mercoledì 20 novembre 2013

SOSARDEGNA : LE RESPONSABILITA' della TRAGEDIA SONO SOGGETTIVE E COLLETTIVE





Ricevo e volentieri pubblico questo documento del Dr. Antonio Fadda, già Presidente dell'Ordine regionale dei Geologi della Sardegna,al quale mi lega un'amicizia e una stima antica maturate in 30 anni di fecondi scambi di opinioni e collaborazioni, nella CGIL prima, durante l'esperienza come Sindaco, e tutt'ora nella comune partecipazione alla Associazione Sardegna Sostenibile & Sovrana. Non aggiungo nessun commento se non quello che riguarda la responsabilità soggettiva di fronte alla tragedia di questi giorni che ci sono e sono evidenti al pari di quelle collettive.
Lo faccio per la pietas verso le vittime e perche quando è toccato a me decidere, anche grazie al contributo di professionalità come quelle del Dr.Fadda e politico della squadra che con me amministrava, abbiamo fatto scelte in materia di pianificazione urbanistica e di uso del territorio considerando prioritaria la tutela del bene comune e l'uso sostenibile delle risorse e non il nostro personale o di gruppo interesse elettorale, come gli atti e i fatti sono li a dimostrare, pagando pegno ma senza pentimenti o rimpianti, perchè come si dimostra nella lettera di Antonio Fadda, aver agito sul territorio con rapina o con tutela non è la stessa cosa di fronte agli eventi della natura.


Cari amici,
da più parti questa mattina sono stato interpellato per fornire informazioni sulla reale situazione creatasi in Sardegna in queste ultime ore e sui motivi di tali disastri ricorrenti.
Dopo aver sentito il Presidente Cappellacci sostenere che si tratta di un evento che capita ogni MILLE anni (Sic!) mi sono sentito come coloro che, pur consapevoli, sono però incapaci di far fronte alle situazioni.
Ritengo pertanto sufficiente rinviare il comunicato stampa da me trasmesso il 22 ottobre 2008 (sono passati cinque anni e un mese)- in qualità di Presidente del PAT - Professioni Intellettuali dell'Area Tecnica della Sardegna e dell'Ordine dei Geologi. Anche allora si parlava di eventi eccezionali con cadenza millenaria......
Al comunicato allegai un elenco di eventi registrati negli ultimi due secoli.
Oggi purtroppo poco è cambiato, tanto che sembra sufficiente aggiungere a quell'elenco qualche altro evento e qualche altra vittima.
Cordiali saluti
Antonio Franco Fadda

Cagliari 22 ottobre 2008 

OGGETTO: comunicato sulle calamità del 22 ottobre 2008 

Eventi eccezionali ed eventi ricorrenti. 

Constatata il continuo ripetersi di eventi cosiddetti eccezionali ci sarebbe da chiedersi se per caso le piogge di particolare intensità non siano eventi ricorrenti, quindi prevedibili e pertanto con possibilità “d’attrezzarsi” al fine di evitarne gli effetti disastrosi. 

Come è noto la Sardegna soffre il periodico verificarsi di calamità geologiche che sono all’origine di danni e dissesti di notevole gravità, con costi elevatissimi per interventi di risanamento e ripristino delle infrastrutture, calo di produttività e perdite di vite umane che gravano sulla collettività . 

I geologi tuttavia sanno bene che i disastri che negli anni si susseguono non sono attribuibili al caso o al clima impazzito, ma piuttosto a fenomeni ben conosciuti, per i quali sono stati reiteratamente sollecitati presso gli organismi competenti: una pianificazione equilibrata, studi approfonditi per tutte le specificità tecniche, interventi adeguati e, soprattutto, controlli efficaci. 

È doveroso evidenziare, inoltre, che nella situazione attuale assumono carattere di pericolosità non solo gli eventi piovosi eccezionali, ma anche le precipitazioni poco più che normali, ed i motivi sono di solito da imputarsi alla mancanza di opere atte a prevenire le piene o a limitarne gli effetti o, peggio, ad interventi errati o inadeguati. 

