lunedì 2 dicembre 2013

LA SARDEGNA CHE NON VINCE..........SI CAMBIA !






LA SARDEGNA DEVE CAMBIARE
CAMBIAMO LA SARDEGNA
 La Sardegna che non vince...... si cambia!


La Sardegna, nel corso degli ultimi 15 anni, ha smesso di vincere e, cosa forse addirittura peggiore, si sperare di poterlo fare.
L’ amministrazione guidata da Renato Soru - nonostante probabilmente non abbia centrato tutti gli obiettivi che si era prefissata e non sia  stata in grado si soddisfare pienamente tutte le aspettative maturate - ha avuto il grande merito di trascinare la Regione fuori da quella condizione di assoluta periferia che, purtroppo, ne compromette da sempre lo sviluppo e la crescita.
La rocambolesca vittoria di Ugo Cappellacci, determinata anche dalle gravi e miopi fratture nel centrosinistra sardo ed in particolare nel Partito Democratico regionale e nazionale, ha abbassato significativamente l’appeal della Sardegna che, colpita dalla crisi economica che si è abbattuta su tutto il Paese, non riesce a ricostruire una propria dimensione e ad individuare una reale via d’uscita.
Oggi, purtroppo, la Sardegna – lo si vede chiaramente anche dallo spazio che le è dedicato dai media nazionali – è tornata ad essere una periferia: serve un cambiamento di rotta molto significativo, sia in termini programmatici che comunicativi, per riportare la Regione al centro di un percorso di crescita e di rilancio a favore di un territorio certamente eccezionale e giustamente orgoglioso delle proprie peculiarità.
È necessario, cioè, uno scatto molto importante che sia capace di riformare e riallacciare alla società il Centrosinistra sardo che, oggi, non solo non si è ancora “ripreso” dalla sconfitta elettorale di cinque anni fa ma è stretto nella morsa della questione morale e che, quindi, non è più considerato come il possibile motore trainante di una nuova e duratura fase di crescita.
In questo senso il movimento - di idee, di energie e di persone – che si riconosce nella  Associazione Sardegna Sostenibile e Sovrana può e vuole rappresentare lo stimolo e la base sulla quale costruire un nuova soggettività della Sinistra Sarda che sia capace di andare oltre le specifiche appartenenze e, in un certo senso, oltre le “forme partito” così come le conosciamo oggi. L’inadeguatezza dell’offerta politica ha determinato, infatti, la situazione drammatica che oggi la Regione sta vivendo e per invertire questo rapido declino è essenziale costruire un percorso inclusivo, fortemente partecipato aperto e non  viziato da schemi del passato o da derive paraideologiche.
Non è più il tempo degli “ordini di scuderia”, delle direttive delle segreterie romane dei partiti e dei movimenti, degli uomini soli al comando: devono essere i Sardi i reali protagonisti del cambiamento essenziale alla Regione e al Paese.
Perché una Sardegna forte rende più forte il mezzogiorno e anche il Paese: questa Regione, per talento e inventiva, può costituire, infatti, un laboratorio di sintesi politica, programmatica ed amministrativa capace di garantire una nuova idea di Governo anche per l’Italia. E in vista sia delle elezioni regionali  che delle europee, questo laboratorio che ha iniziato il suo percorso ormai 10 mesi orsono e che avrà la prima tappa importante a marzo 2014 con quattro mesi di anticipo sulle elezioni europee, diventa la chiave di volta per la rotta elettorale del Paese. Sia rispetto ai destini del centrosinistra che al ridimensionamento di Grillo e della  possibile riscossa di Berlusconi. Berlusconi che già nel 2009 fece della Sardegna la metà della sua successiva vittoria alle europee e in moltissime amministrazioni locali a giugno.
Naturalmente per fare questo serve che i Sardi si liberino a loro volta dalla malattia della frammentazione e degli individualismi che aiuterebbero solo la Sardegna a rimanere chiusa in un angolo e la politica romana a tentare di usarla come uno Stato del Risiko.
In un momento come questo in cui ancora una volta il PD si è infilato in uno dei suoi molteplici angoli ciechi con vicende tutte interne un Movimento come questo può concorrere a dettare l'agenda se segue un percorso e trova linguaggi e azioni e messaggi capaci di costringere il resto del centrosinistra a seguirli e il centrodestra a temerli fino a farne un interlocutore di riferimento da contrastare.
Questo progetto ha questo obiettivo, quello cioè di costruire un fronte vasto di tutte quelle forze che  a caratura riformatrice, identitaria e sovranista inneschi il processo di ricambio della classe dirigente, costruisca un progetto di governo che punti ad un nuovo sviluppo  sostenibile e affronti il negoziato con lo Stato centrale con l’imperativo dei valori della  Responsabilità nell’autogoverno e della pratica critica nell’esercizio della  propria Sovranità.    
Non ci si può limitare alla critica, all’opposizione di una Giunta, quella del Presidente Cappellacci, che ha decisamente fallito ma che oggi, a causa delle spaccature profonde nel centrosinistra, rischia, magari anche a causa alla disaffezione e al conseguente astensionismo, di poter essere ancora premiata alla prova delle urne.
Proprio per questo già dai primi giorni di marzo abbiamo ritenuto essenziale avviare un percorso di condivisione e comunicazione particolarmente intenso attraverso il quale costruire, in modo partecipato, una nuova idea di Sardegna e, conseguentemente, una idea diversa di fare politica, buona amministrazione e di “essere” centrosinistra. I mesi successivi si sono incaricati con inesorabile tempismo di confermare preoccupazioni e valutazioni politiche da noi segnalate a più riprese con iniziative a evidenza pubblica circa l’inadeguatezza delle forme e dei modi nei quali l’azione politica del centrosinistra ufficiale andava dispiegandosi, sino alla esplosione dirompente della questione morale, che ha investito nel complesso un’intera classe dirigente e le leadership di entrambi gli schieramenti e sulla quale i due maggiori partiti a destra e a sinistra stentano a riconoscerne i tratti ed a individuarne rapide vie d’uscita, negandone con i loro comportamenti omertosi, persino l’esistenza, minando cosi alla radice qualsiasi possibilità per “ricostruire” un clima di fiducia e di speranza nei territori  e tra la  popolazione, attraverso una proposta capace di trasformare il ruolo della Sardegna da locale a nazionale tale da chiamare i Sardi ad una mobilitazione forte che senza lasciare indietro nessuno, affermi il diritto al futuro per tutti.
Il tempo, maledettamente tiranno non consente ulteriori ritardi, se è vero che la Sardegna che non vince si cambia  è ancor più vero che per vincere occorre cambiare in profondità, la classe dirigente, l’orizzonte programmatico, i modi e strumenti dello stare assieme, la  visione del futuro.

Il Tempo di cambiare la Sardegna è adesso per questo cambiamo la Sardegna oggi
per immaginare e progettare
il suo Futuro



















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