mercoledì 27 novembre 2013

SOVRANITA' ALIMENTARE MULTIFUNZIONALE


Ieri è stato presentato dalla Coldiretti Sarda un documento intitolato SARDEGNA 2020, nel quale si delinea in maniera organica un processo e un progetto per l'agricoltura italiana e per quella Sarda.Pubblico integralmente la parte dedicata alla Sardegna perchè contiene molti spunti, temi ed indicazioni che nel passato e tutt'oggi molti di noi hanno dedicato e dedicano tempo, lavoro e passione.Il documento costituisce il primo vero contributo organico della più grande organizzazione agricola, alle politiche della multifunzionalità in agricoltura e aggancia tematiche del futuro del quale la Sardegna può e deve diventare centro e laboratorio nazionale ed europeo per le caratteristiche intrinseche ed estrinseche in positivo e in negativo che rappresenta: Insularità, Biodiversità, Sostenibilità, Ruralità, Qualità del cibo, Organizzazione di prodotto e di produttori, politiche di filiera, semplificazione snellimento dell'apparato pubblico in agricoltura, Cittadino- consumatore,ecc. Alcuni dei quali nel recente passate non sempre l'Organizzazione poneva tra quelli strategici.

SARDEGNA AGRICOLTURA 2020



(omissis…) Le nostre idee per l’agricoltura della Sardegna


La Regione Autonoma della Sardegna ha, nel corso degli anni, investito consistenti risorse finanziarie per sostenere l’agricoltura senza aver mai esplicitamente individuato il proprio modello di sviluppo dell’agricoltura. L’Unione europea, come già detto, anche a seguito dei negoziati sul commercio internazionale, ha maturato e sostenuto il concetto della multifunzionalità dell’agricoltura secondo il quale il settore agricolo assicura altre funzioni oltre la produzione delle derrate alimentari. Agenda 2000, la Riforma Fischler e la nuova PAC 2014/2020 hanno rafforzato, in modo progressivo, il legame fra agricoltura, ambiente, salute dei cittadini, benessere degli animali, paesaggio e cultura tanto che, ormai, tale portafoglio di valori è ampiamente riconosciuto almeno sotto il profilo concettuale. 
L’Unione europea, dunque, ha elaborato una strategia per un modello agricolo europeo, ne ha definito la portata strategica, lo ha arricchito di significati, ne ha delineato il quadro giuridico e ha messo, e ancora mette, a disposizione consistenti risorse finanziarie. In questo passaggio dal concetto di agricoltura quale settore che produce soltanto beni agricoli per un mercato sempre più globalizzato e asimmetrico si è passati ad una visione molto più complessa in cui il settore produce anche beni pubblici che devono essere remunerati non solo dagli incentivi che l’Unione europea mette a disposizione con il secondo pilastro della PAC ma anche riconosciuti dal mercato e dunque incorporati nel valore dei beni prodotti. Il paradosso è che in questa evoluzione della Politica Agricola Comune si è venuto a delineare un modello di agricoltura che è molto congeniale alle caratteristiche della Sardegna ma non per questo è stato adottato, in maniera chiara ed esplicita, dal decisore politico locale. Questa visione dell’agricoltura stenta ad affermarsi; infatti, ancora oggi, in Sardegna, il settore agricolo è considerato, da un lato, incapace di competere nel mercato globale e, dall’altro, destinatario di cospicue risorse pubbliche e contributore di pochi punti percentuali al PIL regionale. 
Lo stesso concetto di multifunzionalità è declinato in sede regionale in modo angusto; si associa ad esso, infatti, l’agriturismo, le fattorie didattiche e solo da qualche tempo le fattorie sociali. Non sono associate al concetto di multifunzionali quell’insieme di valori di cui si è già detto.
La mancanza di una strategia per l’agricoltura della Sardegna impedisce di elaborarne un modello ed anche quando, come nel caso del Programma di Sviluppo Rurale per gli anni 2007/2013, le risorse destinate alle misure agro-ambientali sono cospicue (circa 800 milioni di euro) rischiano di avere un effetto di breve periodo perché legato al solo impatto economico sul bilancio annuale dell’azienda. Se non ci sono effetti duraturi non c’è nemmeno la crescita del settore.
Dunque è indispensabile elaborare e far propria una strategia per affermare un modello agricolo che: 
sia compatibile con la PAC 
metta al centro l’azienda agricola e ne valorizzi le molteplici funzioni 
sia adatto alle condizioni della Sardegna attenuandone i punti di debolezza e rafforzandone i punti di forza 
sia ispirato ai principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale 
consideri l’agricoltore custode del territorio e dell’identità 
sia centrata su azioni tendenti a politiche di differenziazione 
sia orientata a ridurre le asimmetrie di mercato 
valorizzi la biodiversità 
sia orientata a soddisfare le esigenze e le sensibilità dei cittadini-consumatori. 
