mercoledì 28 agosto 2013

QUATTRO ESSE PER VINCERE E GOVERNARE

SARDEGNA.SOVRANA.SOSTENIBILE.SINISTRA.

Credo non sfugga a nessuno che la legislatura che si aprirà dopo il voto regionale del 2014, presenti tratti accentuati di difficoltà vecchie, in itinere, nuove e financo del tutto sconosciute penso in particolare all'entrata in vigore dal 2014 del Fiscal Compact, un mucchio di miliardi di euro/anno da trovare a saldi di bilancio invariati per i prossimi 20 anni, tanto per fare un esempio.
Chiunque abbia un po di sale in zucca non puo non essere preoccupato, molto preoccupato, del mix micidiale di governo che attende per i prossimi 5 anni chiunque vinca o perda le elezioni. Già perchè molte, tante cose che riguardano l'esercizio del governo richiederanno il consapevole e responsabile esercizio di una opposizione che definirei governante, qualunque essa sia secondo volontà sovrana del popolo sardo.
Cosi come è abbastanza chiaro che la prossima legislatura per ragioni intrinseche sarà anche una legislatura ponte tra il modello di sviluppo legato alla stagione dell'Autonomia che ha esaurito da tempo la sua spinta propulsiva, e il nuovo modello di sviluppo che dovrà accompagnare la fase della riconversione sostenibile del sistema economico sardo. Autodeterminazione e pratica critica del principio di Sovranità possono e devono costituire gli elementi comuni all'intero arco politico-istituzionale-culturale sardo.
Il tempo al quale traguardarsi non puo che essere il periodo 2014-2025, un'orizzonte temporale diverso, anche al netto delle variabili esterne, non apparirebbe come una prospettiva credibile per avviare il cambiamento della nostra Isola.
Ecco perchè il dibattito in corso, tra le forze politiche classiche e tra gli stessi movimenti dell'arcipelago sovranista appare in discordanza di fase con contenuti e tempi necessari ad imprimere la svolta che; in ogni caso ci sarà per mano di capitali e volontà esterne, in un Europa e in un mondo che in larga parte sta già disegnando i nuovi assetti dei capitali, dei mercati e degli investimenti.
Il punto sta tutto qui, essere sovranisti può e deve significare produrre uno sforzo notevole per affrontare ragionevolmente rapporti di forza e negoziazioni o da posizioni subalterne o consapevoli dell'utilità feconda che l'Insularità puo offrire nel grande risiko economico e culturale in atto, senza sterili velleitarismi o pedissequi, secondo la classica formula pontificia "Non debemus, non possumus, non volumus" nei rapporti con lo Stato centrale, con l'Unione Europea e con gli investitori internazionali.
Come sempre e per ragioni conclamate e partigiane, guardo con maggior apprensione e preoccupazione al mio campo politico e culturale e al modo nel quale si sta sviluppando il confronto dentro e fuori il recinto classico della sinistra.
Non leggo consapevolezza e contezza dei problemi, non mi spiego altrimenti la grande confusione, i perniciosi distinguo, lo sparare a dx e a manca che nell'insieme tutte le leadership in campo stanno alimentando e temo continueranno ad alimentare per un ragione molto semplice; la gran parte, anche quelle più avvedute, ragionano secondo uno schema classico da tornata elettorale ordinaria, non si coglie il passaggio di fase e la necessità di avere piena contezza della portata della sfide e dello scontro, questo è il punto e non riguarda solo le forze politiche e i movimenti, riguarda l'insieme della classe dirigente sarda, intellettuali compresi.
Non si spiega altrimenti il dibattito in corso le scelte fatte e quelle in itinere. Certo sono spiegabili secondo il vecchio schema, ma la cosa non funziona e non funzionerà perchè manca la materia prima: i soldi, per la spesa corrente e quelli per gli investimenti pubblici che avranno un sistema di erogazione molto, molto più selettivo e controllato di quanto sinora sia avvenuto, sarà cosi nei trasferimenti europei e statali verso la Regione e sarà cosi in quelli dalla Regione verso gli Enti locali.
Essere virtuosi sul lato della spesa ed equi su quello del'entrata diventerà sempre più una Condicio sine qua non senza la quale il baratro, sarà la prossima tappa.
Questo è  il discrimine, sul quale misurare appartenenze a filoni culturali di destra e di sinistra. Sarà il profilo politico e culturale della leadership collettiva di coalizione, i ceti sociali di riferimento, il segno delle politiche economiche che caratterizzeranno il campo dei conservatori e dei riformatori, non le sterili dispute nominalistiche e/o di primogenitura oggi in atto. Costruire un progetto e un'idea nuova per una Sardegna Sostenibile e Sovrana da proporre ai Sardi questa è la sfida alla quale noi tutti dobbiamo concorrere con lungimiranza, generosità ed intelligenza.  

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