Le piogge del 22 ottobre 2008 hanno puntualmente messo in evidenza, ancora una volta, le gravissime carenze in materia di pianificazione e di realizzazione di adeguate opere per la difesa idrogeologica. 

Una delle caratteristiche del clima in Sardegna, come è noto, è l’evento a forte concentrazione, ossia una notevole intensità di pioggia in un periodo di tempo limitato. Per tale motivo sarebbe necessario verificare ed intervenire sulle opere di attraversamento e difesa (ponti, briglie…) dei corsi d’acqua che sono state progettate prendendo come riferimento regimi pluviometrici diversi dall’attuale. 

Le piogge a forte intensità che periodicamente si verificano ripropongono purtroppo, sia nelle aree rurali della Sardegna sia in quelle urbane, l’intera gamma delle criticità strutturali e dei problemi irrisolti. 

Ora si assiste al collasso del sistema di deflusso delle acque della Città di Cagliari, della Frazione di Pirri, del Comune di Monserrato, e ancora una volta nella cittadina di Capoterra dove, si devono nuovamente lamentare delle vittime. La sintesi degli eventi piovosi che si allega mostra come gli effetti calamitosi potessero essere evitati, almeno negli ultimi decenni. 

Per quale motivo ciò non si è verificato? Naturalmente il problema è complesso, gli interventi efficaci impongono sacrifici, vincoli, spese, rinunce e non sempre si è disposti a farli, anche perché buona parte degli amministratori e dei cittadini non sembrano avere consapevolezza della cruda realtà. Le ragioni di questa carenza conoscitiva sono da individuare nel fatto che l’Italia è un paese con una scarsa cultura geologica (tra i cittadini e tra gli amministratori) e la Sardegna non fa eccezione. Mentre tutti i Comuni della Liguria, ad esempio, hanno il loro piano di protezione civile, nella nostra Regione sono molto pochi finora quelli che hanno pensato di dotarsene.
Nel 2005 è entrato in vigore il P.A.I. dal quale ci si attendeva molto, ma le cui potenzialità hanno fino ad oggi promosso più effetti sulle progettazioni che sulla pianificazione. Se è vero, infatti, che diversi Comuni si sono attivati fattivamente e con serietà, la gran parte stenta ancora oggi a commisurarsi in modo razionale e moderno con l’intero impianto di tale strumento legislativo, in particolare con quel che riguarda la discussa ma certamente innovativa parte dei vincoli e della disciplina del P.A.I. 
In più occasioni è stato posto il problema di chi possa o debba garantire il pieno rispetto delle Norme di Attuazione del Piano, gran parte delle quali sono finalizzate alla prevenzione, e in buona sostanza, di quale sia il soggetto regionale cui spetta la sorveglianza sulle norme ai fini concessori urbanistici. Gli stessi Servizi del Genio Civile regionale attualmente possono controllare solo le pratiche inoltrate dai Comuni, ovvero delle istruttorie relative al rilascio di concessioni promosse da quelli più attenti, ma nulla hanno potuto fare per la verifica dell’operato di ciascuna Amministrazione Comunale. Si richiama tale fatto perché ancora oggi numerosi Comuni interessati non hanno fatto propria l’attuazione delle Norme PAI e ciò con grave pregiudizio per la sicurezza. 

