venerdì 3 maggio 2013

SOVRANITA' : MEGLIO SARDI CHE MAI

Credo opportuno ricordare i termini esatti della Dichiarazione di Helsinki (1 agosto 1975) perché non esattamente conosciuti o non correttamente divulgati, ancorchè utili alla pratica dell'Autonomia rafforzata.
L’Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (Dichiarazione dei princìpi che reggono le relazioni tra gli Stati partecipanti) affermava al punto VIII. Eguaglianza dei diritti e autodeterminazione dei popoli: “28. Gli Stati partecipanti rispettano l’eguaglianza dei diritti dei popoli e il loro diritto all’auto determinazione, operando in ogni momento in conformità ai fini e ai princìpi dello Statuto delle Nazioni Unite e alle norme pertinenti del diritto internazionale, comprese quelle relative all’integrità territoriale degli Stati. 29. In virtù del principio dell’eguaglianza dei diritti edell’autodeterminazione dei popoli, tutti i popoli hanno sempre il diritto, in piena libertà, di stabilire quando e come desiderano il loro regime politico interno ed esterno, senza ingerenza esterna, e di perseguire come desiderano il loro sviluppo politico, economico, culturale e sociale. 30. Gli Stati partecipanti riaffermano l’importanza universale del rispetto e dell’esercizio effettivo da parte dei popoli dei diritti eguali e dell’autodeterminazione per lo sviluppo di relazioni amichevoli tra loro come tra tutti gli Stati; essi ricordano anche l’importanza dell’eliminazione di qualsiasi forma di violazione di questo principio”.

Da mesi in ordine sparso  sia soggetti collettivi organizzati che singoli uomini e donne discutono attorno all'idea di un accordiu nel senso di consonantia de boghes tra Sardi e tra essi e lo Stato centrale nel senso di pattu.

Differenti per origine e culture politiche, spesso rispondenti a logiche di contenimento in forme organizzate nazionali o del tutto astruse rispetto a tali processi, unite nel risultato comune di lasciare il tema della Sovranità nel limbo della discussione a tratti colta, senza mai renderla volgare e quindi comprensibile ai tutti i Sardi  non permettendo cosi ad essi di impadronirsi dell'idea-strumento, per provare a capire se il ns popolo pottada pistoccu in bertula e regge la sfida dell'autodeterminazione 65 anni dopo la nascita formale e il vissuto collettivo dell'Autonomia.
Da tempo penso che due questioni siano condizione essenziale per rompere l'asfissiante status quo che aggroviglia sempre più le questioni del benessere e della felicità dei Sardi mai sostanzialmente pervenute nonostante l'art.1 dello Statuto Speciale per la Sardegna.
La prima questione riguarda l'esercizio- transizione dei poteri autonomistici sino al loro libero esplicarsi nelle forme e nei modi di cui al punto 29 della Dichiarazione di Helsinki....tutti i popoli hanno sempre il diritto, in piena libertà, di stabilire quando e come desiderano il loro regime politico interno ed esterno, senza ingerenza esterna, e di perseguire come desiderano il loro sviluppo politico, economico, culturale e sociale. 
La seconda questione riguarda, il superamento della classe dirigente attuale, figlia del processo autonomistico sessantacinquenne, cresciuto nell'ambito degli Stati nazione prima, della UE poi, e che ha esaurito con l'avvento della globalizzazione la sua fase propulsiva per decorrenza dei termini sia a Cagliari che a Roma come a Bruxelles
Entrambe le questioni si alimentano e si destrutturano a vicenda se non si introducono fattori d'innesco capaci di configurare una rottura netta con il passato immediatamente percepita e percepibile dalla donne e dagli uomini di Sardegna.
Due mi paiono questi fattori d'innesco: 
-una l'affermazione di leadership di genere che in quanto tale rompa la visione e l'ottica maschile che ha presidiato e guidato  elites, istituzioni  e corpi intermedi;
-l'altra, l'assunzione della Cultura, quella  identitaria, quella linguistica, quella dei saperi e della ricerca, come la principale infrastruttura  della Sardegna;
Essendo partigiano non nego che penso prima di tutto al mio campo politico e culturale, quello della sinistra che non c'è, ma che cova sotto le ceneri della sinistra che c'è, quelle migliaia di donne e uomini giovani e non che in questi decenni hanno faticato per costruire il loro futuro e quello dei propri figli, figli di una generazione  di padri e madri uscita con fatica e durissimi sacrifici dalla tragedia della guerra e che guardano oggi con fortissima preoccupazione, a partire talvolta da loro stessi, ad un futuro negato per i propri nipoti.
Si avvii quindi con passione, lungimiranza e generosità il cammino della Sovranità facendo dell'Autonomia attuale un processo-concetto rafforzato ed estremizzato sino a mettere i poteri statuali nella condizione di non ledere o collidere con il principio sovrano di ogni popolo di perseguire di diritto in piena libertà e secondo i propri desideri il proprio sviluppo politico, culturale e sociale.
E se si arrivasse al punto di rottura di questa condizione-sovrana, beh la dico cosi: MEGLIO SARDI CHE MAI    

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