione perché la bellezza dell’Universo e con esso dell’umanità proviene dall’equilibrio delle sua varietà e non dall’annientamento delle sue diversità. Negli anni ’70, dalle pagine del periodico Il Popolo Sardo che egli aveva contribuito a fondare insieme ad Ariuccio Carta, Giovanni Lilliu rivendicava una forte autonomia della Sardegna e propugnava l’impiego della lingua sarda a partire dalla scuola. Allora, il sardismo del Democratico cattolico Giovanni Lilliu si intreccia con quello dei sardisti Camillo Bellieni, Antonio Simon Mossa,  di Gian Battista  Melis, Mario Melis e Michele Columbu, dei socialisti Emilio Lussu e Sebastiano Dessanay, dei comunisti Umberto Cardia e prima Antonio Gramsci, che pure raccomandava nei suoi scritti dalle carceri di tenere in considerazione e la cultura sarda e di insegnare la lingua sarda ai figli. I valori fondanti del sardismo erano coltivati da tanti Sardi indipendentemente dalla loro collocazione politica, accomunati dall’essere liberi da pregiudizi  ideologici integralisti  e da modelli  politici egemonici. Molti altri Sardi, però, dimentichi dei valori culturali e naturali della loro terra, consideravano il concetto di una Sardegna autonoma o indipendente come lo specchio di un mondo retrogrado provinciale.
Giovanni Lilliu insegna che se si vuole essere rispettosi della terra madre, per lasciare ai figli una grande eredità e un mondo non svuotato dei suoi valori, occorre cercare la modernità  nella continuità, facendo si che i figli  non sacrifichino i propri padri ma vivano e maturino insieme ad essi. In forma stringata, lo stesso concetto della continuità resistenziale era espresso da Emilio Lussu quando, nell’articolo L’avvenire della Sardegna per la rivista Il Ponte, affermava: << nella mia infanzia ho conosciuto gli ultimi avanzi di un società patriarcale comunitaria, senza classi, ... con ogni probabilità la continuità della stessa società che con lievi sovrastrutture, dall’epoca nuragica resistette a tutte le civiltà dominanti fino alla piemontese. A quanto racconta il professore, il grande sardista e socialista suo amico, autore di Un anno sull’altipiano, un giorno nella rotonda consiliare nuragica di Santa Vittoria indossò sa mastruca e impugnò il bastone, fiero come un capo nuragico, di fronte al professore e a Ranuccio Bianchi Bandinelli, dunque a due sommi sacerdoti dell’archeologia.
Per sostenere l’idea della specifica identità del popolo sardo, G. Lilliu parte più che dall’archeologia dal sentimento di essere figlio di una terra speciale, unica per cultura e natura. Sostanzialmente, il professore utilizza la sua profonda conoscenza della storia per confermare quanto Egli, come tanti Sardi, sente  nel proprio subconscio,  l’appartenenza a una terra che nel passato ebbe momenti di grande gloria e riversa sulla terra madre l’affetto che non poté ricambiare alla madre umana. Questo affetto si sente  ancora più forte quando ci si allontana dall’isola, come è palese anche nell’arte di Antine Nivola, il mirabile scultore di Orani che Giovanni Lilliu invitò a tenere un bellissima mostra nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Cagliari. La specificità dell’isola e i suoi valori,  non solo le negatività, si osservano meglio quando ci si allontana e la si guarda al confronto con le altre culture e le alte società. La resistenza dei Sardi non è un’invenzione o un’utopia di Lilliu, è nei costumi, nelle danze, nei canti, nei colori, nella tenacità, nell’ospitalità di tutta l’isola,  lo è anche nel fatto che i suoi beni sono sempre divorati da “ki benit dae su mare” e non solo nella chiusa società barbaricina, ancor più resistente politicamente oltre che culturalmente,  non solo nelle consuetudini ataviche delle bardane o della vendetta. Forse Lilliu sulla scia delle analisi di Antonio Pigliaru, Maurice Le Lannou, Michelangelo Pira  ha enfatizzato il ruolo battagliero della società barbaricina e ha esaltato i fieri pastori  delle montagne sarde, ma della gente di Barbagia, Giovanni Lilliu apprezza la capacità di aver saputo mantenere il proprio ambiente, la lingua e la cultura e, soprattutto, di sapersi opporre ancora a uno stato invadente; basti ricordare  la ribellione degli Orgolesi a  Pratobello nel 1969 contro i tentativi di installare reparti dell’esercito nel Supramonte. Nella sostanza i Barbaricini sono un esempio da imitare come lo furono nel I secolo a.C. per Diodoro Siculo gli Iolei (Iliesi) sardi che rifugiandosi sulle montagne,  diversamente dai suoi concittadini della Sicilia, seppero mantenere la loro libertà contro i colonizzatori  romani. 
