venerdì 19 luglio 2013

TRIS d'AGRICOLTURA 2


Ricevo e pubblico il secondo asso del Tris d'Agricoltura, quello dal seme più prezioso perchè attiene al nuovo modello al quale ispirare le politiche agricole sarde.

Una strategia per l’ agricoltura 


In una mia precedente riflessione ho affermato che la Politica agricola comune (Pac) si adatta costantemente alle mutevoli condizioni pur senza rinnegare gli obiettivi ad essa assegnati dal Trattato di Roma. Chi avesse avuto la ventura di seguire l’evoluzione della Pac non avrebbe difficoltà a notare i cambiamenti di direzione giustificati dalle eccedenze strutturali di prodotti agricoli, dagli accordi internazionali, dall'accresciuta sensibilità ambientale e non ultimo dalla crescente necessità di giustificare al contribuente comunitario le ingenti spese agricole che l’Unione europea sostiene. Un mix ragionato di strategia e di tattiche coerenti fra loro e che riguardano non solo la PAC ma tutte le politiche europee per far si che tutte le politiche europee concorrano al raggiungimento degli obiettivi strategici prefissati. 

Chi ritrovasse un documento di trent’anni fa sui problemi dell’agricoltura in Sardegna troverebbe i contenuti di raccapricciante attualità, scoprirebbe che una parte sostanziale dei problemi di allora sono i problemi di oggi. Ciò che rende datato il documento è il mezzo di scrittura utilizzato; una macchina da scrivere meccanica o forse elettromeccanica! I computer, allora enormi, muovevano i primi impacciati passi. Perché è successo questo? Perché i problemi sono sempre gli stessi nonostante le ingenti risorse del bilancio regionale destinate all’agricoltura? Perché un dispiegamento così cospicuo di personale facente capo alla Regione, alle Agenzie, ad Enti, ai Consorzi, ad Associazioni e chi più ne ha più ne metta concorre, nonostante costi altissimi, in maniera così impercettibile al miglioramento dell’agricoltura Isolana? 

La risposta, a mio avviso, sta nella mancanza di un quadro strategico al quale ispirare il modello di sviluppo della Sardegna e le conseguenti politiche settoriali compresa quella agricola. La Sardegna va un po’ di qua e un po’ di là e facendo un passo avanti ed uno indietro si muove pur stando ferma. 

Il modello di sviluppo dell’agricoltura della Sardegna deve partire da alcune condizioni date quali: 

- Il clima caratterizzato da condizioni di sub-aridità con piogge che tendono a polarizzarsi in due periodi dell’anno; 

- Le caratteristiche della proprietà fondiaria che è polverizzata e frammentata. 

I suddetti vincoli non sono favorevoli a modelli gestionali intensivi né alla realizzazione di significative economie di scala. Sui mercati, dunque, é difficile essere presenti basando la competizione sui prezzi. Resta la competizione per differenziazione che porta ad incorporare nel prodotto qualcosa in più e di diverso rispetto ai prodotti concorrenti e che il consumatore è disposto a riconoscere in termini di prezzo. Riguarda sia il livello aziendale singolo od associato che il/i territori. Soffermiamoci sulle strategie di differenziazione a livello di territorio ed assumiamo l’intero territorio regionale come riferimento per le successive riflessioni. 

Secondo me possiamo differenziare il settore agricolo della Sardegna a partire dai vincoli che ci sono e che hanno definito nel corso dei secoli un modello che, invano, si è cercato di piegare alle ragioni della esasperata competizione dettata da un mondo sempre più globalizzato. Il modello che abbiamo acriticamente seguito fondato sulla competizione dei prezzi ci vede fuori gioco. Il che sarebbe un guaio se fossimo ancora in presenza della Pac degli anni Settanta e se non fosse ampiamente verificato che quel modello produce effetti ambientali non compatibili nel lungo periodo e nei confronti dei quali vi è, oggi, una sensibilità molto alta. Sono almeno una ventina d’anni che la Pac ha interiorizzato, sia nel primo che nel secondo pilastro, la dimensione ambientale favorendo il consolidamento di un modello che è fortemente connaturato a quello che le precedenti generazioni ci hanno trasferito è che è, dunque, sostenibile. Possiamo quindi differenziare i prodotti della nostra agricoltura nel contesto dei mercati se il loro carattere distintivo è fortemente correlato a caratteristiche ambientali positive e sostenibili. Queste caratteristiche ambientali positive possono essere ulteriormente migliorate ed incentivate a partire per esempio dallo studio delle tecniche per ridurre le emissioni di carbonio (carbon footprint) e di metano da parte dell’agricoltura o per migliorare il ciclo dell’acqua ad uso irriguo. Si può dare un forte impulso alla conservazione nelle aziende (in situ) della straordinaria biodiversità animale e vegetale frutto delle caratteristiche insulari della Sardegna. Si può prendere una posizione chiara e netta per definire l’intero territorio regionale libero da organismi geneticamente modificati e così via. Un modello siffatto ha bisogno di un grande lavoro di studio e di comunicazione per marcare e differenziare i prodotti della nostra agricoltura e per conquistare quelle fasce di consumatori più sensibili ad aspetti ambientali ed etici. Ha bisogno anche, per conquistare efficienza organizzativa, di una rete di produttori inseriti nelle Organizzazioni dei Produttori che la Pac 2014/2020 non trascura affatto. L’insularità può trasformarsi in opportunità perché la mancanza di territori confinanti meglio garantisce l’identificazione territoriale. Un’agricoltura che fosse improntata a caratteristiche di sostenibilità può beneficiare degli incentivi del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) per gli anni 2014/2020 ma ha bisogno di un documento politico regionale che facesse proprie, rafforzandole ed adattandole al proprio contesto le strategie che la Commissione europea ha adottato per il nuovo ciclo di programmazione per farle diventare parte della propria strategia di sviluppo. In sua assenza la stesura del nuovo PSR assumerà carattere di adempimento burocratico anche quando raccogliesse diligentemente i contributi che il partenariato formulerà nel corso dei tavoli tematici. (Alfonso Orefice

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