giovedì 13 giugno 2013

AZZECCAGARBUGLI PARTITOCRATICI


La discussione incredibile che si sta sviluppando in queste ore nel Consiglio Regionale sulla nuova legge elettorale regionale è lo specchio fedelissimo di questa casta politica che non solo mira a difendere se stessa ma fa di tutto per impedire il cambiamento e l'esercizio del libero potere sovrano dei sardi.
Più o meno tutte le forze politiche dentro e fuori il Consiglio, tranne rarissime eccezioni soggettive, discutono e brigano avendo a paragone il proprio tornaconto peronale, di cordata, di interdizione. A Cagliari come a Roma stesso spartito stessa musica stessi suonatori, alla faccia della sovranità tanto sbandierata.
Ormai, qualunque sia la soluzione finale essa non potrà fermare il moto di disgusto e ribellione che cova in larghi strati di opinione pubblica e di cittadini sardi.
Certo se i temi del contendere fossero stati quelli veri, utili a prefigurare governi efficienti ed efficaci, assemblee elettive in grado di esercitare con pienezza funzioni legislative, di indirizzo, di programmazione orizzontale e  di controllo, o di razionalizzazione vera dei costi della politica, la discussione sarebbe stata nobile ed anche comprensibilmente aspra. Cosi come si stà dipanando è solo offensiva per l'intelligenza dei sardi.
Fatto salvo il fatto che una legge elettorale è l'ultimo tassello di un disegno riformatore ampio dell'assetto istituzionale della Regione e degli Enti locali sardi cosa questa che risulta fantascientifica se si guarda alla pochezza di questo Consiglio Regionale nel complesso e che coinvolge in egual misura maggioranza e opposizione. Allora proviamo a vedere quali sono i punti qualificanti che avrebbero dovuto pur nell'ambito angusto e parziale della discussione in atto costituire elemento di confronto, prendiamone in esame qualcuno:
Composizione del Consiglio Regionale, attualmente 80 consiglieri che si riducono nella proposta a 60, giusto il tetto imposto dal governo nazionale, praticamente 1 consigliere ogni 27.500 abitanti c.a, se pensiamo che la Lombardia o la Toscana hanno rispettivamente 80 consiglieri regionali cioè 1 ogni 121.262 lombardi e la seconda 55 consiglieri cioè 1 ogni 66.766 toscani si capisce che senso abbia per la casta sardo la parola autonomia.
Distintività e distinzione dei ruoli tra funzione di direzione politica e direzione amministrativa e tra funzioni legislative e funzioni di governo.
Nessuno parla  più dell'incompatibilità tra Consigliere e Assessore, introdotta nelle giunte Palomba e subito dopo la fine di quella esperienza cassata, rimane una delle questioni che maggiormente fanno danno alla politica, ai partiti stessi, all'economia, ai diritti di cittadinanza, al sistema economico. Vediamo perchè.
Un assessore che mantiene la carica di consigliere è portato ad avere una visione del tempo e dello spazio che guarda non alla realizzazione del programma, ma a quanto questo o quel atto di governo sono utili alla sua rielezione, mantiene una sfera propria di iniziativa politica e di governo e crea un piccolo feudo personale, perche il suo agire è personale non collettivo di governo, non solo, detiene un potere di interdizione nei confronti del Presidente che lungi dal funzionare da pares nell'organo di giunta, consente in caso di dissidio corporativo un altissimo potere d'interdizione  favorisce la girandola indecente tra assessorati e assessori che prescinde da ogni corretta scelta presidenziale anche in ordine a competenze e capacità. Si noti a proposito quanti rimpasti ha prodotto la cancellazione dell'incompatibilità è chiaro che l'azione di governo risulta inefficace e inefficiente, perche la stabilità e il tempo nell'azione seria di governo sono risorse strategiche per il buongoverno, le uniche categorie che traggono vantaggio sono i burocrati della Regione, unici soggetti depositari della scienza spesso solo in apparenza, che assicurano al malcapitato Assessore di turno quel minimo di agibilità che gli consente di esistere e di non perdere il contatto con i suoi clientes, ovviamente quest'ultimo fatto colpisce mortalmente il funzionamento corretto sia dell'istituzione che l'agire della pubblica amministrazione e a cascata mina alla radice l'art. 98 della Costituzione..." i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione".
Si  possono fare molti altri esempi concreti sulla natura e la volontà dannosa per i diritti dei sardi che questa casta politica ha prodotto e produce quando si divide su questioni da azzeccagarbugli, lo fa attenzione scientemente perchè occulta i nodi veri che interesserebbero questi si i sardi perchè sono nodi politici che segnano spartiacque tra conservatori e riformatori.
La sinistra tutta la sinistra, compresa quella che si declama sovranista, non solo non è estranea a questi giochetti, anzi concorre a fomentarli mettendoci del suo, integrate com'è nell'istituzione a Cagliari come a Roma. La stessa suddivisione in otto collegi elettorali provinciali, spacciata come una scelta legata alla rappresentanza e al protagonismo dei territori è una gigantesca presa per il culo, perche se non scardini il centro vero di potere e il modo in cui si articola l'azione di governo. tutto ciò che arriva è frutto del sistema doroteo in atto: io eleggo il sindaco, il sindaco aiuta a eleggere il presidente della Provincia, tutti e due aiutano ad eleggere il consigliere regionale, e tutti e tra concorrono ad eleggere il deputato o il senatore, con tutti annessi e connessi di correnti, camarille e spesso anche di cose penalmente rilevanti come spesso la crononaca ci ricorda. Siccome il sistema è tale nessuno si ribella quelli che stanno dentro perchè devono ripetersi, quelli che stanno fuori perchè abbaiano ma sotto sotto non vedono l'ora  essere cooptati.
Le prossime elezioni regionali dovranno spazzare via questo sistema di azzeccagarbugli partitocratici che stanno uccidendo la politica, le istituzioni e l'economia sarda. La crisi economica acuisce e amplifica queste storture del sistema. Se si affermerà una nuova classe dirigente avrà di fronte macerie e poteri parassitari cresciuti all'ombra della mala politica e che renderanno complicato il cammino verso una nuova Sardegna sostenibile e sovrana ma già cacciare via gli azzeccagarbugli significherà essere a metà dell'opera  

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