È evidente che per Giovanni Lilliu, i Barbaricini, gli eredi più diretti degli Iliesi,  gli ultimi  Sardi liberi, rappresentano la brace sotto la cenere, la speranza non utopica in un mondo capace di abbattere le catene che legano i  Sardi, tuttavia, la continuità resistenziale  è una filosofia di vita che non riguarda solo il percorso della storia sarda dall’età dell’oro dei nuraghi  ai nostri giorni, ma anche e soprattutto l’esistenza umana nel suo complesso. Le comunità antropiche per realizzarsi in modo naturale senza salti e violenze, debbono tutelare e conservare i valori esistenziali fondamentali della cultura e dell’ambiente di cui fanno parte. Le nuove conoscenze debbono inserirsi e sovrapporsi senza distruggere i beni della conoscenza e della natura della terra in cui si vive, e dunque la costante resistenziale presuppone  un rapporto armonico tra il passato e il presente  indispensabile per evitare un  futuro alienante. Non per questo la società deve essere statica. Basta dare un’occhiata a quanto scrive Giovanni Lilliu in una nota al libro Sentidu de Libbertade (pagine 19-20),  in una sorta di lascito testamentario culturale ai Sardi: <<In su pitticcu de custu traballu si sposant articulus de storia, de archeologia, de politica, de lingua, de morali, de amenidadis e immaginis chi ddu fainti prus attraenti. Issu bolid essiri in is intentzionis e de fattu unu contributu, unu donu, un’omaggiu a sa lingua nostra e cun sa lingua a sa terra nostra, mamma nostra, sa Sardignia. A custa patria de arrexinis profundas, de memorias antigas, custu modestu scritu donad dignidadi, onori, auguriu de felitzidadi. Crescìada issa  (custa patria) in su sentidu de sa Libbertadi, in su gosu de s’autonomia, in sa paxi, s’amori e s’unioni de is fillus suus, oi e in su tempus benidori. Sa causa bona de sa cultura e de sa lingua sarda si bincid si is Sardus acquistant tottus, puru in sa diversidadi de is opinionis e aspiratzionis insoru, s’idea sarda, sa cussentzia de su propriu essiri etnicu e sa storia profunda, sa dignidadi e s’orgogliu de si intendi populu identicu a issu e tottu e a is valoris suus chi non sunt minoris de is aterus, ma cun custus aterus sunt prontus a chistionai, a dialogai in su respiru de su mundu. Toccad a fai unu arrexonamentu  mannu e seriu asuba de is valoris de s’identidadi. S’essiri sardu no s’intendid satisfau  de su depidu de sa storia. In custu mundu chi cambiat,  nosu puru, Sardus,  si deppeus torrai a fai, si definiri in una identidadi noa. Una identidadi chi benit de is arrexinis profundas, ma chi castiat e chi progettat po su tempus chi at a bènniri cun ominis nous. Custa identidadi, custu valori de natura in medas Sardus est ancora a su stadu de emotzioni, prus pagu de cussentzia, prus pagu de arrexonamentu. Sa nostalgia chi de tempus in tempus si portat unu balsamu de cunfortu in su logu nostru e si pigat a scoramentu in terra allena, no bastat po s’impresa chi nos aspettat. Identidadi esti puru capatzidadi e intelligentzia de fai. Bolid nai camminai de séi, trassai is moris proprius e mirai a su puntu sceberau. Sa libertadi at a benniri, si is Sardus no tenint timoria. Nosu Sardus seus unu populu feriu ne is seculus de su dominiu, ma ancora biu gratzias a Deus>>.
Dopo queste parole alate del mio maestro non è possibile che i Sardi rimangano inerti. Penso innanzitutto che, per onorare la figura di Giovanni Lilliu, Sa die de sa Sardinnia  del 28 Aprile divenga soprattutto Sa die de sa lingua e de sa cultura sarda. In questo giorno tutti coloro che abitano in Sardegna dovrebbero sentirsi in dovere di adoperare esclusivamente la lingua sarda  a cominciare dai giornali, radio, TV e i canali informatici sardi; per coloro che ancora non conoscono il sardo o non si sentono ancora di usarlo, questo giorno può diventare un’occasione per ascoltare e imparare a conoscere la voce delle radici della loro terra o della terra che li ospita. In tutte le piazze della Sardegna, Sa die de sa Sardinnia sia un giorno di festa sarda reale, di incontri per promuovere la cultura e la identità, sia un giorno di canti, di balli, sia un giorno per mostrare una nuova primavera della Sardegna.
