venerdì 31 maggio 2013

CULTURA DIRITTI DEMOCRAZIA &.... Energia

Ovvero.....chiudere il cerchio....
La questione energetica sarda, ha posto con forte rottura, il ruolo del bello, del paesaggio della sovranità popolare e dei territori come parte decisiva dei temi della cultura dei diritti e della democrazia.

Progetto Eleonora.Assemblea Pubblica Arborea 30 maggio 2013
Pubblico integralmente il Manifesto di Settiscome postato da left web nei giorni scorsi, in quanto tratta di un aspetto decisivo del futuro della sinistra.Penso che la questione che pone Settis debba trovare un nesso che leghi la crisi politica e sociale a quella ambientale ed energetica, cioè la proposta sulla salvaguardia della bellezza e del paesaggio deve saldarsi con le esigenze di sostenibilità più complessive. Se penso al dibattito in corso in Sardegna sull'energia e alle ragioni addotte in un bellissimo intervento di una signora di Arborea nella pubblica assemblea tra SARAS ,Popolazione  e  il Comitato NO progetto Eleonora, quando ad un certo punto parlando del bello ha citato Kant e collocando con dolcezza e forza la riflessione del filosofo tra le osservazioni al piano tecnico della SARAS, ponendo quindi con forza l'esigenza di una nuova visione del paesaggio e della bellezza e legandoli nel concreto a un  modello di sviluppo diverso rispetto a quello dominante, affermando cioè che quindi il criterio di bello deve essere anche funzionale alla sopravvivenza, alla sostenibilità. Infatti l’uomo ha sempre modificato il paesaggio per sopravvivere, e Arborea è testimonial fattuale concreto, a volte con operazioni efficaci e sostenibili, ad esempio con l’agricoltura, più recentemente ha fatto disastri. Dovremo fare un salto di qualità culturale, non possiamo più ritardarlo, pena la marginalità. Dovremo trovare con sapienza l’equilibrio giusto e mettere in atto interventi che realizzino una “conservazione attiva”, evitando sia l’immobilità assoluta e una visione da museo della natura, sia un suo uso distruttivo e speculativo cosi come Galsi, Matrica e Progetto Eleonora  a proposito di energia vogliono imporre. Certo ci sono cose inviolabili in assoluto, ma sulla maggior parte del territorio vivono sulla terra più di sette milirdi di persone che diventeranno nove entro il 2050.quindi anche la visione  vanno ripensate. Dobbiamo saper dare risposte serie, vere, sostenibili da tutti i punti di vista. No è accettabile allora dire che l’eolico o il solare sono in assoluto un danno al paesaggio, si dovranno seguire le procedure previste dalla normativa che è abbastanza stringente, e allo stesso tempo riuscire a uscire dal petrolio, dal gas e dal carbone, come la Germania ha deciso di fare entro il 2050 stanziando 1.000 miliari per le rinnovabili, l’efficienza, il risparmio energetico e la green economy e fare tutto questo senza calpestare identità e volontà  sovrane prevalenti nel territorio e nelle legittime rappresentanze istituzionali.
Questa è la vera sfida in Italia e in Sardegna dove io credo questi contenuti debbano costituire l'asse prioritario di una schieramento riformatore che si candidi a progettare il futuro dell'isola e a governarne i processi politici e istituzionali. Questa sfida per ora non sembra presa abbastanza sul serio. Io credo che si debba chiudere il cerchio tra economia, cultura, sociale e ambiente e avere un vero piano che guarda al futuro possibile e sostenibile accettando anche l’evoluzione migliore possibile del paesaggio. La Sovranità passa necessariamente da questa chisura del cerchio.

Cultura, diritti, democrazia. Ecco le 15 idee di Salvatore Settis per l’Italia. Il mondo della cultura scende in campo. Left ha organizzato un convegno attorno alla figura di Salvatore Settis. L’archeologo della Normale di Pisa affida a left il suo “manifesto”, che è stato presentato a Roma ieri giovedì 30 maggio al teatro Eliseo, proprio, in concomitanza del tutto casuale, con l'assemblea pubblica di Arborea sul progetto Eleonora della Saras.

