lunedì 17 febbraio 2014

EUTANASIA DI UNA CLASSE DIRIGENTE & Post Scriptum

Al di la del probabile risultato finale, il dato politico di fondo di queste elezioni è chiaro; la classe dirigente sarda, tutta la classe dirigente sarda, non è considerata da popolo sovrano adeguata al suo ruolo.
Come sempre il  popolo sovrano emette una condanna e lo fa con la saggezza propria del vivere quotidianamente nella vita reale, fatta di sacrifici, di dolori, di gioie, ma soprattutto di speranza, caparbiamente legata all'impossibilità di arrendersi, per la perdita del lavoro, per una malattia, per l'ansia dei propri figli, stringe cinghia e tirada ainantisi.
Sarebbe un bel gesto se i vertici dei partiti, deputati a rappresentare e portare a sintesi le istanze dei cittadini prendessero atto del fallimento e della loro incapacità ad essere riconosciuti e definiti tali, tutti i partiti, sia quelli che avranno vinto sia quelli che perderanno.
Sarebbe la prima grande risposta seria all'urlo forte e chiaro che la metà dei sardi ha gridato stando a casa. La seconda grande risposta riguarda il modo e la qualità della composizione del nuovo organo di governo dei sardi, una scelta in mano al nuovo Presidente e che deve rimanere tale, senza se e senza ma, perchè dentro quella metà di sardi che si è espresso i sentimenti non sono distinti e distanti dai loro fratelli e dalle loro sorelle.
Chiunque pensasse che è passata a nuttata, sbaglierebbe di grosso, a destra come a sinistra. A maggio ci saranno le elezioni europee e i sardi avranno subito l'opportunità di valutare se la classe dirigente ha capito il messaggio e ha capito bene.
Quando si conosceranno i dati definitivi e sarà possibile analizzare rapporti di forza e comparare i progetti politici che si sono misurati, si vedrà quanto e come l'estrema divisione più legata alla sopravvivenza delle elites che alla difformità dei programmi, a dx come a sx, siano stati sanzionate dal corpo elettorale.
In questo quadro è inevitabile che movimenti e organizzazioni che senza disconoscere il ruolo utile dei partiti nelle democrazie avanzate, aiutino con forza e vigore gli stessi a riappropriarsi delle caratteristiche e delle condizioni essenziali per la loro esistenza in primis, il tasso di moralità e di etica nel loro agire al servizio del bene comune e verifichino quanto e di nuovo sia possibile portare ad una sintesi più alta rispetto alla domanda di buon governo e di governo di Sardegna è stato espresso in questo voto soprattutto nei confronti di quei 700.000 sardi che hanno fatto pollice verso.

Post Scriptum
Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo
18/02/2014
ELEZIONI REGIONALI “SARDEGNA” - 16 FEBBRAIO 2014

Analisi dell’Istituto Carlo Cattaneo. Chi ha vinto, chi ha perso, e dove.

L’Istituto Cattaneo ha esaminato l’andamento del voto ai partiti nelle elezioni regionali in Sardegna appena concluse. I dati del 2014 sono stati messi a confronto con le consultazioni analoghe del 2009 e con le elezioni politiche del 2013.
La comparazione più corretta riguarda le due consultazioni regionali, ma essendo intercorso un periodo di tempo abbastanza ampio e viste le novità politiche ed elettorali del 2013 è altresì utile avere un quadro di riferimento aggiornato alla nuova offerta elettorale e ai nuovi comportamenti degli elettori.
Il dato regionale complessivo indica che nelle elezioni regionali appena terminate i due principali partiti nati dalle aggregazioni del 2007 e 2008, Partito democratico (Pd) e Popolo della libertà (Pdl) hanno perso rispettivamente un quarto (-26,3%) e circa la metà (-49,2%) dell’elettorato che li aveva scelti alle scorse elezioni regionali, svoltesi nel 2009. La contrazione dei consensi è diffusa e generalizzata su tutto il territorio regionale con punte massime per il Partito democratico in provincia di Nuoro (-44,8%) e assai contenute in Ogliastra (-4,1%).
In particolare, nel complesso, il Pd nel 2014 ha perso 53.731 voti rispetto alle precedenti elezioni omologhe.