Ricordo che quando facevamo le escursioni archeologiche ed ero ospite nella sua accogliente casa di Barumini, io giovane socialista e il Professore democratico cristiano, entrambi sardi e sardisti, parlavamo in sardo e penso che da lassù, gradirebbe vedere e sentire i Sardi parlare la lingua madre a scuola, negli uffici, sugli autobus, nei negozi, dappertutto nei paesi e nelle città della sua terra. Per raggiungere questa meta occorre un grande  sforzo, serio e concreto, non di facciata, da parte di tutti, politici compresi, i quali  dovrebbero essere la punta ideale di un processo di miglioramento generale.  I politici si sforzino, senza timore di sbagliare, di prendere la parola in sardo, in qualsiasi variante,  nei consigli regionali e nei consigli comunali. I Sardi hanno l’obbligo morale di aggiungere una lingua viva, la loro, alle altre del mondo e possono farlo solo parlando e scrivendo in sardo.  
Giovanni Lilliu diceva sempre che la bellezza dell’universo deriva dalla sua diversità.  Ciò vale per la cultura ma vale anche per la politica. L’uomo può avere dei valori comuni  ma  sempre ricostruibili attraverso l’apporto di tutti e non tagliandone una parte, ancor meno quella più fresca dei virgulti. Penso ai  tanti figli della comunità  che vengono allontanati dal voto e dal diritto di essere eletti. Penso alle dittature di qualsiasi colore ma anche alla democrazia bipolare all’americana che sta distruggendo la democrazia rappresentativa e proporzionalista europea, con sistemi elettorali tendenti alla conservazione furbesca del potere, moralmente discutibili se non illeciti. In democrazia tutte le idee hanno il diritto di esistere e di farsi valere, ma non di prevaricare. Penso al diritto al lavoro, pubblico e privato, che a tanti  viene sottratto dalle bramosie di un’oligarchia plutocratica dominante, grazie a complicità non tollerabili. Oggi si tende ad accentrare i poteri a scapito del territorio, per dominarlo, non per praticare una corretta amministrazione che invece richiederebbe efficienti e diffuse strutture periferiche. In nome di un’astratta e fittizia “politica del risparmio” si distruggono i posti di lavoro e i servizi indispensabili. La città tende a dominare sulla campagna, non vuole un giusto equilibrio e il decentramento dei poteri.
Giovanni Lilliu ci ha indicato la strada maestra per realizzare le speranze in un mondo migliore, quella di essere padroni della nostra terra, della nostra cultura e del nostro ambiente, utilizzando sapientemente le nostre risorse senza aspettare le promesse di mirabolanti progetti di catarsi e di sviluppo calati d’oltre mare che generano dipendenza e servitù oltre che disoccupazione e disperazione. C’è chi sostiene che dai Sardi non possano essere superate le dipendenze economiche e dunque politiche perché mancano le conoscenze delle nuove tecnologie, ed in parte è vero, ma quale programma, quale sforzo è stato messo in atto per far si che queste nuove tecnologie vengano apprese dai Sardi? La volontà dell’operare e l’applicazione dell’intelligenza possono spezzare anche le barriere economiche. È sperabile, infatti, che i Sardi non abbiano perduto, insieme allo spirito di libertà, anche la dote che ad essi riconosceva il poeta latino Nevio del III secolo a.C. quando usava  il verbo sardare col significato di “pensare in maniera intelligente come i Sardi”.  
Ora i Sardi debbono impegnarsi tutti insieme per fare la Sardegna dopo aver  contribuito  a fare l’Italia, versando tanto sangue; è un’impellente necessità prima che l’Italia completi la sua distruzione. Forse così  si può sperare anche di aiutare a far svegliare l’Italia, avviata in una china paurosa a causa dell’ingordigia dei potenti che da un ventennio la stanno divorando in nome di una falsa libertà, privatizzando i beni dello stato, cioè delle comunità, e ora impadronendosi con vari strumenti anche dei beni delle persone, non più libere ma vittime e loro prede.    