Nello specifico anche la Regione è parsa piuttosto distratta o almeno in ritardo, specialmente per quanto riguarda il rispetto delle norme che prevedono l’opera del geologo; non a caso la Sardegna, è tra le regioni italiane che spendono meno come prevenzione ed è invece tra quelle che spendono di più a causa dei danni provocati da disastri in gran parte evitabili. 
A dire il vero nell’Isola le decisioni sulle problematiche ambientali, sulla difesa del territorio, (in particolare per la dinamica delle coste) sono frequenti, tuttavia difficilmente ai programmi fanno seguito azioni concrete. È ormai cosa nota, che alla base degli interventi di uso e trasformazione del territorio debba necessariamente esserci uno studio geologico approfondito, ma in Sardegna questa prassi, da tempo adottata in tutti i paesi avanzati, non sembra essere conosciuta e, infatti, è la regione italiana che utilizza meno i geologi. Nella pubblica amministrazione sono presenti in numero esiguo, anche se negli ultimi anni la Regione Sardegna ha bandito diversi concorsi e selezioni per il reclutamento di esperti in materie ambientali che spesso riguardavano competenze specifiche del geologo, escludendo inspiegabilmente questa figura professionale. 
Da ciò deriva il fatto che gli studi geologici vengono verificati da tecnici senza le conoscenze specifiche nel campo e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. 
Per citare un caso emblematico riguardante la scarsa conoscenza delle competenze del geologo basterà ricordare la sua esclusione dal Comitato Scientifico per il Piano Paesaggistico Regionale o in alcuni importanti progetti quali gli studi di variante al PAI. In questi casi non si è tenuto conto del fatto che la geologia non può essere considerata semplicemente come una specializzazione tecnica capace di affrontare i problemi solo in maniera settoriale. 
Naturalmente si segue con attenzione lo sforzo in atto in Sardegna per tutelare l’ambiente in un’ottica di gestione sostenibile del territorio, ma ciò rende ancora più strana l’ esclusione dei geologi dalle categorie di esperti consultate e il loro scarso utilizzo nella pianificazione dei sistemi costieri, delle acque e dei suoli, perché è indispensabile che lo studio della realtà e la gestione di queste risorse siano sempre effettuati con rigore scientifico. 
La Geologia è una scienza moderna, nel cui ambito rientrano altre discipline più specialistiche: Idrogeologia, Geomorfologia, Sedimentologia, Geotecnica, che si avvale di metodi e di strumentazioni avanzate per definire, prevedere e controllare i fenomeni naturali. 
Poiché i sistemi naturali come quello sardo presentano molte variabili è indispensabile l'utilizzo di esperti che ne sappiano prevedere le modificazioni o le reazioni indotte dagli interventi dell’uomo. 
Dove la cultura geologica di massa è sufficiente la materia è riconosciuta come parte integrante della vita quotidiana per la sua capacità di capire i fenomeni, sviluppare le metodologie e metterle a disposizione degli Enti di gestione del suolo, del sottosuolo e della prevenzione dei rischi naturali e dell'inquinamento. 
La Sardegna è una regione ad alto rischio Idrogeologico tuttavia ancora non dispone di un servizio geologico in grado di affrontare i problemi proporre le soluzioni studiare e prevenire i fenomeni. 
Con tutta evidenza, gran parte dei disastri ambientali sono dovuti all'ignoranza delle norme più elementari o all'inerzia delle amministrazioni le quali non si dotano del personale con le competenze specifiche riguardanti i vari aspetti di cui necessita un oculato controllo del territorio. Le conseguenze sono evidenti con frequenti modificazioni di tipo paesaggistico, dell'assetto idrogeologico, della stabilità dei versanti, dell’inquinamento dei corsi d'acqua. 
Nonostante la delicatezza dei problemi idrogeologici e delle situazioni di criticità nessun Comune dell’Isola, incluso il capoluogo, vede nel suo organico un professionista con la qualifica di geologo. Non ci sarebbe da meravigliarsi in una regione dove l’ignoranza nel campo geologico ha portato, nel 2006, un ente locale ad affidare ad un rabdomante l’incarico per il censimento e la ricerca di risorse idriche. 
Come è noto l’isola è penalizzata da colpevoli omissioni nel far rispettare le norme, nello studio e nella gestione dell’ambiente, non a caso è la regione italiana che utilizza meno la figura del geologo, ossia del tecnico che studia le dinamiche fisiche dell’ambiente, comprende i processi fisici che le governano e fornisce dati fondamentali per una corretta pianificazione e progettazione. 
Il problema dell’assetto idrogeologico dell’isola quindi dovrà necessariamente essere ripensato, ma nell’immediato ogni intervento dovrà essere attentamente verificato sia in fase di studio che di attuazione, da tecnici con competenze specifiche e, soprattutto, è necessario far le norme prevedendo pesanti sanzioni per i responsabili delle omissioni e delle dimenticanze. In tal modo forse non tutto si potrà risolvere ma potranno farsi notevoli progressi anche in un periodo ragionevolmente breve. 