Il modello sopradescritto assume in se tutti i principi su cui si fonda il progetto una “filiera agricola tutta italiana firmata dagli agricoltori” che delinea, infatti, un modello di agricoltura che ben si adatta alla situazione della Sardegna. E’ necessario, tuttavia, che tale modello sia oggetto di una forte condivisione e sia arricchito con le specificità dell’Isola. Ed è proprio l’insularità che, considerato in genere un fattore di svantaggio, può trasformarsi in opportunità. Il modello agricolo descritto ha bisogno di essere riconosciuto in modo forte e quindi è necessaria una coordinata azione di differenziazione. Sul mercato, infatti, si trova spazio se si opera o con una strategia di prezzo ossia si propone un prodotto alle migliori condizioni di prezzo possibile oppure perché si è riconosciuti per effetto di mirate strategie di differenziazione che portano a riconoscere un plus di valori e quindi un “premium price” . La condizione di insularità e quindi la esatta individuazione dei limiti territoriali permette un’inequivoca identificazione del contesto territoriale. Una politica di comunicazione a carattere multilivello, volta a far conoscere e ad affermare i valori di un’agricoltura fondata sulla strategia del progetto Coldiretti, descritto in precedenza, funzionale alla sostenibilità del modello di sviluppo agricolo della Sardegna, risulta essere maggiormente efficace perché i confini del territorio di riferimento (l’isola) sono tracciati dal mare. Se la valorizzazione delle qualità ambientali delle zone rurali viene assunto come uno dei drivers dello sviluppo dell’agricoltura della Sardegna, possono essere, in modo coerente, individuate le azioni che gli agricoltori devono mettere in campo per alleggerire ulteriormente l’impronta ecologica delle loro attività e per diventare sempre più custodi del territorio nell’accezione che considera il territorio nelle sue molteplici sfaccettature quali l’assetto idrogeologico, la cura e la manutenzione degli elementi del paesaggio agrario nonché la biodiversità. Se tali azioni vengono veicolate, all’interno ed all’esterno della Sardegna, con una comunicazione istituzionale pertinente e duratura, allora è possibile che i prodotti agricoli, frutto del citato modello di agricoltura, identificati con il territorio dell’Isola possano incorporare nei prezzi di mercato i valori che rappresentano. La visione di agricoltura che Coldiretti propone è una visione che assegna al settore una funzione connettivale rispetto ad altri settori e, dunque, prospetta una logica di forte integrazione intersettoriale. Soltanto a titolo di esempio si ricorda lo stretto legame fra agricoltura e turismo ove si consideri l’agricoltura nelle sue varie dimensioni fra le quali merita rilievo, perché sempre sottovalutata, quella che connota in senso identitario un determinato contesto territoriale. Non deve sfuggirci il carattere fortemente identitario del pastoralismo; fare il pastore non è un mestiere ma un modo di vivere. L’agricoltura, quindi, non solo custodisce il territorio ma anche l’identità.
La comunicazione dei caratteri distintivi dei prodotti agricoli associati al modello di sviluppo agricolo deve necessariamente coinvolgere, in una visione coordinata, anche gli attori del territorio, le filiere organizzate e così via. Il modello di sviluppo che il progetto descrive ha necessità di essere assunto e condiviso a più livelli perché ha in se i caratteri di una strategia intersettoriale e multilivello; integra, in primo luogo, visioni pubbliche settoriali e poi queste con visioni private.
L’importanza di una strategia di sviluppo dell’agricoltura e delle aree rurali come quella indicata dal progetto consente di scongiurare quanto è accaduto finora con il Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013. Il mercato non restituisce nessun “premium price ” dall’attuazione delle misure agroambientali ed è emblematico che la misura benessere animale, dotata di poco meno di 300 milioni di euro, sia stata addirittura caricata di significati, legati ad un periodo di crisi del prezzo del latte ovino, che nulla avevano a che fare con lo scopo della misura.
La Regione deve mettere in campo, quindi, una forte azione di comunicazione tendente a differenziare l’intero territorio della Sardegna. La strategia di differenziazione regionale deve essere completata da strategie di differenziazione dei territori e dei prodotti regionali ad opera di altri soggetti. Un ruolo importante deve essere svolto dal territorio ed in questo senso Coldiretti ritiene che i Gruppi di Azione Locale, per la metodologia LEADER che adottano nella definizione delle strategie di sviluppo delle aree rurali, possano assumere un ruolo importante.
Il modello che si propone ha bisogno di valorizzare al massimo la biodiversità di cui la Sardegna, proprio in ragione della sua insularità, è ricchissima e che da sola rappresenta un forte fattore di differenziazione. Emblematico è il successo dei vini prodotti da vitigni autoctoni per la loro capacità di rappresentare senza equivoci l’interazione millenaria fra il clima, il suolo e l’uomo di un determinato territorio; interazioni difficilmente replicabili in altri contesti. Va messa in campo una profonda azione di recupero delle razze animali e delle varietà vegetali che un modello agricolo ispirato al solo principio della competitività ha reso desuete ma che, invece, caratterizzano la caleidoscopica variabilità dei contesti agrozootecnici dell’Isola. 
