mercoledì 19 giugno 2013

IL PAccO DEL LATTE

Attenzione: Pacta sunt servanda

In vista delle prossime elezioni  i Consiglieri regionali che puntano a porre la loro ricandidatura all'attenzione dei sardi, scelgono per quanto loro possibile il campo da gioco migliore nel quale assumere impegni e avanzare proposte. Posto che da oltre 5000 anni il mondo agro pastorale sardo, i suoi attori principale, i pastori e i loro greggi ne calcano i confini, è abbastanza scontato per i player politici scendere in campo.
La partita riguarda indistintamente entrambe le squadre maggiori del campionato, la squadra a sa deretta e quella a manca, prive di uno schema di gioco e di un trainer professionale giocano senza modulo e senza schema tattico. Anzi a volte neppure giocano come squadra ma si affidano ai rispettivi fuori classe, autodefinitesi tali. Incuranti del fatto che nella   Convenzione sul diritto dei trattati (Vienna, 23 maggio 1969) è rubricata la nota allocuzione pacta sunt servanda e che si afferma che : «Ogni trattato in vigore vincola le parti e deve essere da esse eseguito in buona fede».
Ora da qualche settimana fuori e dentro il Consiglio Regionale si vagheggia di un fantomatico Patto del Latte, l'impressione che si ricava dai resoconti ufficiali dei lavori consiliari e dalle notizie della stampa al riguardo e che i nostri giocatori non abbiano contezza di cosa si parla e vadano in giro raccontar di nulla, attività del tutto legittima e soprattutto ben remunerata a spese dei Sardi.
Ora se l'errare fosse un mero esercitare presenzialista, poco male, ma se questo fare si rivolge ad un comparto, quello zootecnico lattiero-caseario ovino che rappresenta all'incirca 1/4 della PLV agricola sarda. chiunque capisce che la questione può essere maledettamente seria come per altro evidenzia  in una recente  ministeriale: " Il recente regolamento 261/2012 integra e modifica il regolamento 1234/2007 OCM unica per la parte relativa al latte e nasce dai risultati del lavoro del Gruppo di Alto livello sul latte, istituito dalla Commissione europea nel momento più grave della crisi del settore lattiero-caseario (2008)"
Sostanzialmente sono 3 i punti che vengono affrontati dal pacchetto latte: 
1. Le Organizzazioni dei produttori e l’interprofessione 
2. La contrattualistica 
3. La programmazione produttiva 

1) Per quanto riguarda le Organizzazioni dei produttori il regolamento comunitario si limita a fornire alcuni indicazioni generiche rispetto ai requisiti che le stesse devono avere per poter operare, rinviando quindi ad un disciplina nazionale che in Italia è riconducibile al Decreto legislativo 102/2005 e relativo Decreto applicativo DM 85/2007. Fermo restando l’opportunità condivisibile di rinviare al Decreto legislativo 102/2005, occorre evidenziare che il regolamento introduce una novità non prevista dalla norma italiana e precisamente la possibilità di istituire e riconoscere Organizzazioni di produttori indipendentemente dal fatto che le stesse siano proprietarie del prodotto (cosiddette OP non commerciali).  Il tema è delicato e introduce da un lato la necessità di una specifica disciplina nazionale che individui requisiti, vincoli e modalità di controllo (giacché il 102/2005 non prevedendo tale possibilità non è utilizzabile come norma nazionale di riferimento) ma dall'altro impone una riflessione rispetto all’equilibrio attualmente raggiunto in questo settore e alla domanda se le OP non commerciali, almeno per l’Italia, rappresentino una vera risorsa o viceversa con la loro introduzione non si aumenti il rischio di ritardare ulteriormente l’aggregazione e l’associazione dei produttori.  
2) Per quanto riguarda invece la contrattualistica il Pacchetto latte prevede la possibilità di vincolare la cessione del latte ad una forma scritta di contratto. L’articolo 62 della legge 27/2012 aveva già provveduto in tal senso disciplinando sia la compravendita del latte che quella di tutti i prodotti agricoli e non limitandosi ai rapporti agricoltura - industria ma prevedendo obblighi per tutta la catena di distribuzione. Le caratteristiche che il contratto deve avere sono abbastanza dettagliate dal regolamento anche se non è prevista l’obbligo di una durata minima dello stesso. Va valutato se nel contesto attuale di volatilità dei prezzi (sia al rialzo che al ribasso) questo fattore possa o meno rappresentare un ostacolo alla contrattazione o viceversa favorirla. Da sottolineare come in questi mesi, pur vigenti entrambe le norme (comunitaria e nazionale) le trattative sul prezzo del latte si stiano svolgendo nelle medesime modalità precedenti (ovvero in assenza di un prezzo di riferimento e tanto meno di un contratto). La determina dell’antitrust, che ha giudicato illegittimi gli accordi quadro sul prezzo del latte (spesso conclusi in sede istituzionale) non ha certo aiutato a garantire chiarezza e trasparenza in questo settore, in cui il numero delle aziende agricole produttrici è in continuo calo (pur in una stabilità della produzione di latte nazionale). Anche in questo ambito, indispensabile una forte azione da parte delle istituzioni centrali e regionali ad evitare di svuotare di concretezza operativa un importante risultato raggiunto dal punto di vista normativo. 
3) Infine la programmazione produttiva che, già prevista in linea teorica anche dall’articolo 9 comma 4 del Dlgs 102/2005, viene finalmente sdoganata dalla legislazione comunitaria (facendo quindi chiarezza anche nei confronti dell’antitrust) rappresenta la vera novità del Pacchetto. 
Rispetto a questo punto si chiede quindi di attivare uno stabile momento di confronto che veda coinvolti i diversi operatori interessati (i Consorzi ma anche le amministrazioni regionali). 
Considerata la criticità che si è verificata anche nel corso del 2011 presso i due più importanti Consorzi DOP Italiani (Grana e Parmigiano), che pur in presenza di meccanismi analoghi alla programmazione produttiva hanno sfondato ogni precedente record produttivo (innescando sostanzialmente una sovrapproduzione i cui esiti si stanno già facendo sentire pesantemente sul prezzo del latte, e che si faranno sentire pesantemente sul prezzo del formaggio nei prossimi mesi), necessario che anche in questo caso il Decreto Ministeriale applicativo sia preceduto da una attenta fase di analisi e di valutazione delle possibili alternative, in modo da mettere al sicuro filiere prioritarie nella promozione del made in Italy agroalimentare nel mondo".
La complessità e l'intreccio anche, ma non solo di natura legislativa dovuto alla sovrapposizione tra legislazioni  nazionali e quelle comunitarie, richiederebbe alla Regione ben altro grado di conoscenza e di approssimazione al problema, ma di questo non c'è traccia. Ecco perche sarebbe bene evitare enfasi costruite su presupposti labili, molto labili al punto che si debba parlare di PACCO del Latte più che di Patto e questo non corriponde certo agli interessi reali degli attori del comparto.

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