martedì 4 giugno 2013

IL RE E' NUDO : AMEN!

A partire da domani 5 giugno, il Consiglio Regionale discuterà, tra le altre, alcune mozioni che fanno capo al centrosinistra più o meno esteso ed anche oltre.
Riguardano il Galsi, la Strategia Energetica della regione e la Costituzione di un nuovo Sistema Agricolo Regionale.
Apparentemente questioni non immediatamente unificabili tra di loro come starebbe a dimostrare le diverse estensioni dei firmatari; quella agricola, primo firmatario Arbau va dall'On.le Stocchino all'On.le Diana Mario passando per tutto il csx e oltre chiudendo con l'On.le Mula. Quella sul Galsi, primo firmatario l'On.le Floris V, poscia Diana,Sanna, Sabatini. Ed infine quella sulla strategia energetica primo firmatario Diana  più altri 11 ultimo, il tredicesimo Corda.
Sin qui siamo alla cronaca pedissequa cosi come divulgata dal sito ufficiale del Consiglio Regionale con qualche licenza "politica" da cittadino osservatore.
La cosa che impressiona dalla letture delle mozioni e che preoccupa chiunque abbia a cuore e a mente la sorte di questa terra e di questo popolo è che nel contenuto delle mozioni brilla la totale assenza  di un qualsiasi riferimento alla elaborazione e alle lotte che in questi anni e mesi e in questi giorni nei territori hanno alimentato il dibattito sulla natura e il tipo di sviluppo che si vuole dare alla Sardegna e dentro questo ragionamento il ruolo e le proposte avanzate dalle donne e dagli uomini sardi, dalle organizzazioni sociali, dagli enti locali territoriali, dalle imprese che operano nei territori, tutte nettamente contrarie alle ipotesi ufficiali in campo e che vedono una netta divaricazione tra governanti e governati.
L'altro elemento di paradosso e che tutte queste mozioni, non solo denotano una totale assenza di conoscenza dei meccanismi legislativi in essere e dei gravi,irresponsabili e colpevoli ritardi del governo regionale, si pensi solo alla questione latte ovino dove; la giunta regionale è assente anzi ha destrutturato quanto di faticoso e positivo si era costruito negli ultimi 10 anni in materia di aggregazione dell'offerta, di tipicizzazione delle produzioni di eccellenza e della costruzione di progetti di filiera, sino ad arrivare, pur in presenza di un nuovo quadro normativo comunitario e nazionale, positivi, Reg. (CE) 1234/2007 e nazionale decreto Mipaaf 12 ottobre 2012, quest'ultimo recante norme di applicazione di detto regolamento per quanto riguarda le O.P e le loro associazioni, le OO.II.PP, le relazioni contrattuali nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari e i piani di regolazione dell'offerta dei formaggi a DOP e IGP, tutte questioni decisive e assenti sino all'ottobre scorso dalla strumentazione legislativa a disposizione del legislatore regionale, questa Giunta ne  ha disatteso l'attuazione privando, a tutt'oggi, il comparto ovino sardo e in particolare i Consorzi di Tutela dei pecorini sardi Dop della possibilità di avvalersi di quello strumento a lungo rivendicato e che risponde al nome di programmazione delle produzioni, cosa questo significhi in positivo, per esempio per il pecorino romano Dop e per il reddito degli allevatori singoli e associati è facilmente comprensibile per chiunque abbia conoscenza delle dinamiche del settore. Siamo in presenza  di una sprovveduta opposizione che  non solo non  disvela inganno e limite del governo regionale, attività propria e legittima di una seria e consapevole opposizione  tanto per dirne una, ma cosa preoccupante non mette sul banco degli imputati una pessima maggioranza che fa si che la Sardegna, Regione che da sola detiene il 40% dell'intera produzione nazionale di latte ovi-caprino non sia rappresentata nel Comitato nazionale che discute e approva i piani produttivi, alla faccia sovranista propagandata dal Presidente.
Ovviamente di tutte queste responsabilità politiche nella mozione non si parla, tanto da renderla votabile in teoria da tutto il Consiglio Regionale e non per uno slancio consapevole di unitarietà d'intenti, quanto mai necessaria, bensi per un deficit strutturale di conoscenza e di rappresentanza reale di interessi e ruoli dell' opposizione.

Sugli aspetti energetici il distacco tra il centrosinistra e il suo popolo e tra le rappresentanze regionali e le aspirazioni dei territori è siderale.Solo dando anche una distratta occhiatina al grafico di lato si capisce perchè da lungo tempo le popolazioni e i territori si oppongono al Galsi anche senza una approfondita conoscenza tecnico-economica, chiunque abbia un minimo di sentire politico e di buon senso capisce al volo le ragioni di contrarietà, che non attengono a questioni formali di procedura amministrativa di regolazione del conflitto in caso di infrastrutture di grande rilevanza come ad esempio pensa il neo senatore e leader regionale del PD.
Bastava, avere un minimo di cognizione sui nodi strutturali della crisi generale o  essere tra la gente di Arborea in lotta o in assemblea  nel confronto con la Saras, per capire che  in discussione è il modello di sviluppo e la prospettiva economica sociale identitaria e culturale della Sardegna.
Il punto è che l'atteggiamento prevalente nelle elites regionali politiche a destra e a sinistra, in quelle  confindustriali e sindacali è quello che ha presieduto ai 65 anni anni di Autonomia speciale, cioè quello di uno sviluppo costruito su un modello statale indotto nel quale le ragioni vocazionali, identitarie, culturali,produttive, proprie del sapere delle persone e dei territori sono state piegate a modelli a tutte loro estranei e per di più incapaci di assicurare uno sviluppo sostenibile nel tempo e sempre alla portata del controllo sociale del cittadini e nei casi più gravi della loro vita e della loro salute.
Ecco il nostro Consiglio regionale nel suo complesso assomiglia a quel popolo che ammira il vestito del Re, quando basterebbe l'attenzione richiesta e dovuta ad una classe politica competente, seria  e volta nel suo agire alla tutela del bene comune, se cosi fosse essa  avrebbe lo sguardo disinteressato di un bambino e  si accorgerebbe che il Re è nudo, si capisce purtroppo che questo è chieder troppo al Re : per il popolo sardo è legittima difesa. Amen

