giovedì 18 aprile 2013

LA FATICA DI UNA BATTAGLIA POLITICA E CULTURALE

...per la ricomposizione e ricostruzione della sinistra e di un soggetto politico nuovo della sinistra.

Prima delle elezioni politiche ho affrontato il tema dei partiti e della loro irreversibile crisi.Il risultato elettorale per quantità e qualità prima e la vicenda dell'elezione del Presidente della Repubblica ora al di là degli esiti finali, certificano ufficialmente nell'ordine:
la fine dei partiti e della seconda Repubblica;
la fine del centrosinistra;
la fine della sinistra;

Per conveniente utilità mi soffermo sul terzo dei defunti che al netto della variopinta sinistra c.d antagonista fuori dal parlamento e della società civile organizzata, è composta essenzialmente dal PD e da SEL.
Il Partito Democratico.
La sua crisi viene da lontano, per quanto mi riguarda dai valzer iniziati nel post PDS,continuati nei DS sino alla sintesi finale culminata nel PD, un partito fuso a freddo e stretto fra oligarchie, legate al secolo scorso, al compromesso storico, nell'alleanza fra ex Pci e ex Dc.L'apice di questa crisi, il punto di rottura è stata la candidatura Marini. La stessa affermazione di Grillo e il suo movimento, pur rendendo plastica con dirompente evidenza questa crisi, non ha dimostrato a mio avviso una consistenza politica in queste settimane post-elettorali tali da poter delineare un risposta possibile al disastro.Grillo e i suoi cittadini parlamentari, hanno dimostrato di non sapere dove mettere le mani e di non avere uno straccio di proposta politica per un Paese, una collettività, che con rabbia e tristezza scivola verso la povertà dei padri e delle famiglie e la disperazione dei figli ai quali si nega anche l'idea stessa di futuro..
SEL di Oppure Vendola.
Sel, nata con un progetto ambizioso e fino a ieri alleata organica di Bersani considerato il leader di sinistra del Paese, arriva in ritardo sul suo scopo sociale e accorgendosi solo oggi che le cose non stavano proprio come narrate prima durante e dopo le elezioni, come dimostrato dal responso delle primarie prima dall'esito del voto poi e sino alla scelta della rottura di fatto dell'alleanza Italia Bene Comune. Fatti e atti che testimoniano a mio avviso, che anche l'esperienza della sinistra vendoliana è giunta al capolinea, basta una lettura attenta del voto e dei flussi elettorali come per altro riconosciuto nel dibattito post elettorale e certificato dall'impossibilità di indicare una via d'uscita politica condivisa al proprio interno. 

Aggiungo che sul piano mediatico questo guazzabuglio informe della sinistra attuale, trova in Renzi e Barca la rappresentazione di sintesi mediatico-filosofico-politica sullo stato dell'arte delle difficoltà strutturali di tutta la sinistra istituzionale attuale.
L'implosione in itinere del PD non è di per sè un bene, se quello spazio politico non viene riempito da altri soggetti che abbiano come obiettivo quello di offrire alla società italiana una visione del futuro e su quella chiedere il consenso per governare l'Italia, rovesciando il tavolo e cambiando lo status quo di una crisi che ormai produce c.a 600 nuovi poveri al giorno, capace cioè,ricostruendo se stessa di ricostruire il senso etico e morale della politica nelle istituzioni pubbliche e la naturale separazione tra partiti, Stato e tutela dei diritti e dei doveri dei cittadini. Il tutto dentro una robusta e forte cornice europea di stampo federale che metta al centro dei suoi interessi primari la cittadinanza europea dei popoli nazionali in una prospettiva che guardi alle grandi questioni del welfare,del lavoro,dell'ambiente,dell'economia, della difesa comune, della finanza, senza mai diventare provinciale, isolazionista o autarchica ma al contrario forte di una consapevole e condivisa scelta dei cittadini capace di cedere con ragionevolezza quote selettive di sovranità verso nuove istituzioni parlamentari e di governo espressione diretta dei cittadini d'Europa.

Ricostruire le ragioni della sinistra con occhi e testa al futuro, con una identità ideale definita e riconoscibile è l'unica strada politica che esiste e che naturalmente deve includere e fare i conti, con il proprio popolo in tutte le sue varie e variegate articolazioni, quota grillina compresa. E innegabile che al di là delle urla e degli insulti anche via Rete, questi mesi ci insegnano che abbiamo bisogno urgente nuove di classi dirigenti di testa e anagrafiche e di proposte e di culture politiche, all'altezza della sfida. 
La retorica di questi mesi, di queste ore, non basterà a scrivere un nuovo inizio, incazzarsi e giusto, cinguettare pure, postare anche, tuttavia: La fatica e la durezza di una battaglia politica e culturale non può essere elusa in specie da chi gramscianamente odia l'indifferenza, ne andrebbe del diritto al futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Una battaglia giusta può essere vinta o persa ma vale la pena combatterla, non farlo significa ammettere di aver già perso.
Ad majora

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