Nel caso del Pdl, ovvero le forze politiche a esso riferibili , ha avuto massima dispersione del consenso ottenuto precedentemente nella provincia di Carbonia-Iglesias (-56,0%), e una maggiore «tenuta», comparativamente con le altre province, in Ogliastra (-26,7%). La forza politica guidata da Berlusconi ha perso in totale 122.327 voti tra il 2009 e il 2014.

La Sinistra ha perso oltre il 10% dei consensi avuti nel 2009 (-11,8%), ma con una distribuzione territoriale non lineare. Valori positivi si sono avuti in due province, con una crescita dei voti a Carbonia-Iglesias (20,9%) e Cagliari (4,7%).

Infine, i partiti che si auto-definiscono di «centro» hanno perso circa un terzo dei consensi rispetto alle regionali scorse (-31,2%)

Passando al confronto tra i risultati del 2013 (elezioni politiche) e del 2014 (elezioni regionali), il dato complessivo non cambia di significato, complice l’elevata astensione.

Il Partito democratico ha subito una contrazione di oltre un terzo del proprio elettorato dello scorso anno (-35,4%): la diminuzione dei consensi è diffusa in tutta la regione, ma particolarmente accentuata a Nuoro (-46,2%) e Oristano (-43,8%), e meno accentuata, sebbene rilevante, nel caso di Ogliastra (-22,2.%). In generale il partito del neo-segretario Renzi ha registrato una diminuzione di consensi pari a 82.403 voti tra il febbraio del 2013 e le consultazioni appena concluse.

Il Pdl replica la prestazione negativa anche confrontando il dato del 2014 con quello delle scorse politiche. Circa un terzo (-33,0%) dell’elettorato che lo aveva scelto alle scorse elezioni di febbraio non ha ribadito il proprio voto. La contrazione dei consensi e diffusa e generalizzata su tutto il territorio regionale con punte massime in provincia di Medio Campidano (-52,0%), ma abbastanza contenuta nel caso di Nuoro (-5,7%) e addirittura si registra un caso di crescita di consensi nella provincia di Ogliastra (1,6%). Nel complesso il Pdl ha perso 62.153 voti.
La Sinistra ha perso oltre un quinto dei consensi avuti nel 2013 (-22,3%), con valori differenziati per provincia, passando da contrazioni assai cospicue come ad Oristano (-51,4%) e Ogliastra (- 38,7%), con valori meno negativi rispetto alle media regionale: (-6,7%) a Carbonia-Iglesias e (-7,0%) a Sassari. In generale i partiti di «Sinistra» hanno visto restringersi il proprio bacino elettorale di 14.134 voti.
Le dinamiche negative sono confermate anche per i partiti di «centro», il cui peso elettorale è diminuito in un anno di oltre il 40% (-43,2%), pari a una contrazione di quasi 40.000 elettori.

Infine, per la coppia di elezioni 2013-2014 è possibile fare un confronto tra le forze «non allineate», ossia quei partiti/liste che si sono deliberatamente schierate contro il c.d. duopolio Pd-Pdl. Ovviamente si tratta di una misurazione che non tiene conto della mutata proposta elettorale (l’assenza sulla scheda del simbolo M5s, della campagna elettorale ecc.), ma offre soltanto un dato statistico complessivo riferito a un’area politica, quella «non allineata» appunto rilevante nella politica italiana dell’ultimo lustro.

La comparazione tra la prestazione del Movimento 5 stelle, non presente nel 2009 (e quindi non riportato nelle tabelle delle variazioni), e i consensi ottenuti dalle liste a sostegno della candidata presidente Murgia rilevano che i «non allineati» hanno subito una riduzione di 228.653 voti, distribuiti abbastanza equamente su tutto il territorio. In termini percentuali si traduce in una diminuzione di oltre l’80% (-83,2%)




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