lunedì 8 aprile 2013

RICOGNIZIONE COGNITIVA ..........


Fabrizio Barca avvia la regata con vento da babordo

Non essendoci più molti luoghi e strumenti, deputati alla discussione di merito sulle questioni squisitamente politiche che coinvolgono in maniera rilevante gli interessi reali di milioni di persone, di famiglie e di aziende, di pubblici amministratori, tutti quanti stretti e al contempo esclusi dalle decisioni rilevanti, l'agorà elettronica rimane con i suoi limiti strutturali, uno dei pochi strumenti per moltissimi cittadini di espressione del pensiero. Un vantaggio tuttavia offre, anche se del tutto autoreferenziale, consente cioè il formarsi di una opinione meditata sullo stato dell'arte  della politica, delle sue prerogative e delle soluzioni possibili circa la  pesante condizione socio-economica che attraversa il paese.
Ovviamente il passaggio successivo, senza il quale ogni forma di soggettività rimane prigioniera delle proprie convinzioni e quindi sostanzialmente inutile a costruire un sentimento condiviso ed una forma di organizzazione compiuta dedicata alla rappresentanza politica e alla sintesi di interessi tra società e istituzioni, è il confronto reale tra uomini e donne che con rispetto e onestà intellettuale attorno a una visione comune e condivisa discutono, decidono e scelgono liberamente le proprie rappresentanze.
Il sasso lanciato nella trasmissione dell'Annunziata, dal ministro Barca....quella che egli definisce una ricognizione cognitiva, della e sulla sinistra che investe il PD, SEL e in Sardegna le varie istanze che si richiamano ai temi a caratura sovranista, apre una prospettiva, segna una sorta di spartiacque tra lo status quo e un possibile nuovo inizio a sinistra e da sinistra. Una occasione di fase per migliaia di donne e di uomini che in questi ultimi vent'anni hanno sostanzialmente tollerato, più per ragioni affettive e d'identità culturale, che per effettiva e profonda convinzione politica l'evolversi abbastanza caotico e sostanzialmente minoritario nella società italiana, dell'insieme della rappresentanza politica che le varie sinistre hanno messo in campo.
Da tempo, nel mondo il complesso delle elites politiche e intellettuali, progressiste, si interrogano sulla lunga stagione liberista ed i suoi nefasti effetti sull'economia, sulle condizioni materiali e sui diritti del mondo del lavoro e delle imprese, sui limiti evidenti che la crisi profonda dei corpi intermedi produce nella condizione concreta delle persone. Eppure, pur rimanendo in ambito nazionale e regionale, tranne pochissime eccezioni, non si avverte nelle funzioni di vertice degli attuali partiti della sinistra la profonda lacerazione che separa nel complesso elettori ed elettrici, militanti, pezzi significativi della società civile, dalle loro rappresentanze politiche organizzate.
Milioni di voti abbandonano quel campo e invece di ragionare su questo ci si accontenta di discutere del positivo o negativo risultato elettorale aggrappandosi con presa insicura ai votanti rimasti, che inesorabilmente elezione dopo elezione tendono alla decrescita.
In Sardegna, come la storia di questi 65 anni di autonomia dimostra, possiamo fare molto per i sardi e anche per gli italiani, possiamo cioè costituire un esempio avanzato, un modello utile anche a Roma di nuovi equilibri politici e nuove soggettività di rappresentanza tra il corpo sociale e le istituzioni. Lo abbiamo fatto facendo cadere per primi la conventio ad excludendum, sperimentando sempre per primi la stagione delle intese autonomistiche, cosi come tenendo a battesimo i primi vagiti della stagione dell'Ulivo.
Per queste ed altre corpose ragioni, vale la pena accogliere l'indicazione di metodo e di merito di Fabrizio Barca e tentare con l'ottimismo della volontà e l'equilibrato pessimismo della ragione a lavorare per  la costruzione e la nascita del partito sardo della sinistra, un nuovo soggetto politico capace di avviare una stagione nuova che in nome dell'esercizio sovrano di poteri e  della competenze statutarie del popolo sardo, offra una nuova classe dirigente capace di guidare la nostra isola verso un  futuro fatto di sviluppo sostenibile e di pieno e responsabile esercizio sovrano dei propri poteri. Una Sardegna Sostenibile  & Sovrana con il ....vento da babordo....appunto...


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