Dott. Antonio Franco Fadda 

PRESIDENTE DELLA CONSULTA DELLE PROFESSIONI INTELLETTUALI DELL’AREA TECNICA DELLA SARDEGNA 
PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI GEOLOGI DELLA SARDEGNA 

BREVE CRONISTORIA DEGLI EVENTI ALLUVIONALI ACCADUTI NELLA SARDEGNA MERIDIONALE
1795 Grave inondazione a Pirri e nelle campagne circostanti 
1796 5 Ottobre - Grave inondazione a Pirri e nelle campagne circostanti , ci furono 6 vittime tra la popolazione 
1796 27 Ottobre inondazione a Pirri e nelle campagne circostanti 
1797 inondazione a Pirri senza gravi conseguenze 
1816 Grande carestia in seguito alle variazioni climatiche , causate dell’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia 
1847 Alluvione nel Campidano meridionale con distruzione del ponte sulla strada Cagliari-Pula. 
1856 28 Ottobre prime ore del mattino alluvione di Pirri (alluvione di S. Simone) si verificò una vittima, un uomo nativo di Donori fu trascinato dalle acque con il suo cavallo fino allo stagno di Pauli 
1867 una inondazione che causò una vittima nei pressi della Via Chiesa, un ragazzo di 14 anni di nome Efisio Vincis. 
1868. inondazione di Selargius con distruzione di gran parte della cittadina. 
1869 fenomeni estremi con inondazioni seguiti da siccità per tutto il Campidano di Cagliari 
1881 Alluvione a Quartucciu, il corso d’acqua chiamato s’Arriu che divide in due il paese esondò provocando notevoli danni. 
1889 5 Ottobre una violenta tempesta alle sei del mattino colpisce tutta l’area di Cagliari in particolare i paesi di Pirri, Monserrato, Selargius, Quartucciu, Quartu. Dopo non più di 2 - 3 ore di intense precipitazioni i paesi furono pressoché distrutti, si contarono decine di morti, e migliaia di senzatetto, a Pirri vi fu una vittima una donna Defenza Lecca. 
1892 La notte tra il 21 ed il 22 Ottobre una violenta perturbazione interesso' tutto il Campidano di Cagliari, in particolare vennero colpiti i centri di: Assemini, Decimo, San Sperate e Elmas. I danni maggiori si ebbero a S. Sperate che fu letteralmente distrutta, le vittime furono 200 , anche gli altri centri subirono molti danni materiali e perdite di vite umane ma fortunatamente non come a S. Sperate. 
1893 La notte tra il 28-29 Novembre un furioso nubifragio tutta l’area del Cagliaritano, Pirri fu inondata, le acque toccarono il metro e mezzo, la strada per Cagliari fu interrotta e si contarono innumerevoli danni. Le cose andarono peggio per Monserrato, Selargius, Quartucciu, e Quartu S.E. sul versante orientale, mentre sul versante occidentale fu colpita Elmas. dove si lamentarono 2 vittime tra i residenti come a Selargius 
1898 Alluvione nel Campidano meridionale con distruzione del ponte della Scaffa. 
1929 La notte tra il 7 – 8 Ottobre un forte nubifragio colpì il Sud-Sudovest della Sardegna I maggiori danni vennero registrati a Uta, seguirono Siliqua, Villaspeciosa, Domusnovas, Iglesias, Decimoputzu, Villaperuccio, Vallermosa, Cagliari e Narcao. A Uta si registrarono i maggiori danni in termini umani, con il decesso di una madre e dei suoi due figlioletti. 
1929 9-10 Novembre Vennero nuovamente interessate le campagne del Campidano di Decimomannu, gia' provate dall'alluvione del mese di Ottobre vi furono molti danni all’agricoltura. 
1930 10-14 Febbraio – Precipitazioni ininterrotte per circa 5 giorni ed interessarono in modo particolare le zone del Campidano di Cagliari, con i comuni di Decimomannu, Uta, Decimoputzu e Villaspeciosa. dalle ore 06.00 del giorno 10 Febbraio 1930, per quanto riguarda i centri colpiti da un violento temporale durato quasi 12 ore consecutive, Decimo e Villasor. Provocando innumerevoli dannagli edifici ed alle campagne. 
