lunedì 10 febbraio 2014

BENVENUTA MICHELA


Stasera la leader di Sardegna Possibile sarà ospite del Paese Museo, il paese dove le pietre diffondono melodie e i muri raccontano storie. Michela è per cosi dire sparadesa onoraria per i legami di amicizia e culturali  che intrattiene con la comunità e con i suoi cittadini, illustri e non.
A una settima esatta dalla sua visita elettorale si saprà cosa i sardi sovrani avranno deciso circa il futuro governo regionale. Come in ogni democrazia degna di tale nome tutti, dovremo fare i conti con il responso delle urne, ma la battaglia politica e culturale non si ferma e non si fermerà il 16 febbraio.
Quella battaglia che anche la coalizione guidata dalla Murgia, ha in mente e nel cuore: Costruire una Sardegna capace di autodeterminare il proprio destino nel consesso italiano,europeo e mondiale.
Una Sardegna, capace di costruire uno sviluppo sostenibile e di esercitare con responsabilità la propria sovranità.
Questo orizzonte e questa battaglia non finisce, anzi inizia è già iniziata con il lavoro di tanti di molti dentro e fuori i partiti tradizionali e financo in quelli che per credo politico ed economico si collocano nella più classica delle tradizioni centraliste.
E per queste ragioni politiche e culturali di prospettiva storica e in qualche modo rivoluzionaria rispetto a su connottu, anche a sinistra, che non mi appassiona la polemica sul voto utile di questi scampoli finali della campagna elettorale. Le condizioni  oggettive della competizione a due si sono determinate nei mesi trascorsi, figlie di scelte politiche di fondo e di visioni, tutte legittime e sulle quali la parola del giudizio finale la daranno i sardi.
Personalmente mi colloco tra coloro che si sono battuti perchè ci fossero due grandi opzioni, una di destra e conservatrice, l'altra riformatrice e progressista sostenendo in tempi non sospetti, e ben prima della proposta della Murgia o della Barracciu, che questa volta bisognava rendere plastica e riconoscibile a tutti la scelta e che, forti di un programma a contenuti sovranisti, lo schieramento progressista avrebbe dovuto eleggere una segnora Presidenta de sa Regioni.Cosi non è stato e per responsabilità di molti, ma non di tutti.
Qualunque sarà il risultato nel campo riformatore e progressista, a nessuno dovrebbe sfuggire una questione reale molto concreta : senza un nuovo soggetto politico sardo, che abbia cioè in testa e nel cuore la Sardegna, unitario, inclusivo di sensibilità e culture, io dico che si rifà ai valori fondanti della sinistra, qualsiasi ipotesi che anche solo aspiri all'autodeterminazione del popolo sardo, non troverà respiro forte e proporzionato alla sfida che si propone.

Dal 17 febbraio siamo chiamati tutti, e Sardegna Possibile è per quanto ci riguarda, uno dei soggetti costitutivi e costituenti dell'avvio di quel processo che deve vedere nel prossimo autunno un primo momento di confronto unitario e costituente. Le prossime elezioni europee saranno per tutti una tappa, un banco di prova per sperimentare quante e quali siano le condizioni politiche e culturali perchè soggetti distinti e divisi all'appuntamento elettorale regionale, siano in grado e capaci di far tesoro delle rispettive esperienze e collocazioni.Considero da sempre il confronto politico anche aspro, una delle migliori scuole di democrazia. Perché ci mette davanti ai nostri limiti, ci spinge a migliorarci e ci obbliga a cercare l’aiuto degli altri per superarli. Perché coniuga rigore morale, tensione etica disciplina di governo e talento individuale che da solo non basta a vincere, senza il sacrificio quotidiano, la capacità di ascolto e di inclusione soggettiva e collettiva ogni capacità individuale non conta. 
Perché nella politica, quella seria, tutti hanno un loro ruolo e chiunque può contribuire perché un risultato sia raggiunto.Nella politica per vincere c’è veramente bisogno di tutti, dal grande intellettuale all’ultimo diseredato. Ecco perché la politica è soprattutto una grande scuola di democrazia , perchè se parliamo di fare il possibile, siamo capaci tutti. Il compito della politica è pensare l'impossibile. Solo se pensi l'impossibile hai la misura di quello che puoi cambiare.
Benvenuta Michela, in bocca al lupo e arrivederci a prestissimo.





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