domenica 21 aprile 2013

CARO BERSANI TI SCRIVO

e siccome sei molto lontano..........voglio esserti vicino.
Chi come me e moltissimi altri, operai,tecnici,braccianti,insegnanti,disoccupati,uomini e donne, hanno con ondate e motivazioni diverse, figli di dei minori e in pochissimi casi di dei e basta, hanno incontrato nel loro cammino la storia grande del partito comunista italiano, quello di Enrico Berlinguer, non possono e non vogliono arrendersi allo status quo.
Non so e non conosco le ragioni che hanno motivato le confluenze successive allo scioglimento del PDS, di altri filoni culturali e politici ai quali donne e uomini anche significativi hanno contribuito,e che hanno portato alla nascita del PD, mi riferisco alle intime convinzioni soggettive di ciascuno.
So con molta precisione cosa portò me e moltissimi altri a scegliere ventenne Berlinguer e la scelta di superamento del PCI con la nascita del PDS.Fu come ricorderai un dibattito appassionato e duro, lacerante.
Quello che segui dopo al PDS, non convinse molti di noi, sul piano politico e dell'impegno diretto.Non so se avemmo ragione o torto, certo sul piano elettorale non ci fu mai lo strappo, ma in tanti avvertivamo che la strada che si stava imboccando non era figlia di convinzioni profonde sul piano politico, etico e morale certo senza generalizzazioni ma era una sensazione. Il precipitato odierno, forse, altro non è che la materializzazione di quella sensazione intima, che ti prende quando le cose non ti quadrano.  
Come tutti coloro che si sono misurati in prima persona con il tema del cambiamento della società, conosciamo bene il senso delle vittorie e delle sconfitte  che si alternano lungo il percorso del cambiamento.
Proprio per questo siamo avvezzi a ragionare e a fare i conti con i ns errori cercando di trarne con onestà intellettuale le necessarie conseguenze utile per proseguire il cammino collettivo al servizio di una idea di una visione per il miglioramento complessivo delle condizioni di vita morali e materiali della nostra comunità e quando ci si accorge che il permanere in campo comincia a diventare utile più a se stessi che agli altri la lezione che si deve trarre non può essere elusa, fossanche la sola sensazione.
I sardi amano dire che non si ride dei carrus furriasu,delle disgrazie altrui, e io intendo essere fedele alla saggezza millenaria del mio popolo. Non rido e non esulto, pur non essendo stato parte attiva della stagione che ha segnato, a partire dalla fine dell'Ulivo, la scena politica a sinistra e che si è chiusa con la rielezione di Napolitano alla presidenza della Repubblica.
Cosa occorreva fare prima e cosa occorrerebbe fare ora è un problema collettivo al quale ciascuno, se vorrà potrà e dovrà dare un utile contributo.Osservare e riflettere senza l'assillo della responsabilità diretta quotidiana aiuta certo, ma non sostituisce il naturale dispiegarsi della vicenda politica di un partito del confronto in carne ed ossa tra uomini e donne.
Con l'umiltà e la serenità di un allenamento antico e la fermezza del tempo trascorso, dobbiamo tutti sentirci sconfitti ma non prigionieri arrendevoli ai nuovi urlanti profeti. 
La quantità e la qualità delle sfide richiedono il contributo di ciascuno e di  tutti nelle forme e nei modi più utili non al bene di noi stessi ma del futuro e sarà tanto più utile questo contributo, quanto più chi viene dalla nostra storia avrà la forza il coraggio e la lungimiranza di mettersi al servizio con generosità ed intelligenza di una nuova classe dirigente che a partire dal territorio, dai luoghi di lavoro, dalla scuola, dalla cultura riprenda con vigore e guardando al futuro il cammino verso una società più a misura d'uomo, rispettosa dell'ambiente, solidale con i deboli e caparbia con i forti.
Coraggio, PIBI, c'è ancora tanto lavoro da fare, quando la barca sarà in porto al sicuro e un nuovo equipaggio con una nuova e precisa rotta saranno in grado di salpare, allora potrai, potremo dedicarci alle splendide fatiche dell'essere nonni.
Con affetto sincero e con incazzata stima.

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