lunedì 13 gennaio 2014

PRO MEMORIA PRO PIGLIARU



Chi come me ha iniziato a fare i compiti nella CGIL di Luciano Lama e ha proseguito gli studi  di politica  per tutto il decennio che va dal 1980 al 1990 prima con Pizzinato  e poi con Trentin, non può non avere in testa e nel cuore un imperativo : -Prima di tutto il lavoro. Questione dirimente, una scelta di campo e di contenuto della quale indelebilmente si resta segnati.
Per questa ragione, al netto della questione etica, il messaggio principale che la sinistra, il centrosinistra, Francesco Pigliaru devono lanciare ai sardi di oggi e per quelli di domani  è LAVORO, LAVORO, LAVORO.
Certo nelle forme e nei modi possibili e adeguati sia alla congiuntura attuale che alla prospettiva prossima.Lavoro vero, qualificato e qualificante, non assistenzialismo fine  a se stesso o peggio improduttivo e delapidante di risorse finanziarie, ambientali, o peggio ancora inquinante o speculatorio e legato al vecchio modello di sviluppo della stagione autonomistica.
E per farlo, pur avendo a mente e fortemente il principio di autodeterminazione del popolo sardo nella definizione di un processo serrato di negoziazione forte con lo Stato centrale, la battaglia del lavoro deve essere contestualizzata dentro quella urgente del Mezzogiorno e la questione sarda inquadrata come una condizione specifica della più complessiva questione meridionale e nell'insieme come un unica questione  a forte valenza e caratura euro mediterranea.
Il fronte culturale, politico e identitario che si sta affermando in questi mesi e che si riassume nel termine Sovranismo, o ha questo respiro e questa caratterizzazione o semplicemente non esiste, rischia cioè di essere un vacuo esercizio intellettuale che produce frammentazione e gattopardismo malcelato a tutto vantaggio dell'attuale ceto dirigente.
I recentissimi dati del rapporto Check-up Confindustria Mezzogiorno del dicembre 2013, richiamano tutti ed io aggiungo in primis il centrosinistra, a guardare le cose per come sono realmente e richiede di attrezzarsi con lena e vigore ad affrontare la dura realtà che abbiamo di fronte e che per le scelte dure che occorre fare in campo economico e proprio in ragione di esse, abbisogna di una nuova una classe dirigente considerata e percepita irreprensibile sul piano prima di tutto morale e poi capace e competente e  in grado di vincere la sfida del governo e dello sviluppo.
Richiamo solo alcuni indicatori contenuti nel rapporto Confindustria Mezzogiorno, riferiti alla Sardegna, perchè a mio avviso non c'è contezza e attenzione alle condizione macroeconomiche reali del sistema-sardo.
L'andamento degli occupati  in Sardegna dal 2007 al 2013 vede una perdita secca di posti lavoro che solo tra 2012 e 2013 è stata del -8,9%, nel Mezzogiorno del -5,4%, in Italia del -2,5%, segnando in Sardegna il calo più significativo.
Il PIL pro capite è passato dal 80,% al 77,6% dal 2009 al 2010, nel Mezzogiorno è passato dal 70,3 % del 2009 al 67,9% 2012 e per la prima volta quello italiano nel periodo 2010/2012 è sceso sotto cento da 101,2 a 98,4%.
La spesa in R & S in Sardegna è passata dallo 0,65% allo 0,69% nel periodo 2009/2011,Nel Mezzogiorno nello stesso periodo si è passati da 0,89% a 0,84% il dato nazionale è 1,26% a 1,27%. La Sicilia e la Sardegna hanno i tassi più elevati di abbandono scolastico.

Gli addetti x 1000 abitanti sono passati dall'1,5% del 2000 al 1,7%  del 2011. Nel Mezzogiorno dall'1,4% al 1,6% in Italia dal 2,6% al 3,3%.

La % di  investimenti in innovazione delle imprese nel 2012 in Sardegna era il 20,1% e sul totale degli investimenti  il 57,5%, nel Mezzogiorno era del 29,1% e sul totale il 31,2%. 
Nel 2013 la % del tasso di innovazione sul totale degli investimenti è stato per quanto ci riguarda del 40,4% e quello del Mezzogiorno del 41,4%.

Altro significativo indicatore quello della Qualità della vita nel 2013, la prima provincia sarda la troviamo al 40° posto con Nuoro seguono 43° Ogliastra, 44° Oristano e Cagliari solo 67°.

Interessanti anche gli indicatori sul turismo  gli arrivi passano da 2.384.423 del 2010 a 2.242.707 del 2012.

La povertà relativa nel 2012 ha segnato le seguenti %, Sardegna 20,7%, Mezzogiorno 26,2%, Italia 12,7%.

La spesa pubblica pro capite mette la Sardegna al 3° posto tra le regioni del Mezzogiorno con una spesa pari a 12.666,07€  nel 2011, nello stesso periodo in Italia si è registrato il dato di 12.784 €.

Tralascio per ragioni di brevità gli indicatori di dotazione infrastrutturale, stradali, ferroviarie, portuali e aereo portuali. Insomma molte ombre e qualche flebile luce. Ma tutto questo un economista dello spessore del prof. Pigliaru lo conosce a menadito il punto è che la sfida vera si gioca sulla forza e la capacità di proporre ai sardi un progetto percepito credibile che non solo arresti il declino ma che inneschi un circuito virtuoso che pur in presenza di scelte dolorose abbia nelle politiche economiche un'attenzione ossessiva nel fare in modo che nessuno nel modo più assoluto venga lasciato solo a cominciare dalla parte più debole che risulta essere di gran lunga quella prevalente tra il 1.600.000 sardi. Sono possibili due scenari. Nel primo Pigliaru diventa il regista di una proposta efficientista, razionalizzatrice e per usare degli slogan, renziana e liberista, che non guarda alle ragioni della sovranità ed alla necessità di costruire un nuovo modello di sviluppo e nuove relazioni sociali. Nel secondo, invece, Pigliaru fa tesoro degli aspetti migliori del quinquennio 2004-2009, quando governava Renato Soru, e ci si fa interpreti di una battaglia che unisce responsabilità, sovranità e nuovo modello di sviluppo. Io lavoro affinché si affermi il secondo scenario.
    

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