mercoledì 26 giugno 2013

UNA SARDEGNA NUOVA

Ferruccio Sansa nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano del Lunedi,  scrive " Non lassaseus assola sa Sardigna. Si deppeusu ponni de bona voluntadi e aggiudai sa genti sarda. Cust'Isola non deppit accabbai pappada de su cimentu", a proposito della minaccia incombente di 50 milioni di metri cubi di cemento che da Stintino alla Costa Smeralda, fino alla necropoli fenicia.

Ora è chiaro che l'assemblaggio che il giornalista fà è una sorta di miscuglio mixerato di iniziative distinte per tempi e procedure e talune ancora neanche tali, tuttavia quello che interessa sul piano dell'esercizio dei poteri sovrani in capo ai sardi sono due cose:-la prima contenuta nel messaggio sottile, che ci interroga, quella relativa al tutoraggio di un popolo e di una terra che non vanno lasciati soli, la seconda che il reportage ripropone cmq un tema, quello sul consumo dei suoli agricoli e la perdita, conseguente, di identità dei paesaggi della Sardegna.
Sul primo aspetto a pelle tendo istintivamente a provare fastidio, nel senso che leggo, ma è una personalissima impressione, una filosofia neo centralista verde, aiutiamo i sardi a non soffocare nel cemento perchè di fronte ai potenti che hanno di fronte (Qatar  & Co) rischiano di soccombere, in nome del diritto a vacanze a misura d'uomo, del mare pulito, dei profumi ecc. Non che tutto sia sempre stato colpa de su strangiu di turno, nazionale o internazionale che fosse. Pesanti sono state le responsabilità delle classi dirigenti sarde, politiche e sindacali, nel modello turistico che si è affermato nei 65 anni di autonomia speciale, dal modello del 1° master plan sino al fenomeno abnorme e incontrollato delle seconde case e della cementificazione sulla linea di battigia, e che ci interrogano non tanto e non solo sul modello urbanistico seguito ma anche su quello turistico. Una responsabilità che ricade nel complesso sulla spalle dei padri e dei figli immediatamente a ridosso della stagione autonomistica e che l'ha percorsa tutta sino ai primi anni '90 senza distinzioni sostanziali di modello tra, semplifico destra e sinistra, al nord i primi, al sud i secondi, al centro gli uni e gli altri (Gallura,Sarrabus,Ogliastra) tanto per tracciare alcuni confine geopolitici che hanno padri, madri e figli legittimi in un campo e nell'altro sia prima che dopo la scomposizione della DC e del PCI.
Il secondo aspetto chiama in causa il passato per affermare che quell'idea di sviluppo e di consumo delle risorse materiali è finita e che va aperto un nuovo capitolo che fissi due o tre punti fermi.

Grano Trexentino
Il consumo del suolo agricolo va fermato cioè Opzione Volume Zero perchè come dice Pinuccio Sciola, "l'isola di Sardegna costituisce nei suoi orizzonti naturali, storici,culturali una complessiva opera d'Arte a cielo aperto, e come tale dovrebbe essere riconosciuta e preservata nel novero della conoscenza del mondo. La sacralità della terra Sarda e l'irripetibilità dei suoi paesaggi sono parte viva del patrimonio dell'Umanità.Le tracce e gli artefatti storici sono testimonianza degli stili di vita e dei valori delle popolazioni nostre antenate" il punto di sovranità stà proprio qui, senza se e senza ma, se infatti all'antico scempio delle aree costiere compromesse e quelle in via di compromissione, sommiamo il nuovo e rilevante fenomeno del riversamento abitativo diffuso nelle aree agricole esterne ai centri urbani anche minori, di tutta la Regione noi rischiamo seriamente e definitivamente non soltanto una diseconomia territoriale e il grave spreco di suolo agricolo, noi rischiamo di cancellare la stessa fondativa identità di appartenenza delle Comunità Sarde al loro territorio, perchè progettare l'identità di un ambiente costruito sostenibile comporta che il senso dell'esistente sia rappresentato come risorsa da mettere al servizio del futuro,  e che la protezione dei propri valori storico-culturali deve diventare un obiettivo strategico e fondamentale di qualsiasi progetto di sviluppo sia esso pubblico e privato.
Seconda questione.Una legislazione quadro di rango statutario che fissi limiti definiti e limitati per lo sfruttamento del suolo, dell'aria e dell'acqua e che imponga alla legislazione ordinaria, nel suo esplicarsi, vincoli non superabili e procedure di approvazione ordinaria rafforzate e cmq legate a parametri fortemente oggettivi e a un  forte modello partecipato e condiviso con il territorio.

La pelosa
Terzo questione, l'opzione Volumi Zero, presuppone non un blocco dell'attività economica del comparto edilizio bensi una sua profonda riconversione verso tecniche, investimenti, che garantiscono senza compromessi la sostenibilità degli interventi.
Questo quadro d'assieme valoriale, politico, sociale ed economico abbisogna di due condizioni fondamentali: Un nuovo e convinto protagonismo dei sardi ed una nuova classe dirigente che abbia forza, voglia, capacità e legittimazione democratica e che garantendo queste condizioni sia credibile per avviare un nuovo scenario della Sardegna nel quale sia possibile la costituzione di comunità  sostenibili a partire dalle collettività presenti, per produrre l'integrazione del progetto urbano e del paesaggio, la conservazione dell'edilizia e del tessuto urbano esistente.
Una Sardegna Nuova appunto, nella quale le preoccupazioni e le solidarietà nazionali, più o meno pelose, siano per sempre bandite dall'orizzonte dei sardi e quelle predatorie non possano affacciarsi mai più.


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