lunedì 4 marzo 2013

CENTROSINISTRA SARDO: QUALE FUTURO ?

Un'immagine cara a tutto il fronte progressista e riformatore di ispirazione diversa; quella marxista,quella socialista,quella del cattolicesimo democratico. Il celebre dipinto realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901, inizialmente intitolato Il cammino dei lavoratori, ha segnato iconograficamente un'idea, quella del '900.
Ma come disse Tacito:" Ulteriora mirari, praesentia sequi. Guardare al futuro, stare nel proprio tempo", Noi oggi che siamo entrati nella seconda decade del primo secolo del terzo millennio dobbiamo e possiamo andare oltre stando nel nostro tempo senza pregiudicare ulteriormente il futuro dei ns figli e dei ns nipoti.
Dobbiamo farlo avendo come orizzonte non l'oggi ma il domani, un'arco di tempo che traguardi al 2050, quando quelli appena nati e quelli che nasceranno saranno in grado di scegliere il loro futuro. La qualità e la quantità delle scelte alle quali potranno attingere sarà in larghissima parte decisa da noi qui e oggi.
Se provassimo a pensare alla politica ed ai soggetti della politica con quest'obiettivo e con questa pesantissima responsabilità, probabilmente, riusciremo con rapidità ed intelligenza ad uscire da quest'asfissiante tunnel nel quale ci siamo cacciati tutti e nel quale soffoca la Sardegna, l'Italia e l'Europa.
Un'intera classe dirigente mostra la corda e l'inadeguatezza a far fronte al futuro. Le dimissioni del Papa tracciano storicamente questo declino e segnano un bisogno spirituale e politico di superare il senso diffuso di inadeguatezza di fronte alle gigantesche sfide del mondo moderno, quello che c'è, quello che si stà costruendo e quello che sarà.
L'esito non è segnato, cosi come la risposta non può e non deve essere solo quella fornita dal movimento 5 Stelle.
I primi ad esserne consapevoli sono i milioni di cittadini che ne hanno fatto il primo partito d'Italia. Il movimento di Grillo  è  la certificazione democratica della fine del ciclo e del ruolo dei partiti nati dalla Resistenza.
Come si suol dire con una frase " adesso dobbiamo stare attenti tutti, grillini compresi, a non buttare via l'acqua sporca con il bambino". 
Abbiamo il dovere tutti, attingendo dalla saggezza del passato, di concorrere a costruire nuovi soggetti di rappresentanza capaci di utilizzare linguaggi, strumenti e contenuti di questo tempo. Dobbiamo farlo con spregiudicata innovazione e con grande e intelligente generosità, sia le vecchie che le attuali che le future prossime classi dirigenti.
Per avviare questo processo bisogna avere ben chiari alcuni capisaldi:
-il mondo è cambiato e cambia con un ritmo abbastanza sostenuto sia sul piano dei rapporti economico-sociali e finanziari che ambientali.
- lo multipolarità globale nei rapporti di forza è un fatto qui e adesso.
- la civiltà europea nell'accezione più ampia del termine  non costituisce più la culla dalla quale gli altri attingono.
-nuove soggettività economiche, religiose, culturali, industriali e finanziarie sono in campo e si contendono la supremazia;
-la politica e le classi dirigenti che hanno avuto la responsabilità e l'onere della guida nella fase che si è chiusa non possono e non devono guidare il nuovo corso, lo esige il senso politico, quello etico e l'oggettività dell'addivenire della storia.
In Sardegna a mio avviso, e non si parte da zero, occorre prendere atto e dichiarare chiusa la stagione dell' Autonomia  e il modello di sviluppo che ha caratterizzato  i 65 anni dell'agire delle classi dirigenti sarde indistintamente e  a tutti i livelli, ciascuno in ragione proporzionata ai livelli di responsabilità e di direzione che ha esercitato nella società  e nelle istituzioni sarde.
La sinistra, tutta la sinistra sarda ha il compito e il dovere di aprire una nuova stagione della politica, dell'economia, della cultura per il popolo sardo, quello di oggi, quello di domani e quello di dopodomani, e deve farlo subito perche è già tardi. 
La Sovranità e la Sostenibilità dello sviluppo devono costituire il patto tra i Sardi e la loro nuova classe dirigente, tra la sinistra e il senso del suo esistere nel terzo millennio. Vale per i sardi, per gli italiani e per gli europei.
Bisogna costruire un nuovo soggetto politico democratico e plurale della sinistra sarda: Il partito della sinistra sarda. Attraverso un processo costituente graduale e certo nei tempi che passi da subito attraverso la costituzione di una federazione di 2° livello tra tutte le forze politiche organizzate e sia inclusiva di movimenti e sensibilità individuali e che abbia la competenza per redigere la nuova carta congressuale del popolo sardo unico insostituibile sovrano della propria esistenza e padrone del proprio futuro.
Un processo non alle classi dirigenti attuali o passate, servirebbe solo a mantenere in vita le attuali elites. Al contrario un processo costituente positivo, capace cioè di attivare un circuito di elaborazione, ascolto, sintesi e verifica in campo che coinvolga tutti i sardi, che intendono coinvolgersi e  che popolano i  377 Comuni della Sardegna.
Alla fine di questo processo saranno inevitabilmente e necessariamente selezionate idee, programmi e nuove classi dirigenti a tutti i livelli secondo il principio una testa un voto. Dobbiamo partire: anche un grande viaggio comincia con il primo passo. Ad majora

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