Giuanni Lilliu e sa sotziedadi sarda. Su Sardismu siad de tanti coloris

de Giuanni Ugas

Is iscrittus
Appitzus de sa sotziedadi sarda de oi e de crasi  Giuanni Lilliu adi scrittu medas e medas petzus litterarius. Is ideas de sa filosofia politiga cosa sua funti pinnigadas  in d’unuscantu arregortas antològigas ki funti presentadas cun meda cumprendoriu de is curadoris. Arregordaus s’antologia Cultura e Culture, Storia e problemi della Sardegna negli scritti giornalistici di Giovanni Lilliu, stampada in su 1995 de Delfino a Sassari e curada de Albertu Moravetti. Appustis, in su 2002, bèssidi s’arregorta Le ragioni dell’autonomia,  pubbricada de sa Cuec a Casteddu, curada de Peppinu Marci e presentada de Leopoldu Ortu, discentis impari cun mei de is primus cursus de Sa Scola de Specializzatzioni in Studius Sardus, bòffia a fortza de su Professori Lilliu candu fìada Presidi de sa Facultadi de Litteras e Filosofia de s’Universidadi casteddaia.  De su 2004 esti sa colletzioni asuba de sa kistioni La costante resistenziale sarda, curada de Antoneddu Mattone e bessida de is istampas in sa Ilisso de Nuoru.  Sìghidi un’arregotta, tzerriada Sentidu de Libbertade, prus pitticca ma prus pretziosa poita ca cuntennidi is petzus scrittus in sardu (campidanesu) de Giuanni Lilliu, presentada de s’amigu Giuliu Paulis; pubbricau  in su 2004 de sa Cuec, e dedicada de su Professori a sa mulleri Miriam. Po serrai,  arregordu s’arregotta Opere ki pinnìgada in tres  arrogus o setzionis  is petzus de Giunni Lilliu  appitzus de Le ragioni della politica, Le ragioni dell’identità, e de is kistionis de Archeologia e storia. De s’editori Zonza esti pubbricada custa antologia in su 2006 i esti  curada de Albertu Contu ki adi ammostau su traballu arrexonendi appitzus de Giovanni Lilliu Archeologia militante e questione nazionale sarda .
Albertu Contu arregordat unuscantu modus de nomenai su Professsori ki faint a cumprendi  kantu  fuessid stimau: patriarca, babbai mannu de tottus sos sardospapa nuragico, mastru mannu de s’identidade, sardus pater, cummenti Giuanni Lilliu iad nomenau  a Emiliu Lussu. Esti craru ca su professori esti intrau in su mitu kandu viad ancora in sa storia.

Is ideas politigas e  sa sotziedadi
De arrexinis cattoligas  Giuanni Lilliu fiad unu  demogratigu sardu e de su  Mediterraneu  innantis de essi unu demogratigu italianu, assumancu tenendi contu de su camminu  ki issu adi fattu concas a is idealis de unu sardismu de manniori universali. Fintzas de is annus ’70, issu timiada is croppus terribilis de sa curtura industriali apitzus de is comunidadis de is messaius e de is pastoris de Sa Sardinnia e, duncas, s’accabbu de is  prendas de s’dentidadi. Cummenti s’ìmparada de sa storia de s’iscra nosta, de su Niolitigu  fintzas a is annus ‘50-’60 de su Noixentus, e cummenti su professori  naràda,  is cosas noas in Sardinnia si funti sempiri adattadas a is  connoscentzias prus antigas e a is fundamentas curturalis sen’e ddas distrusi. Su tzerriu de timoria manna de Lilliu, imparis a su lamentu poetigu de Ciccittu Masala, non esti stettiu ascurtau. Is is tzentrus istorigus de is biddas sardas po s’umprusu  ddus anti ghettaus a pari, distrusius e lassaus a parti,  is costas de su mari  ddas anti prenas de ximentu, sa natura arrogàda cun gavas fattas a garroppus e cun attras  birbanterìas.  S’economia sarda s’unfrid issa e tottu, puru immoi, sa dipendentzia ki non si pòdidi supportai de su modellu industriali “globalizzante”e de is cadenas de is multinatzionalis. Su Professori pentzàda, cummenti sa storia si faid a connosci, e non fiad una cosa utopistica cummenti  anti fattu a crei, ca sa Sardinnia podìada tenni una funtzioni importanti meda in d’unu Mediterraneu unìu, cunfederau, foras de su dominiu mitteleuropeu  insopportabili.  
