lunedì 3 febbraio 2014

PIGLIARU NON DEVE ESSERE IL SECONDO TEMPO

DELLA  GIUNTA SORU.

Francesco Pigliaru non può e non deve essere il secondo tempo della giunta Soru, per una serie di motivi storici, politici e di prospettiva.
Francesco in queste 3 settimane ha fatto molto pur partendo da una condizione di oggettivo svantaggio rispetto al Presidente in carica e alla stessa Murgia.
L'uomo è colto di suo e ha coltivato con l'umiltà dell'intelligenza il dialogo, cancellando in pochissimo tempo un'alea negativa che il csx soprattutto per responsabilità del PD si era creato.
Ha detto cose significative in ordine alla composizione della coalizione, al ruolo dei partiti, ai criteri informatori circa la composizione degli assetti di governo, ha preso impegni significativi sui temi dello sviluppo sostenibile, della cultura, della ricerca, dell'uso del suolo e ha cominciato ad introdursi con buona volontà nel tema della sovranità.
Ora occorre un salto di qualità, un cambio di passo che deve essere comunicato attraverso i mezzi appropriati, quelli che arrivano al grande pubblico e tra questi non c'è dubbio, la televisione gioca un ruolo importante.
Portalo in giro tra le realtà significative ed emblematiche della crisi che attanaglia la nostra Isola è cosa buona e giusta, organizzare nei territori la sua presenza per l'ascolto degli amministratori locali e dei portatori d'interesse, pure, tuttavia questa fase a 14 giorni dal voto non è più sufficiente e neanche utile.
La sua platea da subito deve essere la Sardegna e i sardi, quelli del popolo del centrosinistra in primis, ma soprattutto quel 48% di nostri fratelli e sorelle che a ragione non intendono andare a votare. Certo il messaggio deve essere universale per tutti i sardi, ma è l'area del non voto quella decisiva per determinare il risultato e la conformazione della legge elettorale mette in capo ai candidati presidente, la chiave d'accesso al governo della Regione.
Il messaggio forte e chiaro che Pigliaru deve lanciare a tutti i sardi di buona volontà è che la stagione dell'Autonomia è finita senza se e senza ma. Quel modello di sviluppo e di assetto negoziale con lo Stato ha esaurito la sua fase propulsiva.
Occorre aprire all'idea che è necessaria una nuova prospettiva, politica, economica e di rapporti con lo Stato, che veda la Sardegna e i suoi interessi nazionali, unica cartina di tornasole per le scelte sul piano politico, economico, sociale e culturale.
I suoi più stretti collaboratori sul piano dei contenuti e della comunicazione o hanno l'intelligenza di cogliere questi aspetti, oppure continueranno a giocare una partita che potrebbe non  prospettare un risultato positivo finale. Uso una metafora calcistica, una buona squadra è il frutto di un complesso di cose che funzionano sinergicamente in un mix di schema, tattica e strategia, in campo è il regista a far girare il pallone e non il contrario, e il regista che ha la visione del gioco e organizza la squadra, egli scandisce tempi e modi di difesa e di attacco, destinare il regista a correre su e giù per il campo, lo si sfianca inutilmente e senza costrutto alcuno, sia per la squadra che per il risultato finale; perche si gioca per vincere, ogni altra opzione può andar bene, forse, a qualcuno, ma di certo non è auspicata ed auspicabile per i sardi e la Sardegna.
La scommessa che gioca Francesco Pigliaru non è il secondo tempo della partita giocata e persa da Renato Soru, nella quale quella corte di personaggi di allora, pensano di recuperare ruolo e funzione. Questa sfida di oggi riguarda uno nuovo match quello decisivo: Costruire una prospettiva nuova che, senza dimenticare quanto di buono è stato fatto, apre ai sardi di oggi e soprattutto a quelli di domani, una prospettiva di vita e di lavoro possibile e certa, e questa è una questione che stà a cuore a tutti e che innesca anche emotivamente un processo di sfida partecipata alla quale padri e figli di Sardegna hanno sempre dimostrato di voler positivamente concorrere.    
   

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