mercoledì 27 febbraio 2013

La FATTORIA delle IDEE.

.......in campo.Verso il partito sardo della sinistra.

Una Sardegna sostenibile e sovrana non può prescindere dal considerare come suo asset strategico  l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale.
Una agricoltura tuttavia non arcaica e/o parassitaria o peggio ancora, fonte di reddito e di occupazione per i servizi esternalizzati ai terzi o per costosi quanto inefficaci apparati direzionali interni ed esterni alla P.A.
Il ritorno al futuro dell'agricoltura sarda si costruisce avendo chiari luci, ombre, interessi in gioco, attori e comprimari che caratterizzano in questa fase il comparto.
Occorre un mix di saggezza, lungimiranza e una buona dose di innovazione perchè su connottu  si possa agganciare senza scossoni eccessivi al futuro che in larga parte appare già delineato almeno per quanto riguarda l'assetto finanziario comunitario e le principali direttrici di intervento previsti per il periodo 2014-2020.
Una agricoltura moderna può è deve essere  il primo pilastro di uno sviluppo sostenibile capace di produrre qualità e innovazione, aggregazione dell'offerta e sovranità alimentare.
Per prima cosa occorre porre in essere un veloce ed efficace sistema di innovazione della strumentazione istituzionale e della governance nel comparto che sia coerente con un impianto di riforma più generale dell'assetto istituzionale interno della Regione che faccia della sussidiarietà interna e del federalismo partecipato attraverso l'esercizio di una autonomia rafforzata il nuovo negozio con lo Stato centrale in ottica processuale e democratica verso l'affermazione piena e legittima della sovranità a legislazione vigente.
I Distretti rurali, i distretti agroalimentari di qualità, i distretti biologici e dell'agroenergia e le intese di filiera definiscono legislativamente l'ossatura il nerbo politico dell'intervento legislativo della Sardegna in agricoltura.
Obiettivi di fondo di questa strategia devono essere quelli della salvaguardia del reddito e la riqualificazione delle condizioni di vita dei produttori e delle loro famiglie presenti nel territorio che consentano al contempo processi  di permanenza, di insediamento e di sostituzione dei titolari delle aziende con giovani competenze professionali e specialistiche, attraverso processi di selezione, qualificazione tecnologico-manageriali, concentrazione delle aziende e delle strutture di trasformazione, tali da consentire un riequilibrio della bilancia agroalimentare.
La sostenibilità  o sviluppo sostenibile deve costituire l'obiettivo prioritario della nazione sarda. L'integrazione dei principi dello sviluppo sostenibile nelle politiche dello sviluppo rurale costituisce uno dei principali obiettivi  strategici dell'U.E. le donne e gli uomini attori dell'agricoltura di nazionalità sarda e di cittadinanza europea e che vivono in un isola bella e antica vogliono fare sviluppo sostenibile, perchè hanno chiaro che lo sviluppo sostenibile comporta la conservazione del potenziale produttivo dell'economia e, dunque, che lo stock naturale, umano e prodotto dall'uomo, non decresca nel tempo.
Solo a questa condizione sarà possibile soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere i bisogni delle generazioni future.

La sostenibilità ha una dimensione: sociale. una economica e una ambientale.
La dimensione sociale riguarda il capitale umano e le garanzie non condizionate nelle quali si esplicano uguali opportunità.
La dimensione economica riguarda l'efficienza, la vitalità e la competitività.
La dimensione ambientale, riguarda il suolo,l'atmosfera, la quantità e la qualità delle risorse idriche,la biodiversità, il paesaggio.

La qualità e l'innovazione hanno una dimensione: selettiva di processo e di prodotto, culturale e di legame con il territorio e policentrico vocazionale.
La dimensione di processo e di prodotto riguarda quante, quali e come si caratterizzano le produzioni di qualità orizzontale (ortofrutta,allevamento,lattiero-caseario,vitivinicolo,olivicolo) e come parti significative di queste si evolvono verso quelle verticali di eccellenza ( DOP,IGP,DOCG ).
La dimensione culturale e di legame con il territorio riguarda il rapporto di specificità e di integrazione, il requisito di naturalità, genuità, tipicità e unicità proprio dei sistemi produttivi relativi a produzioni non standardizzate e che concorre positivamente a contrastare lo spopolamento.
La dimensione policentrico-vocazionale laddove esiste un tessuto economico maturo e diffuso e ove risiedono le necessarie professionalità e conoscenze legate alla vocazione specifica di quel dato territorio, consente di allocare investimenti, sviluppare e riorientare produzioni, differenziare, integrare e rendere selettivo l'intervento pubblico.

L'aggregazione dell'offerta ha una dimensione: culturale, economica e produttiva.
La dimensione  culturale riguarda la possibilità concreta per i produttori che si associano dando vita a moderne Organizzazioni di produttori, di affrancarsi sia dalla solitudine e dalla debolezza dell'impresa agricola, sia dai tanti passaggi che appesantiscono il rapporto tra il loro prodotto ed il consumatore finale, consentendo loro di fare sistema e rendendoli attori consapevoli delle filiere produttive.
La dimensione economica societaria consente di gestire, controllare,programmare,guadagnare e di misurarsi con produzioni e mercato, mantenendo in capo a chi produce il controllo democratico su tutti i passaggi della filiera.
La dimensione produttiva riguarda l'aspetto di gran lunga più complesso in quanto lo sviluppo di nuove Organizzazioni di produttori dovrà consentire quel salto di qualità innovativo che riguarda il management, il processo produttivo,il prodotto finale e contestualmente concorrere attivamente all'attuazione di una moderna strategia in ordine a credito,ricerca,logistica e marketing, al fine di accompagnare il processo di risanamento finanziario e di ammodernamento strutturale delle microimprese sarde.Più si avrà capacità di aggregarsi più alti dovrebbero essere i benefit e le premialità del sostegno pubblico.

La sovranità alimentare di un popolo  misura la capacità di una classe dirigente di essere tale e di assicurare un governo serio della res pubblica. Il relativo e altalenante periodo di stabilità e di pace assicurato negli ultimi 60 anni nei paesi maggiormente sviluppati non garantisce di per sè la ineluttabilità di tale condizione. Una osservazione attenta suggerisce scenari complessi e carichi di contraddizioni latenti tra nord e sud del mondo, tra culture, tra mercati consolidati e in via di sviluppo, tra detentori delle materie prime e possessori delle tecnologie, tra controllori dei mercati finanziari e l'indigenza diffusa nelle aree di sottosviluppo e che lambisce fette sempre più consistenti di popolazione in quelli sviluppati.
La sovranità alimentare assieme all'identità nazionalitaria e all'autogoverso dovrebbe costituire il patto fondante tra il popolo sardo.
Sviluppo sostenibile, forti organizzazioni dei produttori, innovazione e ricerca, una politica selettiva e mirata del sostegno pubblico nel suo complesso, richiedono unità di intenti e una dialettica e d un confronto serrato che deve far sentire tutti attori del processo e contestualmente assicurare  capacità di decisione politica in linea con i tempi del mondo.
Tutto questo richiede l'esercizio di un nuovo protagonismo sociale e contestualmente una forte ed autorevole e democratica direzione politica e nuove classi dirigenti determinate e consapevoli, capaci, appunto, di coltivare Idee in campo  rispondendo con la Politica all'esito del voto e alle legittime aspettative dei sardi.

  

  

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