No sempiri de is Sardus Giuanni Lilliu est stetti cumprendiu e a issus parìada unu intellettuali  cun sa conca furriada a palas, cummenti a sa materia de is istudius cosa sua, s’archeoloxia, e de fattu, appustis de su primu quinquenniu  de legisladura de su 1969-1974, su Professori non fiad stetti prus scerau  cummenti a cuntzilleri arrexionali, ma votau  scetti cummenti a cuntzilleri comunali de Casteddu, (1975-1980). Duncas, non adi potziu fai sa defentza de sa Sardinnia in parlamentu e non adi potziu tenni unu ruolu chi ddhi  ad essiri spettàu Issu,  non de mancu s’esti stesiau de su doveri de  tzittadinu e de s’impenniu in sa sotziedadi. Diaicci, candu fiad Presidi de sa Facultadi de Litteras e Filosofia de s’Universidadi de Casteddu, carriga ki adi tentu po 19 annus (intr’e su  1959 e su  1978),  in su  1971, fiad stettia approvada  una proposta de su linguista Antoni Sanna,  ispirada  in parti manna a is ideas de G. Lilliu, po s’arricconnoscimentu de s’impreu pubbricu e uffitziali de sa lingua sarda ne is iscolas e ne is uffitzius e po  fai sa Scola Superiori de Studius Sardus. Custa proposta narada tra is attras cosas:
<<Poiché esiste un popolo sardo con una propria lingua dai caratteri distinti dall’italiano, ne discende che la lingua ufficiale dello Stato risulta in effetti una lingua straniera, per di più insegnata con metodi didatticamente errati, che non tengono in alcun conto la lingua materna dei Sardi.., considerata come sub cultura. La Facoltà di Lettere e Filosofia è invitata ad assumere l’iniziativa di proporre alle autorità politiche della Regione Autonoma e dello Stato il riconoscimento della condizione di minoranza etnico –linguistica per la Sardegna e della lingua sarda come lingua nazionale della minoranza. È di conseguenza opportuno che si predispongano tutti i provvedimenti a livello scolastico per la difesa e la conservazione dei valori tradizionali della lingua sarda e in questo contesto di tutti i dialetti e le tradizioni culturali presenti in Sardegna; in ogni caso, tali provvedimenti dovranno comprendere necessariamente, ai livelli minimi dell’istruzione, la partenza dell’insegnamento dal sardo e dai vari dialetti parlati in Sardegna, l’insegnamento della scuola dell’obbligo riservato ai Sardi e a coloro che dimostrino un’adeguata conoscenza del sardo. È bene osservare che per la difesa della lingua delle minoranze minacciate…  provvedimenti simili sono stati adottati in Italia per le minoranze valdostana, slovena e ladina oltre che tedesca>>.
Oi, passaus corant’annus e prus, tottus podint biri i dannus mannus e irreparabilis portaus a sa lingua e a sa cultura sarda de su fattu ki custa proposta non esti diventada una lei intzandus  ettottu. Scetti 27 annus appustis, si fiad arribau ad una condivisioni limitada de cussus propositus, cun sa Lei Arrrexionali n. 26 de su 1997, nomenada Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna e avattu cun sa Lei 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, ki interèssada  su  bilinguismu, e  is Arregulas de attuatzioni  de su  DPR n. 345 del 2 maggio 2001 ki ponid <<regole sulla delimitazione degli ambiti territoriali delle minoranze linguistiche, sull'uso nelle scuole e nelle università, sull'uso nella pubblica amministrazione (da parte della Regione, delle Province, delle Comunità Montane e dei membri dei Consigli Comunali, sulla pubblicazione di atti ufficiali dello Stato, sull'uso orale e scritto delle lingue minoritarie negli uffici delle pubbliche amministrazioni con istituzione di uno sportello apposito e sull'utilizzo di indicazioni scritte bilingue ...con pari dignità grafica, e sulla facoltà di pubblicazione bilingue degli atti previsti dalle leggi, ferma restando l'efficacia giuridica del solo testo in lingua italiana), sul ripristino dei nomi e dei cognomi originari, sulla toponomastica (...disciplinata dagli statuti e dai regolamenti degli enti locali interessati) e la segnaletica stradale (nel caso siano previsti segnali indicatori di località anche nella lingua ammessa a tutela, si applicano le normative del Codice della Strada, con pari dignità grafica delle due lingue), nonché sul servizio radiotelevisivo>>.
Ne is paginas de medas giorronnalis e arrivistas (Il Popolo Sardo,  La Nazione sarda, etc.) o ne is attobius de is Assotziatzionis curturalis cummenti a “Gli amici del Libro”, fundada de issu impari a Frantziscu Alziator e a attrus intellettualis sardus,  issu ia  guerrau cun meda impenniu po difendi su Patrimoniu archioloxigu, tottu sa curtura e s’ambienti de s’iscra. Po s’impenniu cosa sua funti istettius fattus sa Scuola di Specializzazione in Studi Sardi, de pagu abbandonada (kantu seus balentis nosus sardus!) su Istituto regionale Etnografico cun su Museo etnografico regionale a Nuoru, sa Cittadella dei Musei a Casteddu, chi arriccid impari  i museus natzionalis italianus de s’Archeoloxia e de s’Arti e puru su Dipartimentu Universitariu  de Archeoloxia e de Storia de s’Arti, a issu intitulau in arregordu de su de sa morti cosa  sua de un annu faidi  cun su donu de unu morumentu de scurtura, “una perda  ki sonad”, fattu de s’amigu Pinucciu Sciola ki pentzad de ponni in sa bandera sarda quattru turris nuraxesas simbulu lilliuianu de una Sardinnia libera e meri, in logu de is quatturus morus ki arregordant is serbidoris de su tempus de i reis Aragonesus e Ispanniolus.