1939 Il pomeriggio del 31 Agosto un violento nubifragio provocò una devastante inondazione a Pirri, il paese fu improvvisamente sommerso dalle acque che in alcune zone superarono i 2 metri . Si contarono 2 vittime , un bambino di 10 anni Piero Lai ed un operaio. 
1946 Notte tra il 26-27 Ottobre – Piogge a forte intensità vento interessarono soprattutto il Campidano di Cagliari, con i comuni di Elmas, Assemini, Sestu e Monastir. Interessata anche la zona dell'Algherese. Una depressione investi' il giorno 26 Ottobre tutta la Sardegna provocando intensissime precipitazioni su tutto il suo territorio, specialmente sui versanti Orientale e Meridionale. Le piogge cadute su Cagliari raggiunsero intensita' notevoli fino a due millimetri al minuto primo. Gli effetti piu' disastrosi si ebbero nella zona di Sestu e Elmas, dove una enorme massa d'acqua dovuta alla piena violenta e del conseguente straripamento del rio Marreu, investi' i centri abitati travolgendo le abitazioni e provocando una quarantina di vittime. Le costruzioni di “mattoni crudi” non riuscirono a frenare l'ondata che colpi' maggiormente anziani e bambini. Le piogge in questa zona cominciarono a cadere verso le 22 del 26 Ottobre, verso le 23,30 dello stesso giorno l'ondata di piena attraverso Sestu dirigendosi verso Elmas, per poi in direzione N-W S-E proseguire verso lo stagno di Santa Gilla, nel quale si trovarono nei giorni successivi buona parte dei cadaveri. A Sestu il livello delle acque raggiunse i due metri, ben poca cosa rispetto ai quattro metri registrati ad Elmas, dove in seguito alla prima ondata le acque si stabilizzarono su un'altezza di un metro circa. 
1951 15-19 Ottobre la pioggia cadde fino al 19 ottobre, smettendo nel meridione dell'isola e proseguendo nella zona del Sassarese per qualche giorno. Nel Cagliaritano i danni più ingenti furono a Flumini di Quartu e Capoterra, dove l’esondazione interessò oltre 1200 ettari di campagne. 
1953 16 Marzo Diversi temporali allarmarono le popolazioni della Sardegna in particolare Cuglieri e Decimomannu, e quelle dell'Ogliastra, queste ultime ancora alle prese con i danni provocati dal maltempo del 1951 
1957 22 Gennaio L'evento interesso' l'Ogliastra, i paesi del Gennargentu, la zona di Serramanna e quella dei monti del Sulcis ed il Campidano di Cagliari. A Cagliari si registrano 108 mm di pioggia, danni ingenti si registrano nelle campagne di Serramanna. 
1961 22 – 23 Novembre. L'evento interesso' diversi comuni del Campidano di Cagliari tra i quali: Decimomannu, Decimoputzu, Assemini, Uta, Elmas, Sestu, Capoterra, Siliqua, Villasor, Villaspeciosa e la zona industriale di Macchiareddu. Le precipitazioni ebbero inizio nella giornate dal 22 e terminarono in pratica il giorno successivo . 
1965 17 – 18 - 25 Ottobre. Dopo le piogge intense del 17-18 che colpirono le regioni settentrionali ed orientali dell’Isola i fenomeni si localizzazione nella giornata del 25 nel Campidano di Cagliari coinvolgendo oltre il Capoluogo anche i comuni di Uta, Assemini, Capoterra e Pula, in questi centri vi furono ingenti danni e molte furono le operazioni di salvataggio. 