La Carta di Tunisi (doc integrale)

CARTA di TUNISI(*) adottata al FSM di Tunisi il 29 marzo 2013 Forum contro le Grandi Opere Inutili e Imposte


Noi, cittadine e cittadini, associazioni e movimenti che lottano contro le Grandi Opere Inutili e Imposte Constatiamo che:
  • questi progetti costituiscono per i territori interessati un disastro ecologico, socio-economico e umano, la distruzione di aree naturali e terreni agricoli, di beni artistici e culturali, generano nocività e degradazione, inquinamento ambientale con gravi conseguenze negative per gli abitanti,
  • questi progetti escludono la partecipazione effettiva delle popolazioni dal processo decisionale e le privano dell’accesso ai mezzi di comunicazione,
  • di fronte ai gravi conflitti sociali che questi progetti generano, i governi e le amministrazioni operano nell’opacità e trattano con disprezzo le proposte dei cittadini,
  • la giustificazione ufficiale per la realizzazione di queste nuove infrastrutture si basa sempre su false valutazioni di costi/benefici e di creazione di posti di lavoro,
  • la priorità data alle grandi infrastrutture è a scapito delle esigenze locali,
  • questi progetti aumentano la concorrenza tra i territori e si indirizzano verso il sempre "più grande, più veloce, più costoso, più centralizzato",
  • il sistema economico liberale che domina il mondo è in crisi profonda, i Grandi Progetti Inutili e Imposti sono strumenti che garantiscono profitti esorbitanti ai grandi gruppi industriali e finanziari, civili e militari, ormai non più in grado di ottenere tassi di profitto elevati nel mercato globale saturo,
  • la realizzazione di questi progetti inutili è sempre a carico del bilancio pubblico, produce un enorme debito e non genera la ripresa economica, concentra la ricchezza e impoverisce la società,
  • i grandi progetti permettono al capitale predatore di aumentare il suo dominio sul pianeta, generando così danni irreversibili all’ambiente e alle popolazioni,
  • gli stessi meccanismi che aumentano il debito dei Paesi più poveri dalla fine della colonizzazione diretta sono ora utilizzati anche nei paesi occidentali.
Contestiamo:
  • la logica della concentrazione geografica e funzionale che non permette lo sviluppo locale equo e i meccanismi che minacciano la sopravvivenza delle piccole e medie imprese e del sistema economico locale,
  • le infrastrutture sovradimensionate per la produzione di energia non rinnovabile, la costruzione di enormi dighe la cui tecnologia comporta forte inquinamento del suolo, dell’acqua, dell’aria, dei fondali marini e la scomparsa di interi territori che compromettono la sopravvivenza delle generazioni future,
  • le modalità di finanziamento di tali progetti che generano enormi profitti garantiti dalla disponibilità di denaro pubblico assieme ad architetture giuridico-finanziarie scandalose, a favore di imprese le cui azioni di lobby influenzano le decisioni politiche fino ad ottenere misure eccezionali per aggirare tutti gli ostacoli giuridici
  • il supporto a questi progetti da parte dei vari livelli delle strutture politiche, locali, nazionali, sovranazionali e dalle istituzioni finanziarie globali che si oppongono ai diritti, ai bisogni e alla volontà dei popoli,
  • la militarizzazione dei territori e la criminalizzazione dell'opposizione.

Affermiamo che le soluzioni si possono trovare:
  • nella manutenzione e nell’ottimizzazione delle infrastrutture esistenti che rappresentano quasi sempre l'alternativa più accettabile dal punto di vista ambientale e dei costi rispetto alla costruzione di nuove infrastrutture, che devono rispondere all’interesse pubblico e non al profitto,
  • nella profonda trasformazione del modello sociale ed economico oggi in profonda crisi, dando la priorità alla prossimità e alla rilocalizzazione dell'economia, alla tutela dei terreni agricoli, alla sobrietà energetica e alla transizione verso le energie rinnovabili decentrate, nostre priorità,
  • nell’attribuzione in ultima istanza del processo decisionale alle popolazioni direttamente interessate, fondamento della vera democrazia e dell'autonomia locale nei confronti di un modello di sviluppo imposto, anche attraverso adeguate proposte legislative,
  • attraverso nuove relazioni di solidarietà tra i popoli del sud e del nord che rompano definitivamente con la logica del dominio e dell'imperialismo.
Affermiamo la nostra solidarietà alla lotta contro tutte le Grandi Opere Inutili e Imposte e il desiderio comune di recuperare il nostro mondo.
(*) Questa dichiarazione è stata preparata da associazioni e movimenti che lottano contro la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali (di trasporto di persone o di merci, energetici, turistici, urbanistici e militari) riuniti oggi al FSM di Tunisi per unire le loro forze e per alzare la voce, essendo i problemi gli stessi in tutto il mondo.

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