Va rafforzata la resilienza dell’agricoltura della Sardegna e cioè la sua capacità di adattarsi alle mutate condizioni senza perdere i caratteri identitari. L’identità è, di per se, un forte carattere di differenziazione.
Per vincere le asimmetrie di mercato e per la messa a punto di sistematiche azioni di differenziazione è necessario che gli agricoltori siano capaci di fare rete fra loro, nel territorio e fra i territori. Aggregare i produttori per concentrare l’offerta deve essere oggetto di interventi strutturati che la pubblica amministrazione mette in atto in una visione di lungo periodo. La politica regionale in favore delle Organizzazioni dei Produttori ha assunto, per valore, spessore e coerenza, dimensione diversa a seconda del Governo regionale di turno col risultato che un’esperienza di governo vanifica il faticoso lavoro di chi l’ha preceduto. Eppure l’aggregazione dei produttori è universalmente riconosciuta come un potente fattore di crescita del settore ed un forte fattore di mitigazione delle crisi di mercato. Coldiretti ritiene, dunque, che il modello di sviluppo proposto non possa prescindere da una coerente e costante politica di sostegno del processo di costruzione di soggetti organizzati capaci di ridurre le asimmetrie di mercato e di favorire il passaggio da un’agricoltura puntiforme ad un’agricoltura reticolare. 
Non si tratta soltanto di un sostegno finanziario, che pure è previsto da norme regionali e nel nuovo periodo di programmazione – per la prima volta - anche dal regolamento sullo Sviluppo rurale, ma di un sostegno persino più importante perché tiene conto delle difficoltà legate ai modelli culturali improntati all’individualismo ed all’effetto dissuasivo delle esperienze pregresse non sempre positive.
E’ necessaria una fase di animazione/preparazione del contesto e poi di una fase di affiancamento che anticipano prima e poi vanno di pari passo con gli aspetti amministrativi legati agli incentivi per le spese di avviamento. Su questi aspetti non possono esserci tentennamenti e disorganicità perché le esperienze negative pesano molto di più e più a lungo delle esperienze positive. La Regione assuma concretamente quest’obiettivo di politica agricola e faccia da regista di un processo che nella fase di animazione affiancamento deve coinvolgere anche le Agenzie regionali.
La mancanza di una strategia di sviluppo del settore agricolo ha comportato non solo che le ingenti risorse destinate allo sviluppo dell’agricoltura della Sardegna non hanno sortito gli effetti sperati ma ha anche impedito che un enorme apparato - a carico, diretto od indiretto, del bilancio regionale e destinato a curare le sorti del settore agricolo sotto gli aspetti dell’ erogazione degli incentivi (ARGEA), dell’erogazione dei servizi di consulenza, assistenza tecnica e divulgazione agricola (LAORE ed ARA) e della ricerca (AGRIS) - svolgesse un compito davvero efficace. Un apparato di circa duemila unità, che caratterizza la Sardegna quale regione con il più alto rapporto fra addetti pubblici ed aziende agricole, se ben orientato e ben gestito può garantire la riuscita di mirate strategie di sviluppo.
Tuttavia nessuna strategia di sviluppo è destinata al successo se in parallelo non si aggredisce l’eccesso di burocrazia. La complessità degli adempimenti, frutto non solo di una stratificazione di norme comunitarie, statali e regionali, ma anche della pluralità di soggetti che a vario titolo intervengono – spesso nella logica dell’autoreferenzialità -, ha reso insopportabile ed incomprensibile il gravame che ne deriva. E’ ,dunque, non più procrastinabile l’attivazione di “Laboratori per la semplificazione” finalizzati ad alleggerire e semplificare le procedure perché queste non diventino ostacolo allo sviluppo.
Responsabilità e coesione sociale
Questa è la nostra visione dell’agricoltura che, con senso di responsabilità, vorremmo condividere in primo luogo con le forze politiche e poi con tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’agricoltura della Sardegna. Ci spinge all’azione non il desiderio di conquistare la scena ma il richiamato senso di responsabilità finalizzato a creare una maggiore coesione sociale di cui si avverte un grande bisogno.
Esortiamo, pertanto, il Consiglio regionale a dibattere in aula questo documento di strategia ed a condividerne le parti salienti perché ispiri le politiche che riguardano il settore agricolo della Sardegna.
Dai progetti condivisi possono concretizzarsi prospettive favorevoli che concorrono a delineare un futuro migliore per irrobustire la speranza, per i giovani e per tutti, che questa straordinaria terra, dotata di tante risorse, sia inclusiva e non spinga a cercare fortuna altrove.
Siamo convinti che non abbiamo più molto tempo a disposizione per agire; la programmazione dei fondi del FEASR per il nuovo Programma di Sviluppo Rurale costituisce una formidabile occasione per affrontarla con un progetto condiviso.(Coldiretti Sardegna 2013)

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