1985 28-29 OTTOBRE - Le precipitazioni iniziarono nella zona di Cagliari e Capoterra, nella notte tra Sabato 27 e Domenica 28 Ottobre, smisero durante la giornata del 28 per riprendere verso le 13 del giorno successivo con uguale intensità. Le piogge del giorno 29 interessarono invece la zona del Sarrabus. 
1986 14-17 OTTOBRE - Zone interessate il Cagliaritano e Capoterra - le zone colpite dall'alluvione dell'anno precedente, con la differenza che esso fu molto piu' violento, con precipitazioni assai elevate, accompagnate da isolate trombe d'aria.- 
La piena del rio Santa Lucia fu la responsabile dell'inondazione della piana di Capoterra-Poggio dei Pini-saline Contivecchi-Maddalena spiaggia. Determinante anche l'apporto di una certa quantita' d'acqua del rio Cixerri, il quale pero' riusci' a trovare immediatamente sbocco a mare, attraverso lo stagno di Santa Gilla. 
1988 1 OTTOBRE localizzazione: l'evento interesso' le zone di Teulada, Domus De Maria e Pula. data: Le fortissime precipitazioni localizzate in precisi versanti montuosi, iniziarono nelle primissime ore del giorno 1 Ottobre. Nel volgere di poche ore sull'impervio canalone che costituisce il letto del rio Pula, si riverso' una vera e propria valanga d'acqua, proveniente dalle quote piu' elevate di Punta Sebera e Punta Calamixi. In queste cime per tutta la notte violenti temporali avevano ingrossato i torrenti, provocando inoltre numerosi fenomeni franosi, che avevano immediatamente avuto ripercussioni sul naturale 
1990 9 OTTOBRE - Un'ondata di maltempo ha colpito la provincia di Cagliari, in particolare le zone attorno al capoluogo, Capoterra, Uta, Assemini, San Sperate, Sestu, Dolianova,Carbonia, San Giovanni Suergiu, Tratalias A Capoterra i danni all'agricoltura furono notevoli, in particolare vennero compromessi i raccolti di colture pregiate, ma il danno maggiore fu la distruzione pressoche' completa di decine di serre. 
1999 11-12-13 NOVEMBRE - Un'ondata di maltempo ha colpito la provincia di Cagliari, in particolare le zone attorno al capoluogo, Capoterra, Uta, Assemini, il Sarrabus 
La violenta perturbazione provoca un’alluvione che colpisce in particolare Capoterra , Assemini, Uta, i danni furono ingenti , ci furono 2 vittime, in 8 ore caddero 376 mm di pioggia in 8 ore 
2002 9 Ottobre un nubifragio si abbatte su Cagliari ed interland a Pirri l’onda di piena provoca innumerevoli danni e pone a serio rischio la vita dei cittadini.- in venti minuti cadono 28 mm di pioggia 
2002 11 Novembre un nubifragio si abbatte su Cagliari ed interland a Pirri - allagamenti 
2004 6 Dicembre piogge intense colpiscono tutta la Sardegna ma a Villagrande Strisaili (Ogliastra) caddero in poche ore oltre 500 mm di pioggia. 
2005 13 Novembre un nubifragio si abbatte su Cagliari ed interland – Pirri viene inondata, le acque superano il metro d’altezza 
2006 25 Settembre un nubifragio si abbatte su Cagliari ed hinterland durante la notte ed il primo mattino (24-25 Settembre) – Pirri viene colpita, le acque invadono il centro e finiscono con inondare l’area intorno la ferrovia 
2006 13 Novembre ore 12.00 un nubifragio si abbatte su Cagliari ed interland causando innumerevoli allagamenti - Per la prima volta la protezione civile interviene preventivamente in alcune aree a rischio. 
2008 mattina del 22 ottobre - Nubifragio nel settore di Capoterra e dell’hinterland cagliaritano. Gravi allagamenti a Capoterra (Poggio dei Pini, Su Loi), Pirri e Monserrato. Allagamenti anche nelle campagne di Sestu ed Elmas. Vittime a Capoterra Sestu

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