venerdì 3 gennaio 2014

SVILUPPO SOSTENIBILE : OCCORRE UN CAMBIO DI PASSO!

Il primo post del 2014 è dedicato alla questione energetica. Il 16 febbraio saremo chiamati alle urne per il rinnovo del Consiglio Regionale, 1.400.000 Sardi dovranno decidere chi guiderà la Sardegna fuori dalle secche storiche e della crisi attuale e cosa ancor più complicata, come e verso che cosa.
Sotto questo profilo grande rilievo riveste la questione energetica e il come il maggior partito del CSX il PD, si rapporta in tema di energia e di scienza del sottosuolo.
La situazione sarda del PD non differisce da quella nazionale, mi riferisco alle posizioni serie e mature; non alle dispute ideologiche e fuorvianti tra livelli diversi istituzionali e o territoriali dove le divaricazioni tra centro e periferia sono risultati più evidenti, ( Arborea, Ottana, Portovesme,Porto Torres, Galsi, ecc), solo per richiamare le più evidenti sul vasto tema dell’energia riprese nel circuito della comunicazione – informazione dalle quali si possono trarre alcune considerazioni:
Il Pd relaziona spesso il tema energia a quello dell’ambiente, sovrapponendoli eccessivamente e a volte confondendoli. Solo in seconda battuta si legano le dinamiche dell’energia a quelle economiche e di sviluppo.
A livello europeo e nazionale il Pd emerge come un partito fortemente sostenitore della Green Economy, termine vasto e che contiene in sé sia l’ambientalismo ideologico sia l’ambientalismo tecnologico, verso il quale propendo. Non delinea una politica energetica intellegibile di livello nazionale e di spessore europeo. L’interesse per temi come gas naturale, petrolio, carbone, sottosuolo, importazione di energia dall’estero c’è per lo più con riferimento a tecnicismi, direbbe un caro amico ex assessore regionale, utili per il sistema (ad esempio, la riforma del sistema di distribuzione carburanti, la separazione proprietaria tra Snam ed Eni o il caso recente sul presunto sostegno dato dal Pd ad alcuni emendamenti a favore del termoelettrico e in particolare a Sorgenia – De Benedetti.
Il Pd, invece, ha a che fare con questioni riguardanti petrolio, gas naturale, stoccaggi, uso del sottosuolo, carbone biocarburanti, questioni  che principalmente si sviluppano a livello regionale, provinciale e comunale, come tutte le recenti e recentissime vicende sarde testimoniano, dove molto spesso le rappresentanze istituzionali regionali e i politici di tutti i partiti hanno la tendenza a voler acquisire voti per la prossima elezione e non pensano al lungo termine, generando posizioni talvolta anche strumentali, nascoste nel cavalcare la sindrome Nimby, ma anche utilizzando questa in nome di interessi subalterni e speculativi, vedasi a tal proposito la recente mozione sull’energia presentata dal capogruppo del PD in Regione e i suoi esiti.
Nel caso della politica energetica regionale del Pd, le posizioni sono varie e differenti per ragioni evidenti di vuoto legislativo, siamo in assenza infatti  del Piano Energetico Regionale e di contro vengono lasciati soli, colpevolmente dalla giunta Cappellacci, gli amministratori locali a fronteggiare gli speculatori del vento e del sole, o quelli appoggiati dalla potente lobby agricola della produzione di biocarburante da colture fortemente energivore, e non c’è  neppure una visione nazionale da cui attingere;  questo comporta una sorta  di schieramento a branco e per simpatie relazionali – tra l’altro con le contraddizioni  tra centro e periferia già richiamati, che  fanno emergere quasi sempre, o posizioni a favore del sostegno a coloro che temono lo sfruttamento selvaggio del territorio e il danno ambientale, o esattamente l’opposto dando l’impressione e non sempre a torto, di stare dalla parte del business dell’energia prescindendo dalla volontà, dalla vocazione e delle professionalità e culture produttive presenti nel territorio, insomma posizioni basate su concetti ideologici e non tecnologici e soprattutto prive di un qualsiasi legame con modello di sviluppo e su quello eventuale più competitivo e sostenibile in rapporto a quale sistema energetico sia più funzionale a quel modello . Come questa impostazione possa reggere in vista della scadenza del 1 gennaio 2015, per il Mercato Unico dell’Energia è un mistero.
Appare evidente che per le connotazioni strutturali del nostra sistema energetico regionale (sovrapproduzione, limiti strutturali della rete interna e di quella da trasporto, forte quota di produzione di energia da combustione) il tema quali-quantitativo relativo al  soddisfacimento del fabbisogno elettrico, con la quota più alta possibile di rinnovabili, la diffusione di sistemi di efficienza energetica in tutti i settori, sviluppo delle smart grids, in vista dell’innalzamento dei target climatici europei al 2020 e al 2030, sono  una serie di obiettivi che bisogna con urgenza entrino di prepotenza nel dibattito elettorale sin dai prossimi giorni e diventino uno dei primissimi cimenti normativi e di programmazione al quale il nuovo Consiglio regionale deve essere chiamato.
Con molta chiarezza occorre dire che- sino alla celere e completa redazione e approvazione del nuovo Piano Energetico Regionale, va disposta la moratoria assoluta su tutti i nuovi impianti di produzione d’energia e su quelli già autorizzati o in itinere, esercitando e rivendicando una prerogativa di sovranità forte e in contrasto con la tendenza pericolosa alla centralizzazione decisionale nazionale e allo stesso tempo non perdendo di vista i nodi scientifici, normativi, economici verso  traguardi generali di livello nazionale e comunitario ai quali siamo ineludibilmente legati quali  la Green o White Economy. Questo perché uno sviluppo sostenibile serio non può perdere di vista il preoccupante dato sardo e non solo, sul gap energetico con percentuali a due cifre che ci  segnala che abbiamo perso aziende sostanzialmente per due motivi: costo dell’energia e del lavoro, lungaggini burocratico-procedurali e/o di limitazione della sovranità come quelle insite nel titolo V della Costituzione e ancor di più nelle proposte di una sua revisione.
Il Pd  e il CSX sono chiamati dunque a  cambiare passo sul tema dell’energia  riequilibrare l’approccio con  le filiere energetiche, senza dimenticare che la ricerca sulle scienze del sottosuolo si stà rivelando molto interessante. Abbracciare l’idea di uno sviluppo sostenibile e di un corretto posizionamento politico, culturale e programmatico dei fattori strutturali a partire dal fattore energia può e deve significare abbracciare  la nostra Terra e i sardi di oggi senza strangolare il futuro di quelli di domani.

Buon Anno e s’alludi e trigu a tottusu.


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