lunedì 17 marzo 2014

Back Straight & Sostegno con IDEE NOSTRE

Mentre si completano gli assetti di direzione interni alla nuova Giunta regionale che chiariranno ancora meglio il new deal annunciato dal prof. thePresident, vediamo di fissare alcuni punti fermi in tempo utile e con sufficiente precisione per evitare due rischi classici e speculari:- essere annoverati,tra le già nutrite schiere dei clientes alla corte del Re tifosi a prescindere o tra i malpancistinonsipuotisti sempre e comunque, un rischio questo che conoscono bene quelli che esercitano la pratica critica del combinato disposto di conoscenza di Lenin e Flaiano e non solo.Tre sono i nodi, che valutati ex ante cosi come ex post devono e possono guidare atteggiamento e giudizio non aprioristico, sull'avvio della nuova legislatura regionale.
La questione istituzionale e della rappresentanza politica.
Il Consiglio Regionale che si insedierà è il più debole della storia dell'Autonomia e la sua composizione sia per quanto riguarda la maggioranza che l'opposizione, ancorchè legittime, rappresentano il punto più basso della rappresentanza popolare. A questo dato politico che sarebbe saggio da parte di tutti tenere nella dovuta considerazione,si devono aggiungere altre due questioni, una quella relativa alla non impugnativa delle norme elettorali regionali da parte del governo, di cui all’art. 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148, che norma i principi di coordinamento della finanza pubblica e il paventato ricorso alla Corte avverso il porcettum non potrebbe non sancire la conseguente violazione dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione vedasi sentenza (S. 35/2014 depositata il 6 marzo 2014 avente per oggetto: Consiglio regionale - Norme della Regione Calabria - Previsione della riduzione del numero dei consiglieri regionali da 50 a 40; Previsione della composizione della Giunta regionale dal Presidente e da un numero di assessori non superiore a 8, compreso il Vice Presidente). Le norme violerebbero, inoltre, l’art. 127 Cost. L’art. 14, comma 1, del d.l. n. 138 del 2011 stabilisce infatti che, per le Regioni la cui popolazione sia inferiore a due milioni di abitanti, il numero di consiglieri regionali non deve essere superiore a 30 (lettera a) da noi sono 60, mentre il numero degli assessori regionali non deve essere superiore ad un quinto del numero dei componenti del Consiglio regionale (lettera b), quindi a 6, da noi sono 12.
L'altra l'assoluta urgenza di delineare un disegno organico degli assetti istituzionali interni della Regione a seguito della abolizione delle Provincie, per quanto attiene gli enti locali territoriali, il governo del sistema sanitario, quello scolastico, della cultura e della ricerca, quello delle Agenzie regionali, ultima ma non meno importante la riforma dell'ordinamento regionale e delle competenze della Regione.
La questione del nuovo rapporto Stato-Regione.
Il modello che si va delineando a seguito della proposta di revisione del titolo V° della Costituzione, presuppone non un allargamento del sistema federale regionale ma al contrario una contrazione dei livelli di decisione e di autonomia delle Regioni. La nuova formulazione del 117 della Carta che prevede la clausola di sovranità al contrario stabilisce il potere in capo allo Stato di avocare a se anche l'intervento in materie non secondarie di competenza esclusiva delle Regioni, che sommato alla abolizione delle cd vecchia legislazione a competenza concorrente, rappresenta oggettivamente non solo un attacco alle prerogative ordinarie ma può sostanzialmente configurarsi come la messa in amministrazione controllata del sistema delle Autonomie regionali, dal quale sarebbe illusorio escludere la Sardegna in virtù di una Autonomia Speciale ormai solo sulla carta e che una certa lettura subalterna dello stato dell'arte sta già tentando di accreditare. Questo determinismo neo centralista comune alla maggioranza delle larghe intese, ufficiale a Roma e sostanziale in Sardegna, è bene si sappia può configurare un addio ex ante per ogni idee legata all'esercizio della Sovranità responsabile, principio faticosamente affermato durante il dibattito elettorale.
La questione del nuovo modello di sviluppo.
Sul concetto di sviluppo sostenibile ha pesato il silenzio più assoluto tra gli schieramenti in fase di discussione pre-voto. Non è chiaro il discrimine e il contenuto alternativo tra il vecchio modello e il nuovo che si dovrebbe immaginare, al netto delle tifoserie e delle bandierine più o meno credibili, non si evince con chiarezza la direttrice di marcia in ordine a tutte le questioni strategiche legate all'auspicato e urgente nuovo  modello di sviluppo sostenibile, sia che si parli di Energia, di Trasporti, di uso del Suolo, di risanamento e messa in sicurezza del territorio, di servitù militari, di valorizzazione di prodotti e produzioni legate al sapere e al saper fare dei territori. L'amalgama per qualità e quantità di costruzione del prodotto finale dell'organo di governo, non consente di esprimere una valutazione seria e di merito legata ai temi richiamati, perche è intrinsecamente priva di visione politica collegiale nota e concorde, convinta e solidale; più che una compagine di governo e una maggioranza coesa, a oggi appare una compagnia in cerca d'autore che intanto c'è poi si vedrà cosa e come fare e con quali alleanze sociali sostenere l'azione di governo.

Stiamo a vedere, a schiena dritta e con le nostre idee, appunto.

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