Le 15 idee di Settis
1. La crisi della democrazia rappresentativa, presente ovunque, è particolarmente grave in Italia, a causa di due peculiarità del suo sistema politico: la legittimazione di un leader (Berlusconi) che non avrebbe titolo a esser tale sia per i conflitti di interesse che per i reati comuni di cui è accusato, e una legge elettorale (il Porcellum) iniqua e anticostituzionale.
2. Un governo di “larghe intese”, che capovolge il responso delle urne, aggrava ulteriormente questa crisi, inseguendo l’impossibile modello di una democrazia senza popolo.
3. La natura estrema di questa crisi non colloca l’Italia fuori dal contesto mondiale. Al contrario, ne fa un caso-limite (per ciò stesso esemplare) di crisi della democrazia. Quello che accadrà in Italia (la vittoria della casta politica contro l’elettorato, o la riscossa dei cittadini) è perciò di grande rilevanza nel quadro globale. Grande è la nostra responsabilità.
4. Ingranaggio-chiave della crisi della democrazia è la dominanza dei mercati, cioè di persone, gruppi di interesse, lobby bancarie e finanziarie che determinano il corso dell’economia. Queste oligarchie, in quanto sfuggono ad ogni controllo democratico, sono la vera e sola “antipolitica”. L’Europa si è ridotta a essere il territorio di caccia di queste oligarchie e tecnocrazie, e le scelte politiche italiane viaggiano con questo «pilota automatico», secondo la frase di Mario Draghi. Su questa tendenza si sono appiattite in Italia tanto la destra quanto la “sinistra”, che ha con ciò rinunciato alla propria missione storica di difensore dei diritti dei cittadini, nascondendosi dietro un passivo “ce lo chiede l’Europa”.
5. La dominanza dei mercati, con la complicità della politica, genera (in Italia come altrove) un’“austerità” che non crea ricchezza, ma la concentra nelle mani di pochi; pone il lavoro e la dignità della persona al servizio del mercato; mortifica libertà e uguaglianza comprimendo la spesa e i servizi sociali; innesca disoccupazione, disagio sociale, emarginazione, povertà.
6. L’anestesia che ci viene proposta come “pacificazione” o “responsabilità” consiste non solo nell’annientare le differenze fra “destra” e “sinistra”, ma anche nel chiudere gli occhi davanti ai problemi dei cittadini in ossequio alla dittatura dei mercati. Questa è stata la base del “governo tecnico”, fase di rodaggio delle “larghe intese” oggi all’opera. Ma gli inviti all’amnesia vanno respinti perché sono contro gli interessi dei cittadini e contro la legalità costituzionale.
7. Il progetto di “democrazia senza popolo” sussiste perché l’antica funzione dei partiti come luogo di riflessione e di progettazione è morta. Quel che resta degli apparati di partito si è trasformato in un macchinario del consenso, fondato sulla perpetuazione dei meccanismi e delle caste del potere.
8. Una parte larghissima del Paese esprime una radicale opposizione a questo corso delle cose. Lo fa secondo modalità diverse, anzi divergenti: (a) la sfiducia nello Stato e il rifugio nell’astensionismo; (b) gesti individuali di protesta (fino al suicidio); (c) vasti movimenti che tendono alla rappresentanza parlamentare e alla forma-partito, come il M5s; (d) piccole associazioni di scopo, dichiaratamente non-partitiche, per l’ambiente, la salute, la giustizia, la democrazia. Queste ultime sono ormai alcune decine di migliaia, e coinvolgono non meno di 5-8 milioni di cittadini. È a partire dall’autocoscienza collettiva generata da questo associazionismo diffuso (ma anche nei sindacati) che si può avviare la necessaria opera di restauro della democrazia.
9. Queste forme di opposizione “vedono” quel che sembra sfuggire a chi ci governa: il crescente baratro che si è aperto fra l’orizzonte delle nostre aspirazioni e dei nostri diritti e le pratiche di governo. Tuttavia, le associazioni e i movimenti, pur generando anticorpi spontanei alle pratiche antidemocratiche, stentano a trovare un denominatore comune, un manifesto che possa tradursi in azione politica.
10. Questo manifesto esiste già. È la Costituzione della Repubblica. Essa va studiata e rilanciata come la Carta dei diritti della persona e della collettività, che corrisponde in grandissima parte all’orizzonte delle aspirazioni e agli anticorpi spontanei della protesta.
11. Costituzione alla mano, l’universo dei movimenti e delle associazioni si può rivelare a un tempo stesso come il sintomodi un malessere e la cura della democrazia italiana. Sintomo, perché mette allo scoperto il carattere anti democratico della politica “ufficiale”. Cura, perché i movimenti sono un serbatoio di idee, di elaborazioni, di progetti, di riflessioni, nell’esercizio del diritto di resistenza (che, secondo la Costituzione della Repubblica Partenopea del 1799, è «il baluardo di tutti i diritti»).
12. Questa forma di resistenza civile in nome del bene comune (che la Costituzione definisce “interesse della collettività” o “utilità sociale”) va intesa come adversary democracy: e cioè come l’esercizio pieno della cittadinanza, che non si esaurisce nel voto, ma si estende a una continua vigilanza critica e capacità propositiva. Essa non sostituisce la rappresentanza politica, ma si affianca ad essa, la controlla e la stimola. Non è contro la democrazia: al contrario, intende salvare la democrazia mediante la partecipazione dei cittadini, secondo il disegno della Costituzione.
13. La Costituzione non va intesa come una litania di articoli staccati, ma come una salda architettura di principi, coerente e inscindibile. L’adversary democracy va esercitata partendo simultaneamente dalla consapevolezza dei propri diritti e dalla difesa della legalità costituzionale. In nome della Costituzione vanno rimesse in onore le vittime sacrificali della presente dittatura dei mercati: le regole della politica e i pilastri del progresso sociale (politiche del lavoro, welfare state, diritto alla cultura e alla salute).
14. Nel crepuscolo della democrazia, è possibile, desiderabile, necessario ripartire dai movimenti per riformare i partiti e i sindacati, per ricreare la cultura politica che muove le regole.
15. Salvaguardare la Costituzione negando legittimità a qualsivoglia “Costituente” autonominatasi è precondizione necessaria del ritorno a una piena democrazia costituzionale. È urgente, piuttosto, l’alfabetizzazione costituzionale dei cittadini, simile a quella promossa dal ministero per la Costituente (governi Parri e De Gasperi, 1945-46). Perché «ogni legislatore dev’esser guidato, sorretto, confortato dalla coscienza del suo popolo» (A.C. Jemolo).


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