Giuanni Lilliu no stimada is sistemas politigus totalitaristas e castiada a sa sotziedadi  de is natzionis e dei is istadus sen’e cadenas e po cussu gherrada contras  a sa Globalizzazioni poita ca sa bellesa de su mundu e de s’umanidadi  benid de sa mistura de is bariedadis  e non arroghendi  custas bariedadis; est cummenti a olli fai scetti de unu colori s’arcu in celu o un quadru a coloris de un pittori. De siguru ci funti cussus ki ianta a bolli su mundu tottu biancu o tottu nieddu o tottu arrubiu, ma si bid itta faint is ki dda pentzant diacci! Ne is annus ’70 ne is paginas de s’arrivista Il popolo sardo ki iad fundau imparis cun Ariucciu Carta, Giuanni Lilliu domandàda un’autonomia manna de sa Sardinnia e  s’impreu de sa lingua sarda a  cummentzai de sa scola. Intzandus, su sardismu de su democratigu cattoligu Giuanni Lilliu si intressad cun  is ideas de is Sardistas Camillu Bellieni, Antoni Simon Mossa, de   Titinu Melis, Mariu Melis e Mikeli Columbu, cun su sardismu de is socialistas Emiliu Lussu e Bustianu Dessanay, de is comunistas Antoni Gramsci e Umbertu Cardia. In su traballu “Lettere dal carcere” Gramsci arreccumandad de impreai su sardu e de imparai a is fillus sa lingua e sa curtura sarda.
Giuanni Lilliu faid a cumprendi ca si si ollid arrispettai sa mamma terra po lassai a is fillus un’eredidadi manna e non sen’e prendas, toccad a circai sa modernidadi in sa continuidadi. Su pentzamentu de sa continuidadi arresistentziali  c‘est puru in Emiliu Lussu candu in sa rivista Il ponte scriiada: << nella mia infanzia ho conosciuto gli ultimi avanzi di un società patriarcale comunitaria, senza classi, ... con ogni probabilità la continuità della stessa società che con lievi sovrastrutture, dall’epoca nuragica resistette a tutte le civiltà dominanti fino alla piemontese>.  A cummenti contad  su professori,  su sardista e socialista mannu, amigu  su, autori de Un anno sull’altipiano, una diri  in domu de su consillu nuraxesu  de Santa Vittoria si fia postu  sa mastruca e ia piagau su bastoni e si fia postu in posa fieru che unu meri  nuraxesu, facci a issu e a  Ranuccio Bianchi Bandinelli,  duncas facci a dus de is prus mannus predis de s’archeoloxia.
Po appunteddai s’idea de s’identidadi de su popolu sardu, G. Lilliu partid prus de s’archeloxia, de su sentidu de essiri fillu de unaterra spetziali ki si differentziad de is attras po cultura e natura. De fattu, su professori impreada sa connoscentzia de sa storia po su sustenni su ki issu, cummmenti a medas Sardus, intendid in s‘anima sua su sentidu de essiri fillu de una terra ki in su passau ia tentu momentus meravilliosus de gloria e donat a sa mamma terra sa stima ki non ia potziu donai a sa mamma umana, perdia candu teniat scetti tres annus. Custu sentidu esti forti meda candu unu s’istesiad de s’iscra cummenti  ia provau su mirabili artista de Orani Antine Nivola, tzerriau de G. Lilliu po fai una mostra  meda bella e castiada  in sa Facultadi de Litteras e Filosofia de Casteddu.
 Sa bellesa e is prendas  de sa Sardinnia   e non scetti is cosas leggias si  binti mellus  candu unu sinci attesiad  de s’iscra  e ddas castiad impari cun  is attras culturas  e natzionis. De siguru  s’arresistentzia  de is  Sardus  non esti  un’inventzioni  o un’utopia de Lilliu, poita ca s’arresistentzia fia crara ne is bistiris, is ballus, is cantus, is coloris, is cosas, in s’ostinazioni e s’ospidalidadi de sa genti, in su fattu ki is siendas suas fuessint ingurtias de is <<ki benint dae su mare>> e ddu esti meda de prus in sa sotziedadi brabaxina, arresistenti   ancora curturarmenti  e non  scetti in sa figura matriarcali de sa femina, ne  is leis antigas  de is bardanas  o  in sa “ vendetta barbaricina”.
