lunedì 7 ottobre 2013

CAOS NEL CSX SARDO : POCHE COSE MA CHIARE E SEMPLICI

per uscire dalla condizione di stallo, di caos che ammanta l'agire nel complesso il campo politico-culturale del centrosinistra sardo, a partire dal Partito di maggioranza relativa e di un'intera classe dirigente regionale.

I fatti:
-Il tavolo ufficiale di CSX naviga a vista da mesi, senza bussola, senza rotta, senza un comandante, senza un equipaggio.
-Il tavolo del CDX grosso modo ha una bussola e una rotta, non è chiaro ancora chi è il comandante e presenta un nutrito anche se articolato equipaggio.
- Il fronte indipendentista-sovranista ha una bussola, più rotte, un comandante, presenta diversi equipaggi in piccole scialuppe che non si allontanano e non si avvicinano alla nave che parrebbe essere salpata e quindi con poco equipaggio a bordo l'ammiraglia della flotta si barcamena perchè sostanzialmente sta manovrando in porto.
- I sardi che dovranno decretare sconfitti e vincitori di questa regata, sono ca 1.400.000 e la % di coloro che hanno dei dubbi se partecipare o meno ai lavori della giuria oscillano tra 400/600 mila.
-L'azione della magistratura che dura da mesi, sembra esplicarsi con razionale ed intelligente uso dei tempi ex ante ed ex post.Non è sfuggito a nessuno che,pur in presenza da tempo delle indagini,si abbia avuto la sensibilità e l'eleganza di non interferire anche incidentalmente con il turno di voto delle primarie.
-Dalle dichiarazioni di questi ultimi 3 mesi  di alcuni leader del csx si ricava l'idea che quello che si dice e si scrive la mattina, viene dagli stessi protagonisti disconosciuto la sera.Uno strano fenomeno di dissociazione da se stessi che non ha spiegazioni razionali.
L'opinione " pubblica",
Di fronte al presumibile tracollo di un'intera classe dirigente regionale, lira più lira meno, il quadro più preoccupante è dato dal fatto che larga parte sia nuova, cioè 8/10 anni di funzione istituzionale, lasciamo perdere i vecchi marpioni onorevoli sine die, ma gli altri, quelli eletti nel 2004 4 nel 2009? Un caos appunto.
A chi giova  tutto questo?
Siamo al punto che una volta messi in sicurezza i destini personali (legge Severino permettendo) negli attuali gruppi dirigenti c'è una deliberata sciagurata scelta di affidare il governo dei sardi alle truppe di un comico, che per altro verso hanno già dato dimostrazione di se, o che parimenti si punti allo sfondamento del tetto della maggioranza assoluta tra gli astensionisti e con quel 25/27% che resta in piedi utile per vincere si prepari un governo di larghe intese che avrebbe poco più della maggioranza assoluta ed in qualche modo accorderebbe e legittimerebbe  democraticamente il voto elettorale con maggioranza numerica post voto?
In entrambi i casi non ci sarebbe un governo della Regione all'altezza della sfida richiesta per affrontare l'apertura di una nuova fase politica, economica, finanziaria, culturale ed istituzionale che possa definirsi seriamente utile ai sardi e alla Sardegna.
Come si esce dal caos?
Con razionalità e con atti politici concreti e semplici: 
-Il PD e tutti gli altri partiti che presidiano il csx affrontino con durezza la realtà delle cose con il coraggio e la fermezza richiesti dalla fase storica di passaggio: rinnovamento, etica, competenza, idealità, progetto-programma inclusivo ed includente di soggettività interessate al cambiamento, ciascun partito regoli come crede i conti interni, ma tenga rigorosamente separata la questione del governo della Regione da quella del controllo del proprio partito.
-Le nuove proposte di progetto e di leadership in campo, aprano una prospettiva politica che veda non essi soggettività al centro dell'agire, ma essenzialmente l'idea forza e il programma che propongono, perchè la somma di tante piccole debolezze non costituisce una forza, ma solo una debolezza magari mediamente consistente, che nega alla radice le stesse ragioni costitutive. Per aprire una nuova fase come quella ipotizzata dalla coalizione Sardegna Possibile, occorre esercitare la funzione di governo e non sarà semplice, ma per fare questo occorre vincere le elezioni regionali e nella condizione data ad oggi questa possibilità è molto improbabile che avvenga.
Un passo indietro tutti, al netto del discrimine della questione etica e del rinnovamento, per provare a costruire un sistema di valori e di programma, che sia condiviso e nel quale si sentano culturalmente e solidalmente impegnate tutte le forze che si richiamano al campo riformatore e progressista, che hanno origine nella sinistra classica, nella nuova sinistra, nel pensiero cattolico riformista, nell'alveo sovranista, nazionalitario e indipendentista che vuole misurarsi con la sfida del governo.
C'è tanto da fare e da fare bene e in fretta, chiunque abbia veramente a cuore le questione sarda come grande questione nazionale non può e non deve tirarsi indietro, partiti, associazioni, soggettività, movimenti.
In 65 anni di Autonomia speciale, mai come ora una quantità notevole di sardi, di gruppi dirigenti tradizionalmente nazionalisti, di imprenditori e imprese e di giovani uomini e donne anche ad altissimo tasso di conoscenza e cultura, di larghi strati di classe operaia e di imprenditoria agricola, esprimo un sentimento comune di aspirazione verso l'obiettivo concreto della pratica del principio di Autodeterminazione e la consapevolezza che è possibile  prendere in carico il destino della propria terra.
Tradire questa condizione oggettiva non segnerebbe solo una sconfitta storica delle leadership, ma segnerebbe irreversibilmente la natura e il segno della Sardegna dei prossimi 30 anni.
Certo il mondo continuerà per proprio conto, anche i sardi e la Sardegna, ma consegneremo tutti noi ai ns figli e ai ns nipoti non l'impossibilità di cambiare le cose, ma solo quella di non avere la libertà di determinare il proprio futuro.
E' questa è una opzione che griderà vendetta e alla quale nessuno di noi potrà sottrarsi in primo luogo con il fare i conti con la propria coscienza e con la rabbia legittima di coloro che già oggi sono e che domani saranno.
    


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