Fortzis, Lilliu sighendi su camminu de Antoni Pigliaru, Maurice Le Lannou, Michelangelu Pira adi ammanniau su coru gherreri  de sa sotziedadi brabaxina i adi  postu in bella luxi is pastoris de sa muntangia sarda, ma de sa genti de Brabaxa G. Lilliu appretziada su fattu ka fiad arrennescia mantenni s’ambienti, sa lingua, sa curtura e de brus ancora a si opponni a unu stadu invasori;  bastad a arregordai sa ribellioni de su 1969 contras a is propositus de ci fikkiri arrepartus de s’esercitu a Pratobello in Supramonte. In pagus fueddus, i Brabaxinus  funti un esempiu de  ammirai e de copiai, cummenti in su I seculu i.C. fiant po Diodoru Siculu is Iliesus  sardus ki, a su contrariu de i Siculus, ianta scippiu mantenni sa libbertadi contra a is colonialistas arromanus fuendisiri in muntangia.      
Esti una cosa crara ca po G. Lilliu is Brabaxinus, eredis prus derettus de is Iliesus, ddi parint is urtimus Sardus liberus, sa braxi asutt’e su fogu , sa sperantzia  in d’unu mundu  ki podid segai is cadenas ki tenint prisoneris is Sardus, ma de brus ancora esti craru ca  sa continuidadi arresistentziali esti una filosofia de vida ki non toccad scetti a su camminu  de sa storia sarda de s’edadi de s’oru de i nuraxis fintzasa a is dis nostas, ma puru e de prus toccad tottu s’esistenzia umana. Po cresci in manera naturali is comunidadis antropigas, sene sartidus perigulosus, deppint castiai e mantenni i siendas esistentzialis fundamentalis  de sa curtura  e de sa natura ki ddas anti fattas nasci (Su Connottu). Is connoscentzias nobas si deppint acciungi sen’e distrusi is prendas de s’esperientzias  umanas e su camminu de sa natura de sa terra insoru e duncas sa Continuidadi arresistentziali  partid de un alliongiu  armoniosu  de su connottu cun is cosas noas  in manera  ki  non bengiad unu crasi allenu i alienanti; in manera chi su strangiu siad accullìu cummenti a  un’ospiti e non cummenti a unu meri.  Ma sa sotziedadi non si depid frimai.  Bastad  a donai una castiada a cantu G. Lilliu scrid in d’unu  cummentu a su Libru Sentidu de Libbertade (paginas 19-20), un’ispetzia de eredidadi testamentaria curturali po is Sardus: <<In su pitticcu de custu traballu si sposant articulus de storia, de archeologia, de politica, de lingua, de morali, de amenidadis e immaginis chi ddu fainti prus attraenti. Issu bolid essiri in is intentzionis e de fattu unu contributu, unu donu, un’omaggiu a sa lingua nostra e cun sa lingua a sa terra nostra, mamma nostra, sa Sardignia. A custa patria  de arrexinis profundas, de memorias antigas, custu modestu scritu donad dignidadi, onori, auguriu de felitzidadi. Crescìada issa  (custa patria) in su sentidu de sa Libbertadi, in su gosu de s’autonomia, in sa paxi, s’amori e s’unioni de is fillus suus, oi e in su tempus benidori. Sa causa bona de sa cultura e de sa lingua sarda si bincid si is Sardus acquistant tottus, puru in sa diversidadi de is opinionis e aspiratzionis insoru, s’idea sarda, sa cussentzia de su propriu essiri etnicu e sa storia profunda, sa dignidadi e s’orgogliu de si intendi populu identicu a issu e tottu e a is valoris suus chi non sunt minoris de is aterus, ma cun custus aterus sunt prontus a chistionai, a dialogai in su respiru de su mundu. Toccad a fai unu arrexonamentu  mannu e seriu asuba de is valoris de s’identidadi. S’essiri sardu no s’intendid satisfau  de su depidu de sa storia. In custu mundu chi cambiat,  nosu puru, Sardus,  si deppeus torrai a fai, si definiri in una identidadi noa. Una identidadi chi benit de is arrexinis profundas, ma chi castiat e chi progettat po su tempus chi at a bènniri cun ominis nous. Custa identidadi, custu valori de natura in medas Sardus est ancora a su stadu de emotzioni, prus pagu de cussentzia, prus pagu de arrexonamentu. Sa nostalgia chi de tempus in tempus si portat unu balsamu de cunfortu in su logu nostru e si pigat a scoramentu in terra allena, no bastat po s’impresa chi nos aspettat. Identidadi esti puru capatzidadi e intelligentzia de fai. Bolid nai camminai de séi, trassai is moris proprius e mirai a su puntu sceberau. Sa libertadi at a benniri, si is Sardus no tenint timoria. Nosu Sardus seus unu populu feriu ne is seculus de su dominiu, ma ancora biu gratzias a Deus>>.
Doppu kustus fueddus ki portant alas de su maiustu miu, non esti possibili chi is Sardus siant sen’e coru e abarrint firmus.  Po onorai sa figura de Giuanni Lilliu, is Sardus podint  fai in manera, prima de tottu, ki  Sa die de sa Sardinnia de su 28 de Aprili sìada Sa die de sa lingua e de sa cultura sarda. In custa diri, tottus is ki vunti in Sardinnia fueddint e iscriint in sardu, a primitziai de i giornalis, arradius e televisionis; po is ki non c’arrennescint custa diri siad un’occasioni po ascuttai e imparai a connosci sa boxi de sa terra insoru o de sa terra anca bivint o s’agattant. In tottus is pratzas de sa Sardinnia, siad una die de festa, de attobius culturalis, de cantus e de baddus, siad una diri po  fai nasci  unu beranu nou de sa Sardinnia.
Is prendas de su sardismu fiant circadas e cracculladas de is Sardus mannus sen’e tenni contu de s’ideoloxia politiga, sen’e tenni contu de sa differentzia ki puru esti fondamentali tra autonomia e indipendentzia, tra natzioni e stadu. Sa tutela de s’autonomia, de sa cultura, de sa lingua  e de s’ambienti  de sa Sardinnia  non  funti istettias  mai battalladas de is Mannus ma scetti de kini teniada una idea autoritaria  de sa sotziedadi, de kini pentzada  ka si deppint ponni alliongius a sa libertadi de is natzionis. Sighendi is ideas de Lilliu, si podid nai ca is Sardus, si puru de partidus differentis, deppint essiri unius tottus impari in d’una alliantza po s’Autonomia de sa nazioni sarda o mellus iad a essiri  in d’una Alliantza po s’Indipendentzia de sa Sardinnia, po arribai a una Costituenti Sarda. Sa pretta de is ideas diversas esti s’armonia de s’umanidadi, i esti cummenti a s’arcu in cielu de sa terra.  Su globalismu e su totalitarismu  faint su mundu leggiu  tottu de unu colori scetti, biancu, nieddu o arrubiu e màncada su celesti e su birdi, chi funti is coloris de sa terra chi arrrespirad  e de su xelu illuminau de su soli;  non toccad a timi is diversidadis, ma s’uniformidadi a fortza o cun s’ingannu.
Sa Sardinnia est sa prus cundannada de custa politiga ki portad a ndi tirai tottus is servitzius de su territoriu: is ospedalis, is uffizius, is provintzias, is iscolas, is casermas, po unu accentramentu ki favoresid  is  cittadis e is polatzionis mannas e arriccas e cundannat is territoriu ki prus tenint abbisongiu e ki funti spopolendisiri sempiri de prusu. Sa libertadi e su pani  non funti in d’una carrotza chi non passad. Si su stadu  non cambiad direzioni (e non tenid nisciuna intenzioni), su camminu de s’indipendentzia esti una necessidadi de subitu po sa sopravviventzia e non scetti un ideali.  Is Sardus anti aggiudau meda a fai s’Italia poita ca pentzànta ca fuessid sa manera iusta po s’accostai a su mundu, po essiri a cuntattu cun is attrus popolus, po cresci cun is attras natzionis in su progressu e sa connoscentzia. Oi, po andai in su mundu is Sardus non deppint abarrai attaccaus ais biddius continentalis ki olint isolai sa Sardinnia e dd’olint tenni cummenti a una colonia. Immoi is Sardus deppint aggiudai a fai sa Sardinnia appustis chi anti aggiudai a fai s’Italia, prima chi s’Italia accabbid de dda distrusi. Fortzis diacci si podidi puru sperai de aggiudai a fai a cresci s’Italia chi esti torrendi a koa po sa bramosia de is  disonestus sen’e coru chi si olint ponni meri de tottu, funti tzurpus,  lassanta sa genti sentz’e pani e tenint s’ipocrisia de nai e de iscriri ca faint beni a su mundu.  Toccad a isperai chi is Sardus no appanta perdiu, impari cun su sentidu de sa libbertadi, puru una prenda chi s’arricconnosciada su poeta latinu Nevius de su III seculu i.C. candu impreada su verbu sardare chi ollia nai “pentsai in maniera intelligenti cummenti a si Sardus”.   

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